22/03/2017 23:16:18  
 

IL FORUM - Vittoria: «Pd a rischio implosione. Basta con i manovratori»





12/04/2013
«Mentre cadeva il muro di Berlino i gerarchi comunisti riuniti nel palazzo pensavano che sarebbe stato meglio “restare al riparo, tanto poi continueremo a comandare noi”, la storia poi ha detto altro... Io credo che oggi nel bunker del Pd ci sia chi stia pensando una cosa simile senza capire che il mondo e con esso la politica è cambiata»: a tre mesi circa dalle primarie parlamentari che gli consegnarono l’amarezza della sconfitta e la sensazione di un partito con “scarsa agibilità interna” torna a dire la sua Franco Vittoria.

Lo fa nel giorno in cui viene annullato un altro importante appuntamento, quello delle primarie per la scelta del candidato sindaco, di cui parla nel corso del forum del CORRIERE.
«Sono preoccupato - dice Vittoria - perché verifico una certa disattenzione verso ciò che sta accadendo nella società. Il rapporto tra politica e cittadino è cambiato come è mutata la democrazia. L’elettore è diventato cliente e anche la partecipazione ha assunto forme diverse. In questo contesto non si possono sottovalutare movimenti di rottura come quello degli indignados in Spagna e il Movimento Cinque Stelle da noi. Fenomeni la cui lettura è racchiusa tutta nel dna stesso di questi gruppi. Utile sarebbe andare a leggere il manifesto degli indignados. Io l’ho fatto. C’è scritto in sostanza: “Alcuni di noi sono progressisti altri conservatori, alcuni credenti altri atei, tutti però siamo indignati dall’attuale sistema e per questo chiediamo una svolta che parli di diritto alla casa, alla cultura e all’istruzione, partecipazione nei processi politici e decisionali”. La stessa indignazione la troviamo oggi anche nel movimento dei grillini, che sono la più evidente dimostrazione che i partiti non hanno saputo leggere certe dinamiche sociali».

Per Vittoria, dunque, la prima cosa da fare è «ricostruire un’idea di comunità incentrata sui valori della solidarietà, della libertà, del diritto». Per questo a «chi propugna austerità e rigore» l’ex segretario provinciale del PD oppone «l’immagine delle tre persone suicidatesi per disperazione a Civitanova Marche».
Se la parola d’ordine è partecipazione, la risposta al disagio che si vive anche ad Avellino allora non può che quella delle primarie che «sono una ricchezza per il pd e per il centrosinistra più in generale. Guai per ciò a rinunciare a questa straordinario strumento la cui funzione principale è quella di chiamare ad un assunzione di responsabilità tutti i cittadini restituendo loro quei luoghi troppo spesso negati dai partiti e dalla politica». In definitiva lo sforzo più grande da fare in questo momento, secondo Vittoria, è quello di capire che «il Pd è nato per rappresentare un tempo nuovo, una nuova umanità, gli operai delle fabbriche che chiudono, i giovani che non trovano lavoro, le famiglie che non riescono più ad arrivare alla terza settimana del mese».

Le primarie hanno realmente senso «se riescono a essere questo». Ciò da cui invece occorre rifuggire è «l’idea del recinto. Chi pensa che il Pd possa diventare una sorta di semaforo che dà rosso per alcuni e verde per altri commette un gravissimo errore di impostazione perché non comprendere che il Partito Democratico nasce come partito plurale e aperto, soprattutto alla società».
Un ragionamento che porta Vittoria a proporre «l’avvio sul piano nazionale di una nuova fase costituente, una sorta di stati generali a cui chiamare a confrontarsi intellettuali, associazioni, amministratori, il mondo vitale e pulsante del Paese per riscrivere le pagine di una nuova nuova cittadinanza politica».

Operazione analoga andrebbe avviata in Irpinia dove il Partito Democratico è retto da «custodi del vuoto» interpreti di un «modello novecentesco che non c'è più». Sulle primarie in città, dice Vittoria, c’è «grande responsabilità» da parte di chi le aveva «costruite in modo affrettato, senza rendersi conto di cosa realmente si muove nella società». Potevano essere «l’occasione per tener dentro pezzi importanti della città, mondi e colori nuovi, se non fossero state concepite originariamente per chiedere un consenso ulteriore ad una decisione già assunta».
Nonostante le critiche, il leader di quella che una volta era l’area Marino (oggi vincitore a Roma delle Primarie per il Comune) tiene a mettere ben in chiaro una cosa: «Non fare le primarie è un autogol che potrebbe portare all’implosione del partito e conseguentemente del centrosinistra anche perché un nome che metta tutti d’accordo non c’è come non esiste una visione unitaria sulla città. Io piuttosto sarei stato per la stretta di un patto di ferro tra candidati: chi perde si mette a disposizione del partito, del candidato sindaco e della comunità partendo dall’unica priorità che è quella di risollevare le sorti della città e di una provincia intera».

Ora il rischio vero è «quello di non riuscire a parlare ai tanti pezzi di Avellino che ci sono e chiedono aiuto, quelli del precariato, dei pensionati, dei giovani studenti. Pensare di poter dettare la linea da una stanza angusta significa rimanere ancorati al ‘900 mentre il mondo viaggia in modo molto più veloce». Rispetto a tutto quello che sta avvenendo in città in queste ore, le riunioni dei circoli, il ricorso di Gabrieli, lo stop alle primarie, Vittoria non lesina sospetti e ipotesi più o meno fondate. «Non vorrei - dice - che tutto questo sia funzionale al progetto di chi aveva deciso dall’inizio di non fare le primarie. Non basta invocare l’unità per l’unità quando non si è capaci di costruire luoghi e dialogare con la comunità. Annullare le primarie significa arrivare alla balcanizzazione del partito. Capisco che la tentazione di tornare ai vecchi recinti è presente in molti ed è anche forte ma noi siamo condannati a costruire un tempo nuovo».

Cosa sarebbero però state primarie fatte in un clima così arroventato? «All’indomani della sconfitta di dicembre - ricorda l’ex segretario del Pd - dissi che nel partito si poneva una questione di agibilità interna. Di questo io continuo ad essere convinto anche se è prevalente in me la convinzione che in una competizione come quella delle primarie, si perde o si vince, occorre sempre accettare il verdetto dei cittadini. Questa competizione non ha solo la funzione di scegliere il candidato sindaco ma anche quella di avvicinare la gente, risvegliare la partecipazione, sconfiggere l’antipolitica. Io credo che le primarie camminino di pari passo col partito. Non sono più i tempi dell’alfabetizzazione di massa né quelli della competizione come scontro tra persone. La prima rivoluzione da avviare è quella che riguarda la visione di società che intendiamo mettere in campo. Con Berlusconi in questi anni abbiamo perso proprio su questo campo, perché lui meglio di noi ha saputo leggere quello che avveniva e ha saputo parlare direttamente ai cittadini. Insomma, se è vero che la democrazia non può fare a meno dei partiti, non possiamo tenere questi con i piedi piantati in questo secolo e la testa protesta verso quello precedente».

Ecco perché Vittoria ripete che le primarie si dovevano svolgere. «La mia preoccupazione - aggiunge - è che anche nel contesto cittadino, mentre c'è un conflitto tra candidati, c'è qualcuno con l’ambizione di muovere le fila del tutto. Questo non vale più, il gioco è stato scoperto. Si può essere d'accordo o meno, si può avere una dialettica forte o più pacata ma in questo tempo ci vuole faccia e idea. Il confronto non può avvenire, diciamo così, a livelli subliminali».
Mentre si sceglie di non fare le primarie c’è nel partito chi aveva già deciso di non parteciparvi dall’inizio. «Ho grande rispetto per l’idea di partito che Lucio Fierro ha in mente. Non è però la stessa che ho io. Loro fanno una propria partita che è oggettivamente da comprendere visto tra l’altro che con questa strategia sono riusciti a eleggere una consigliera regionale e una parlamentare. Ci sarebbe da fargli i complimenti se non fosse che il tema principale di oggi non è quello di sottrarsi alla partita delle Primarie ma il modo in cui si ricompone un modus di partito che ricominci ad arare un campo nuovo».

Se i bersaniani hanno una strategia, lo stesso non si può dire per l’area dei franceschiniani del Pd. «La diaspora che vive questo mondo è sotto gli occhi di tutti. In questa provincia credo che volga al termine anche un’epoca, perché, in un tempo come questo, avere l’ambizione di mettere insieme i moderati contraddice le cose che dicevamo prima sugli indignados e su Grillo.
Questo mondo implode per mancanza di una leadership e per una sorta di mutazione interna al Pd rispetto ai modelli organizzativi del congresso scorso. A tal riguardo faccio gli auguri di prontissima guarigione a Enzo De Luca che è e continuerà ad essere un pezzo importante di questo partito, auguri sentiti e di cuore. Aggiungo che non troveremo i piu vecchi steccati, anzi dovremmo bandire correnti e recinti, avere capacità di contaminarci, parlare di programmi. tentare di costruire quanti più luoghi possibili. Non ho nulla contro la segretaria, né mai farò a lei quello che è stato fatto a me. A lei però dico una sola cosa: non è il tempo di rinchiudersi ma di capire come il Pd sta cambiando, come si incominciare a viaggiare nelle cento irpinie. Mi auguro che il prossimo al congresso sia il confronto tra visioni diverse di partito e non semplicemente tra persone». 

Quest'articolo è stato visualizzato 9390 volteFrancesco Avati
Leggi altri articoli in: Forum




Photogallery



Inviaci il tuo commento

Il tuo nome:
Il tuo indirizzo e-mail:
Titolo:
Il tuo commento:
Codice di verifica:

Codice di verifica
Attenzione: commenti offensivi, diffamanti o lesivi della dignità altrui non saranno pubblicati.
Il tuo indirizzo IP ed il tuo indirizzo e-mail saranno registrati nel nostro database, ma non saranno mai resi visibili agli altri utenti.






   

          Eccellenza
          Promozione
CORRIERE Quotidiano dell'Irpinia fondato da Gianni Festa Notizie e approfondimenti di cronaca, politica, economia e sport con foto, immagini e video. Meteo, annunci di lavoro, immobiliari e auto.