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Una rivoluzione meridionale





19/03/2017
La riflessione del segretario generale della Cei e vescovo emerito di Cassano all’Jonio, Nunzio Galantino, sul Mezzogiorno e la crisi profonda che attraversa, offre una occasione di ripensamento sull’eterna questione meridionale. L’analisi sul dualismo Nord-Sud, storicizzata nel lungo periodo che va dall’ 800 ai giorni nostri, è impietosa sebbene contenga alcuni elementi positivi che inducono alla speranza. Per dare senso all'apertura di nuovi spiragli, dice il vescovo Galantino, occorre porre al centro la riscoperta del valore della comunità. “Il Sud - afferma - esisterà come area territoriale a cui deve andare l’attenzione delle Istituzioni solo se tornerà ad essere “comunità”, attraverso la scoperta dei valori e la ricostruzione di un tessuto comunitario”. Il concetto di comunità evoca una imprescindibile condizione. Si è comunità quando l’interesse che anima le persone si volge alla costruzione del bene comune. Può, dunque, la cittadinanza meridionale indirizzare la propria azione verso la pacificazione sociale? Le perplessità si manifestano nel momento in cui si registra la condizione di un Mezzogiorno affetto da un cancro difficile da estirpare: la criminalità organizzata. Questa invade il territorio rendendolo schiavo della malapolitica. E questa a sua volta si fa idrovora dei fondi europei che, come dimostrano i dati, o sono mal gestiti o, per mancanza di idee e progetti, o sono destinati a tornare a Bruxelles. Se questa è la reale situazione, per uscirne, occorrerebbe una vera e propria "rivoluzione meridionale" trasformando il Sud in un territorio che non faccia più affidamento sull’assistenzialismo statale. Perché questo passaggio epocale possa avvenire, serve l'impegno di una nuova classe dirigente capace di definire i bisogni reali e affrontarli con una politica economica efficace. Quella stessa che monsignor Galantino auspica nel privilegiare l’approccio integrato, promuovendo “interventi di ricerca e sviluppo sperimentale” e favorendo una innovativa politica di formazione di quadri dirigenti. In una parola: garantendo la partecipazione dei giovani capaci che, invece di andar via, restino e contribuiscano a far crescere il loro territorio.
edito dal Quotidiano del Sud



Quest'articolo č stato visualizzato 175 volteGianni Festa
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