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Gentiloni: serve tempo per ricucire il Paese





31/12/2016
Nella conferenza stampa di fine anno, appena due settimane dopo l’isediamento a palazzo Chigi, Paolo Gentiloni ha marcato la continuità del suo governo con il precedente esecutivo ma ha anche sottolineato, pur senza particolare enfasi, il tratto di novità che potrebbe prolungarne la durata oltre le attese di chi vorrebbe elezioni subito. Se la cifra del Governo è "completare le riforme e dare un contributo a ricucire le lacerazioni che vive il nostro paese", ciò vuol dire che non ci sono limiti temporali, anche perché c’è molta carne al fuoco. Il più vistoso segnale di novità rispetto al passato è il cambio della guardia alla guida del governo, ma c’è anche un cambiamento di stile che non è cosa da poco, ed è ciò su cui conta Gentiloni per proseguire lungo il cammino che si è assegnato: “Non abbiamo finito e non abbiamo scherzato, e tutti devono essere consapevoli che il processo di riforma andrà avanti nel tempo che abbiamo a disposizione”, su tre direttrici fondamentali: lavoro, Mezzogiorno e giovani. Dunque, Paolo Gentiloni vuole durare ,e non solo perché ha il dovere di lavorare finché “ha la fiducia del parlamento”, ma anche perché di cose da fare ce ne sono tante. E allora, come procedere? Non scansando i problemi, par di capire, ma senza affrontarli di petto con il piglio un po’ guascone di Matteo Renzi. La continuità programmatica è stata più volte ribadita, ma le novità di stile e di atteggiamento sono altrettanto evidenti: il governo Gentiloni non eredita e non adotterà l’atteggiamento di sfida verso alleati e oppositori che aveva caratterizzato quello precedente; anzi cercherà di convincere le forze parlamentari ad appoggiare i suoi provvedimenti, “confermando l’appello a contributi su singole misure che possano venire da altre forze”, a cominciare dai verdiniani, verso i quali non c’è stata alcuna esclusione preconcetta, quanto piuttosto la garanzia di un rapporto parlamentare immutato. Insomma, “il perimetro resta quello che era”. Aiutato anche dai giornalisti, che gli hanno risparmiato le domande più insidiose, Gentiloni ha eluso le attese sulle scadenze più imminenti alle quali poteva sembrare legata la durata dell’esecutivo. Per fare qualche esempio: la camera di consiglio della Corte costituzionale sull’ammissibilità dei tre referendum proposti dalla Cgil per cancellare l’intera legislazione sul lavoro del governo Renzi, è fissata per l’11 gennaio, due giorni dopo la ripresa dei lavori parlamentari. Che fare per aggirare lo scoglio? Modificare la legge, rassegnarsi allo scioglimento delle Camere per evitare la conta referendaria, fissare la data della consultazione? “Lei mi vuole portare troppo avanti”, ha risposto sorridendo ad un quesito neanche troppo convinto propostogli dopo ben due ore di botta e risposta all’insegna del fair play da una parte e dall’altra. In ogni caso il jobs act è un’ottima legge e i voucher non sono il “virus del lavoro nero”. Landini non avrà apprezzato, ma la Cisl è pronta a discutere. E sulla legge elettorale, indispensabile per chiudere la legislatura e andare al voto? Confermato che il governo “cercherà di dare il suo contributo, di facilitare la discussione tra i partiti e in Parlamento”, ma senza presentare una sua proposta, anche perché sarebbe difficile trovarne una condivisa da tutta la maggioranza. Dunque sono ipotizzabili tempi medio-lunghi, e anche in questo caso la sentenza della Consulta sull’Italicum (24 gennaio) non sarà la fine del mondo, perché: “la sollecitudine in questa discussione non è correlata alla maggiore o minore durata del governo, è un’esigenza del nostro sistema”. Il che a rigor di logica può voler dire anche che non necessariamente si andrà al voto subito dopo aver riformato l’Italicum. La stabilità resta un valore, ma “non può pendere in ostaggio la democrazia” e il voto “non si può vedere come una minaccia”. Qui si può leggere un cedimento a chi chiede elezioni appena possibile, bilanciato però dall’intenzione esplicita di tenersi al riparo dalle dinamiche del congresso Pd. Insomma, “il governo lavora finché ha la fiducia del parlamento”. Il messaggi politico, suggerito più che rivendicato, è: “Mi serve tempo per ricucire un Paese lacerato. Datemi tempo”. La congiuntura internazionale, con l’Italia che entra nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, presiede il G7 e prepara le celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma in un anno cruciale per l’Unione europea: sono tutti elementi che concorrono a prendere tempo. Che sembra la filosofia del governo Gentiloni.
edito dal Quotidiano del Sud



Quest'articolo č stato visualizzato 287 volteGuido Bossa
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