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IL PARROCO DI CAIVANO OSPITE IERI ALLA MENSA DEI POVERI
L'appello di don Patriciello alla Mensa dei Poveri: i cittadini difendano i territori

E sull'ex Isochimica: gli operai portino avanti la loro battaglia



05/03/2017

E’ un appello forte ai cittadini a far sentire la loro voce nella battaglia in difesa dell'ambiente quello che lancia don Maurizio Patriciello, parroco del parco Verde di Caivano,  ospite ieri mattina della Mensa dei poveri di Avellino. Da anni in prima linea nella lotta per la rinascita di un territorio ferito a morte dagli sversamenti industriali, chiede alla comunità irpina di non arrendersi, a partire dai comitati contro l’inquinamento della Valle del Sabato: «La mobilitazione dei cittadini - spiega - è determinante nel sollecitare le istituzioni ad agire per salvaguardare i territori, a promuovere leggi che siano giuste. L'impegno dei comitati nati per contrastare l'emergenza della Terra dei Fuochi ha consentito di giungere all'approvazione di leggi che garantissero una maggiore sicurezza dei nostri territori e favorissero l'attività di prevenzione. I cittadini devono mantenere alta la guardia, oggi non ci sono più dubbi sul legame forte tra ambiente e salute. Siamo l'aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, tutelare l'ambiente significa difendere il nostro futuro, la nostra casa». Conosce bene la lotta degli ex operai dell'Isochimica per vedere riconosciuti in Tribunale i propri diritti, anche a loro chiede di non demordere «devono continuare la loro lotta, una battaglia legittima che vinceranno certamente. L'amianto è un killer silenzioso eppure se ne parla ancora troppo poco, le piccole imprese continuano ad utilizzarlo e a gettarlo in maniera indiscriminata nelle campagne, la risposta dell'opinione pubblica, delle istituzioni è lenta. Ci sono ancora troppe Isochimiche nel Mezzogiorno». Sull'allarme povertà che caratterizza sempre più il paese «E' una vera piaga sociale del nostro tempo. E' terribile veder morire ogni giorno senzatetto, uomini e donne che vivono agli angoli delle strade, al freddo, senza un tetto, senza la certezza di un piatto caldo, l'attenzione alle diverse forme di povertà dovrebbe essere al centro dell'agenda dei politici ma è sempre più difficile che ciò accada. I politici appaiono oggi presi da tutt'altro». Sottolinea più volte come oggi più che mai «il bene comune deve essere centrale per chiunque rivesta un ruolo di potere, deve contare sempre più delle nostre convinzioni personali. Il potere, qualunque forma esso abbia, dalla politica alla Chiesa, deve essere servizio. Chi governa, chi regge una carica di prestigio deve farsi servo degli altri. Ma è una concezione che difficilmente si traduce in pratiche concrete». Pone l'accento sulla centralità delle parrocchie nel far fronte ai vuoti lasciati dalle istituzioni, sulle trasformazioni in atto nella Chiesa di Papa Francesco «Sbaglia chi pensa che il Pontefice stia svendendo la dottrina, la sua è una Chiesa che  guarda ai poveri, agli ultimi, agli immigrati». Si interroga sul concetto di dignità della vita, più volte citato in questi giorni nelle polemiche sulla mancanza di una legge sul testamento biologico: «E' pericoloso affermare che è legittimo rinunciare all'esistenza quando non è più “dignitosa”. A questo punto anche un uomo che ha perso il lavoro o l'amore di una vita potrebbe ritenere di non vivere più una vita degna di questo nome. Ma la vita stessa è dignità». Un incontro, quello che ha visto protagonista don Patriciello, che si inserisce nell'ambito del progetto “Costruire reti ecclesiali per realizzare il bene comune”, come spiega Carlo Mele, alla guida della Caritas di Avellino, al tavolo insieme a don Vincenzo Cozzolino, direttore della Caritas di Napoli, a don Vittorio Ugo Ferrara Delegato Vescovile alla carità e al vicario della diocesi don Enzo De Stefano: «Costruire una rete - spiega Mele - significa essere attenti ai bisogni della comunità, coinvolgere tutti, chiedere a ciascuno di adempiere alle proprie responsabilità, la politica è servizio, troppo spesso, invece, prevalgono logiche personali, mentre al primo posto dovrebbe essere sempre l'uomo».


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