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IL FORUM - Programmi e alleanze, i candidati alle Primarie si sfidano





10/04/2013
Scontri degli ultimi giorni, programmi per la città, alleanze future: di questo e di altro si è parlato ieri nel Forum del Corriere che ha visto per la prima volta confrontarsi i candidati alle primarie del centrosinistra per l’elezione a sindaco di Avellino. Al tavolo Antonio Caputo, Antonio Gengaro, Paolo Foti, Nadia Arace e Pasquale Porcile. Unici assenti Nando Romano, Guido D’Avanzo e Leonida Gabrieli, quest’ultimo escluso in serata dalla competizione. Ecco le domande che il Corriere ha rivolto loro e le risposte ricevute.

Come nasce la sua candidatura e quali sono i motivi che l’hanno spinta a essere in campo?

CAPUTO
«Pur non essendo nato ad Avellino, vivo la città da oltre trent’anni e per questo conosco a fondo le dinamiche sociali, culturali e economiche del capoluogo. Vengo da un’esperienza amministrativa consolidata ad Aiello che sulla spinta emozionale di un gruppo che ha creduto in me ho deciso di mettere a disposizione dei miei concittadini. In un partito che vive di correnti e caminetti io posso dire con orgoglio di non essere il candidato di nessuno. Faccio mia la dottrina della chiesa, dalla quale ho sempre tratto molti spunti, e una visione politica in linea con lo schema del centrosinistra».

GENGARO
«La mia decisione non è una novità. Da quando si è dimesso Galasso ho sempre detto che mi sarei candidato alle primarie che sono previste da statuto del Pd e che solo nei paesi di camorra non si fanno. Mi sento, come giustamente ha detto il CORRIERE, l’espressione di una parte della società civile e della sinistra avellinese. Metto a disposizione della città il mio impegno, la mia competenza e la trasparenza nella gestione. Mi viene tra l’altro riconosciuta una conoscenza approfondita dei problemi della città e questo credo possa essere un valore aggiunto».

FOTI
«La motivazione principale che mi ha spinto a scendere in campo è la voglia di affrontare personalmente i problemi di una città ripiegata su se stessa in cui lavoro, questione giovanile, inclusione sociale sono vere e proprie emergenze di tutti i giorni. Intendo affrontare queste tematiche con lo spirito di chi è pronto a mettersi in gioco per il bene della comunità. Ho il conforto di farlo potendo contare su una condivisione di idee e di proposte con un vasto gruppo di persone e sull’appartenenza ad una tradizione che fonda le sue radici nel cattolicesimo democratico».

ARACE
«La mia candidatura è nata a mani nude, ossia in modo spontaneo, non preconfezionato ma sulla base di un progetto costruito insieme ad altri amici che come me credono fortemente nel Pd e nella necessità di dover affrontare con coraggio e con slancio le sfide che abbiamo di fronte, quella del cambiamento, della rottura con un sistema ormai vecchio ma anche della proposta. Sono convinta che un partito che mira a questo non possa fare a meno di puntare sui giovani. Mi fa piacere sottolineare che in questa corsa comunque non sono sola perché ho come me tante altre persone valide».

PORCILE
«Il mio percorso politico parte da lontano, iniziato in un grande partito come la Dc, interrotto nel ’91, quando un commissariamento della sede di Ospedaletto, di cui ero segretario, mi spinse a lasciare affiggendo manifesti con su scritto “siete una banda di ladri” (parole profetiche visto lo scoppio di lì a poco di tangentopoli). Un percorso ripreso prima con Liberacittà, altra esperienza andata ad esaurimento, ed oggi con un gruppo di amici che ha chiesto la mia disponibilità a partecipare alle primarie.  A loro non ho detto di no avvertendo con urgenza la necessità di cambiare passo rispetto a tanti problemi che assillano Avellino e ad una gestione di amministratori che giravano in Tesis anche solo per andare da casa al Comune o da Palazzo di città all’azienda ospedaliera».

Come commenta lo scontro politico che sta accompagnando l’inizio di questa competizione?

CAPUTO
«Credo che il primo vulnus sia stata la perdita di Sel che aveva proposto poche cose. un quadro coeso di alleanze, un cambio di marcia negli uomini e nei metodi e una candidatura di indubbio valore e serietà. Lì è cominciato lo sfascio del centrosinistra. Chiunque sarà il vincitore di queste primarie avrà il compito di fare uno sforzo in più per ripresentarsi in casa Sel e provare a ragionare. Quanto al Pd è chiaro che i rapporti interni sono oggi un limite. Cinque circoli, ognuno dei quali portatori di interessi e sentimenti propri, sono troppi. Se diventerò sindaco ne chiederò la soppressione e la contestuale costituzione di un solo grande circolo cittadino. Da persona concreta non posso non sottolineare il segnale negativo che il partito sta dando in questi giorni. Spero che la pantomima, che fa sorridere solo chi ci guarda da fuori, i vari Galasso, De Mita, Sibilia, finisca quanto prima e ci si confronti sulle cose da fare».

GENGARO
«Le vicende di questi giorni mettono in evidenza come il gruppo dirigente del Pd sia imploso. Orfano temporaneamente di De Luca e incapace di esprimere un giudizio sulla attività amministrativa svolta, questo gruppo rischia di buttare a mare il bambino con l’acqua sporca. L’autolesionismo è inaccettabile. Va dato atto a questo partito di aver conservato una cornice di centrosinistra in città, pur nel momento in cui il centrodestra si affermava in tutta Italia, e al consiglio comunale la capacità di aver approvato provvedimenti importanti su area vasta, esproprio della dogana, modifica del Puc. Tutto questo andrebbe valorizzato e invece il gruppo dirigente si è avvitato su se stesso pensando alle spartizioni future. Credo che occorra stare molto attenti perché centrodestra e Movimento Cinque Stelle sono competitori temibili».

FOTI
«Non sono un iscritto del Pd e per questo non metto voce nelle specifiche questioni interne. Mi limito a dire che all’emergenza politica occorre rispondere con la politica. Per esempio non potrà esservi più un gruppo consiliare che agisce a prescindere dalla presenza del coordinamento cittadino. L’appello che mi sento di lanciare è quello di mettere da parte divisioni e recuperare lo spirito del centrosinistra per una battaglia difficile contro il centrodestra e la politica della bancarella messa in pratica con i gazebo dal Movimento Cinque Stelle».

ARACE
«Questa fase rappresentata da una vacatio di ruoli e da un disorientamento generale affonda le sue radici in questioni più datate che il Pd dovrebbe cercare di superare. Il confronto dovrebbe essere un valore aggiunto, invece da noi è diventato accomodamento. Le Primarie sono state per il centrosinistra una grande rivoluzione. Ci consentono di sollecitare partecipazione e condividere proposte. Occorrerebbe sfruttare al meglio ora questa grande opportunità».

PORCILE
«Non sono del Pd e dunque non entro in fatti che non riguardano. Invito solo questo partito a recuperare tutte le anime del centrosinistra per segnare una reale svolta in questa città dove sono tanti e urgenti i problemi».

I conti del Comune sono in rosso. Come si fa a garantire servizi e rilanciare sviluppo in un momento di così grave difficoltà economica?

CAPUTO
«Da sindaco ho dato un’occhiata all’ultimo bilancio del Comune e noto che dal punto di vista formale Avellino non ha sforato il saldo ma presenta una vulnerabilità negli appostamenti collegati alla patrimonializzazione degli edifici comunali. Questo porta con sé il fatto che se la vendita non dovesse corrispondere a quanto preventivato l’ente si troverebbe in seria difficoltà. Credo che come primo atto vada fatta una feroce ricognizione dei cespiti patrimoniali dalla cui vendita ricavare la cifra necessaria a dare stabilità al bilancio e mettere in sicurezza le casse. Poi bisogna fare un punto serio della situazione sulle rendicontazioni delle grandi opere che ad Avellino sono in ritardo con conseguenti difficoltà nei pagamenti. Infine col processo legislativo che trasforma la Tarsu in Tares occorrerà fare i conti con una inasprimento dell’imposta e dunque sarà necessario bilanciare bene la nuova normativa per evitare che questa ricada eccessivamente sulle spalle dei cittadini».

GENGARO
«Il primo passo da fare per me è quello della riduzione della spesa che passa attraverso la rinegoziazione dei contratti con le partecipate come IrpiniAmbiente ma anche per tagli agli stipendi di sindaco e assessore e se necessario per la riduzione delle commissioni consiliari. Penso inoltre alla valorizzazione delle proprietà pubbliche, che non vanno svendute, anche attraverso un aumento della cubatura, e al blocco del turn over con contestuale stabilizzazione dei precari storici del Comune. C’è poi tutta la partita dei servizi, che occorre riorganizzare in una logica di area vasta, il che significa costruire una rete con i comuni dell’hinterland per ottimizzare i costi. Legato a questo immagino la creazione di un nuovo assessorato dedicato ai servizi sociali e alle politiche per le periferie insieme ad altri due incentrati su legalità e politiche giovanili e su sviluppo, fondi europei e rapporti con i portatori di interesse. Riorganizzerei quindi gli assessorati storici, facendo alcuni accorpamenti e creando un settore che si occupi specificamente del caso Isochimica, una delle questioni principali dei prossimi anni. Infine spazio a cultura attraverso la rivitalizzazione delle strutture cittadine. L’Eliseo per esempio per me deve diventare sede del Forum giovanile nonché della fondazione Laceno d’Oro».

FOTI
«Per me si crea sviluppo in città puntando sugli investimenti in politiche sociali, sottraendo risorse ad opere pubbliche inutili e dando in questo modo l’avvio ad una razionalizzazione della spesa comunale. Il tutto ovviamente sottintende una ricognizione delle finanze comunali che in questo momento non mi appaiono in una situazione rassicurante».

ARACE
«Primo passo per la razionalizzazione della spesa è la riorganizzazione della macchina amministrativa secondo criteri che privilegino competenza e efficientamento del lavoro. Perno centrale di questo riassetto dovranno essere le risorse umane del comune che vanno gestite meglio, ridisegnando i settori del Comune. Altra parola d’ordine deve essere trasparenza. Palazzo di città deve diventare un palazzo di vetro dove tutti i cittadini possano avere contezza di ciò che accade. Penso per questo alla creazione di uno sportello di accoglienza che raccolga le richieste della cittadinanza e riduca le lunghe attese. Il vero problema comunque sono le nuove povertà. Rimango scossa quando leggo dell’alto numero di suicidi e dell’emigrazione crescente di giovani talenti. A queste urgenze si risponde con una sola parola: sviluppo. Uno sviluppo che non può che passare attraverso una risposta corale. Immaginiamo allora la creazione di reti sul territorio e la sinergia tra parti economiche e sociali, il recupero del ruolo guida di Avellino su settori fondamentali come rifiuti e trasporti, un impegno forte sull’Isochimica e sulle politiche sociali e di assistenza alle famiglie, la valorizzazione dei luoghi della cultura, vere occasioni di sviluppo per la città. Su quest’ultimo punto ci impegneremmo a realizzare un’università del Cinema all’ex Eliseo. Tutte cose, queste, che vanno fatte con strumenti giusti e l’Europa ne offre tanti. Basterebbe puntare un po’ meno sulle grandi opere e un po’ di più sui servizi, e sulla cosiddetta Smart City».

PORCILE
«Da medico so benissimo che la prima cosa da fare è l'anamnesi, ossia la verifica della patologia. Per questo da sindaco farei innanzitutto una valutazione della consistenza del patrimonio di Avellino dal quale si potrebbe trarre grandi benefici ai fini del risanamento delle casse comunali. Il patrimonio esistente va di certo rivalutato, in parte riconvertito e posto al servizio della cittadinanza. Una cosa che non dovremo fare invece: è continuare nell'abuso del consumo del territorio. Basta dunque con le facili licenze edilizie. Altra cosa fondamentale poi è far sì che ciò che viene prelevato dai cittadini serva realmente per potenziare i servizi ai cittadini. E’ assurdo per esempio che una persona anziana abbia tante difficoltà per recarsi dal centro alla città ospedaliera e viceversa. Un’amministrazione che non si interessa di queste cose ma concede licenze ai privati per parcheggi non è amministrazione che fa il bene del suo popolo».

Con quali partiti il centrosinistra dovrebbe dialogare per vincere le elezioni?

CAPUTO
«Sono convinto che occorra lavorare ancora per dar vita a ciò che esiste già nel panorama nazionale. Se diventassi candidato sindaco cercherei per questo di recuperare un rapporto con Sel, con Monti e con altre liste civiche».

GENGARO
«Io cercherei innanzitutto condivisione dal punto di vista programmatico. Ci si allea, se si pensano le stesse cose. Per esempio io sono per rendere nota la giunta già prima del ballottaggio. Un esecutivo che immagino pieno di donne e di competenze. Solo un limite mi sono posto ed è quello del no all’alleanza con Monti. Per me la coalizione parte dal Pd e arriva alle liste civiche e alla sinistra».

FOTI
«Il centrosinistra che uscirà dalle primarie avrà, io credo, il dovere morale nei confronti della città di cercare di superare le incomprensioni e immaginare già al primo turno un allargamento del suo perimetro chiedendo un contributo anche a Sel e a quelle liste civiche con tradizione di centrosinistra. Il dialogo in ogni caso deve essere aperto con tutti e dunque è sbagliato escludere a priori altri tipi di intese al primo o anche al secondo turno».

ARACE
«Occorre chiamare a raccolta tutte le forze politiche che vogliono segnare un cambiamento nell’ottica di un programma di centrosinistra in questa città. Elemento fondamentale insomma è la discontinuità».

PORCILE
«Io sono per costruire alleanze che rimangano nell'area del centrosinistra anche perché questo non ci impedirebbe di guardare un po’ più in là qualora fosse necessario farlo».



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