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IL FORUM - Attività venatoria, parte la disciplina del settore





Avellino 16:37 | 28/07/2012
Un testo atteso da anni dalle associazioni di categoria che va a normare una disciplina difficile e va colmare così un vuoto legislativo che da anni pesava sul mondo della caccia in Campania: questa è la legge sull’attività venatoria recentemente approvata dal Consiglio regionale e illustrata ieri nel corso di un forum del Corriere dell’Irpinia dal suo primo firmatario, Pietro Foglia, presidente della Commissione regionale Agricoltura. Al tavolo insieme a lui anche Felice Buglione presidente regionale di Federcaccia e Antonio Matarazzo leader provinciale della stessa associazione.

Si tratta di un testo, ricorda Foglia, «largamente condiviso dal consiglio regionale che è frutto di un grosso lavoro di ascolto con tutte le associazioni interessate. Esso nasce dalla fusione di tre proposte, una di iniziativa popolare, un’altra presentata nella scorsa legislatura e l’ultima a nostra firma. La commissione vi ha lavorato per diversi mesi al fine di disciplinare un comparto privo di legislazione regionale. Dal 1996, infatti, mentre sia il governo che la commissione europea avevano provveduto ad approvare leggi ed emanare direttive, in Campania tutto rimaneva fermo alle vecchie normative».
A dispetto di alcune polemiche di questi giorni  Foglia sottolinea come questo testo «rappresenti un punto di incontro tra le aspettative dei cacciatori e le richieste degli ambientalisti».
Tra l’altro, continua, «vengono introdotti limiti precisi all’attività venatoria indiscriminata attraverso previsioni riguardanti le specie protette e le attività finalizzate al funzionamento e alla costituzione degli Ambiti Territoriali di Caccia. Il tutto in un territorio, come quello campano, di per sé limitato a causa della presenza di parchi naturali e oasi protette».
La legge «recepisce gli indirizzi del Ministero delle politiche agricole e forestali» e disciplina anche gli interventi in materia di indennizzi per i danni causati da fauna selvatica, la tutela delle aspettative del mondo ambientalista relativamente alle aree protette e la gestione programmata della caccia. Il presidente non manca di sottolineare al tal proposito il costante raccordo previsto sia con l’Ispra (l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che con il corpo forestale, quest’ultimo presente «nella commissione regionale che esamina l'attribuizione delle qualifiche».

Il testo è giudicato come un «importante passo in avanti» da Federcaccia che attraverso il suo presidente regionale Felice Buglione non tralascia di sottolineare anche qualche punto critico.
«La legge che nasce, come ha ricordato bene il presidente Foglia, da un disegno di iniziativa popolare sostenuto da 11200 firme da noi raccolte - dice Buglione - ha molti punti di luce vera in quanto mette la Campania al passo con i tempi».
Il punto centrale della nuova normativa per il rappresentante dei cacciatori campani è la «differenziazione tra caccia stanziale e caccia migratoria, che prevedono approcci completamente diversi alla gestione del territorio».
Insomma, più che sulla mera attività venatoria Buglione punta a sottolineare il legame fortissimo che esiste tra la caccia e l’ambiente.
«Occorre comprendere che c’è molta differenza tra la cura di un’area in cui c’è una selvaggina che nasce e muore sul territorio e quella di una zona in cui invece ci sono uccelli che compiono migranzioni anche di migliaia di chilometri nel corso della loro vita. Aver preso consapevolezza di questo e avere affrontato tale differenziazione è la più grande intuizione di questa legge. Questo perché dà al cacciatore di selvaggina migratoria due elementi importanti, il primo è la responsabilizzazione. Non è vero, infatti, come qualcuno sostiene, che viene liberalizzata l’attività venatoria in modo indiscriminato ma è vero il contrario perché prima. dovendo i cacciatori insistere tutti sulle stesse zone, l’impatto su quei territori era maggiore».
Nonostante le cose positive Federcaccia non nega che c’è ancora qualcosa da fare. «Questa legge - dice Buglione - non è un punto di arrivo ma di partenza che deve essere il preludio all’approvazione dei regolamenti attuativi, per i quali ci impegniamo a essere in prima fila controllando tempi e modi di realizzazione».
Tre infatti sono le lacune dell’attuale testo alle quali occorre per l’associazione dei cacciatori porre rimedio con i regolamenti. «Il primo riguarda l’istituzione dell’osservatorio faunistico regionale la cui presenza avrebbe senz’altro aiutato a giustificare l’addizionale di 36 euro che i cacciatori devono pagare».
Il secondo è «una presa di posizione più netta in merito alla presenza eccessiva di aree naturali protette». Buglione arriva a parlare a tal riguardo della Campania come di «una delle regioni più parchizzate».
«Dopo aver subito per 15 anni le angherie di una amministrazione di sinistra - continua il presidente di Federcaccia - nel momento in cui ci siamo anche spesi molto per un cambio della guardia a Palazzo Santa Lucia ci saremmo aspettati maggiore considerazione in questa direzione dalla Regione».
Altro punto da porre al centro dell’attenzione infine è «la regolamentazione della caccia agli ungulati (cinghiali, ndr.) attraverso principi e criteri al passo con i tempi. Si tratta infatti di un tipo di caccia giovane per il quale c’è grande interessere in Campania e che ha bisogno di una disciplina chiara».

Alla domanda sul fenomeno del bracconaggio il presidente provinciale di Federcaccia Antonio Matarazzo spiega: «In provincia di Avellino abbiamo due parchi regionali, quelli del Terminio e del Partenio, e alcune oasi di ripopolazione. Il 60% del territorio, in pratica, è inibito alla caccia. La legge regionale, che ha introdotto una limitazione di questo divieto al 30% costituisce un importante momento di contrasto al bracconaggio nel momento in cui lega il cacciatore al territorio. Sarà quest’ultimo, al di là ovviamente della presenza delle guardie forestali, a evitare che ci saranno fenomeni di questo tipo, sarà lui la vera sentinella sul territorio».
Matarazzo invita, dicendo questo, a non identificare il cacciatore come il nemico della natura, come colui che «dissacra il territorio», anzi «è l’esatto contrario essendo lui interessato in prima persona alla riproduzione, alla tutela e al prelievo controllato della selvaggina».
Si parla anche di agricoltura perché, dice Matarazzo, «il nemico più grosso degli animali selvatici oggi non sono i cacciatori ma i grandi macchinari agricoli e le nuove tecnologiche che tengono occupati i campi durante tutto l’anno»

Di agricoltura parla anche il presidente della commissione Foglia che traccia un quadro della situazione in Campania oggi, lanciando anche un monito al territorio. «Ci sono potenzialità in questo settore che non sono ancora pienamente sfruttatie- dice - Per tanto tempo abbiamo immaginato che l’agricoltura fosse il livello piu basso della scala sociale a causa di un’immagine che deriva dalla presenza nella nostra provincia di tanti latifondi. La figura dell'imprenditore agricolo è venuta fuori in modo prepotente solo di recente in concomitanza con lo spacchettamento dei latifondi. La contraddizione sta nel fatto che il figlio di un agricoltore oggi preferisce lavorare alla catena di montaggio piuttosto che sfruttare i grandi spazi di manovra che ci sono nel settore agricolo».
Quella di cui parla Foglia è un’agricoltura industrializzata dove «non c’è più la zappa ma ci sono moderni macchinari e il computer». L’invito del presidente è a utilizzare meglio le produzioni agricole in provincia di Avellino. «La lotta per un’agricoltura produttiva - aggiunge - è sull'aggregazione del prodotto oltre che sulla qualità».
E fa l’esempio delle mele annurche che «la cui produzione aggregata fattura 50miioni di euro all'anno».

Dopo questo excursus Foglia ritorna sulla legge sulla caccia che «incentiva con specifiche norme il turismo legato all’attività venatoria» e che, ricorda, «introduce norme specifiche per il controllo della riproduzione della fauna selvatica e in particolare degli ungulati. Sappiamo benissimo le immissioni incontrollate di questi animali che ci sono stati in questi anni e sappiamo anche i problemi che questi hanno provocato alle colture e alle strutture agricole con danni per la Regione in termini di richieste di risarcimento. L’introduzione di misure di controllo è anche un efficace fattore di prevenzione di queste situazioni. La stessa legge poi regolamenta non solo il divieto di caccia ma anche l'addestramento dei cani durante i periodi di coltivazione che vengono stabiliti dalle associazioni degli agricoltori. Il contadino, se decide di fare attività fuori stagione può chiedere per esempio un divieto di caccia circoscritto al suo caso».

Il presidente risponde anche a Federcaccia che aveva lamentato l’assenza di uno specifico osservatorio regionale. «Esistono già tanti organismi in Campania che sarebbe stato dannoso crearne uno nuovo. Oltretutto già c’è un organismo di questo tipo che funziona a livello regionale».
A tal proposito si apre una discussione con il presidente dell’associazione dei cacciatori. «Non parliamo di risorse perchè il 10% del buco della sanità - dice Buglione - è stato coperto con le risorse date dai cacciatori alla Regione degli ultimi 10 anni. La Regione da noi ha solo preso ma non ha mai restituito nulla in termini di politiche ambientali». Affermazioni che contesta il presidente che invita invece a verificare come tali risorse vengono gestite in sede di Atc.
«Mi dispiace - aggiunge - che in sede di discussione in consiglio siano stati bocciati due emendamenti a firma di Oliviero che prevedevano che nella spesa degli Atc si seguissero procedure di evidenza pubblica».

L’ultima domanda per Foglia è politica e riguarda la rappresentanza del territorio.
«L’augurio - conclude - è che tutti rappresentino realmente il territorio nel quale viviamo e facciamo politica. No sempre però è così. La rappresentanza si è smarrita con la legge elettorale e va dato atto al presidente Napolitano di aver cercato di recuperare questa condizione di rappresentanza diretta». 

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