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Dopo Lingotto senza indicazioni





16/03/2017
Svaniti gli effetti speciali, della convention renziana agli osservatori rimane una impressione di singolare mancanza di indicazioni politiche. Certo non deve essere stato facile, per Renzi - con le suggestioni, con le parole e con le promesse ritrovarsi - a rimotivare il Pd. E questo nonostante un partito ormai fatto di fedelissimi, di alleati e di non molti avversari interni. Molti e suggestivi i richiami – nel contesto del luogo che vide l’inizio della (poi perdente) avventura veltroniana - apparsi però come fatti con poca convinzione e con nessuna profondità. Chissà se davvero l’ex premier seguirà almeno in futuro il vero ammonimento veltroniano, quello sulla politica “che non è una passeggiata solitaria, ma una meravigliosa avventura collettiva”. Le stesse parole con cui Renzi ha cercato di dare l’impressione di voler andare oltre l’io ipertrofico e incapace di ascolto alla base delle sue sconfitte non sono suonate del tutto convincenti. Il solo fatto che ha finora corroborato l’annuncio di maggiore collegialità è stato il ticket con Martina. In un quadro fatto, però, di assoluta mancanza di indicazioni politiche. Di fatto, ancora una volta una sorta di delega in bianco al leader, con i rischi e le pericolose negatività già sperimentate. In un contesto del genere, la scontata affermazione della necessità che il leader del Pd sia anche premier appare foriera di nuovi contrasti. Così come contraddittoria la polemica con una sinistra scissionista e “rancorosa” : da una parte la difesa della parola compagno, dall’altra la condanna dei simboli del passato - come Bandiera rossa e il pugno chiuso – che non servirebbero a difendere gli oppressi (detto da lui, che finora non si può dire sia stato proprio un paladino dei più deboli e dei lavoratori...). Una polemica destinata a rassicurare il corpaccione degli ultras. Le stesse parole sulla opportunità di investire di più sulle politiche attive del lavoro e su un Pd che non vuole assistenzialismo non rimaste, tuttavia, affermazioni molto generiche, senza alcuna concreta indicazione programmatica. In ogni caso, il vero problema è se davvero, con i fatti, l’ex premier – le cui scelte politiche sono finora andate in direzione complessivamente diversa, fino a subire una scissione - manterrà le promesse fatte al Lingotto Al di là degli effetti speciali, dei buoni propositi e degli applausi scontati, il dibattito ha avuto un che di surreale. Infatti, la sola discussione non sui massimi sistemi, quella sulle possibilità di rinnovare l’intesa con NCD, ha evidenziato crepe non secondarie fra gli esponenti più in vista ( Franceschini favorevole e Orfini contrario). Nessuna parola chiara, invece, su altre possibili alleanze, tra cui quella con il convitato di pietra: Berlusconi. Oppure con MDP, se si dimostrasse davvero indispensabile. Infatti se, come tutto lascia ritenere, le forze politiche non saranno in grado di trovare convergenze idonee, si andrà alle urne per il Senato con il sistema sostanzialmente proporzionale vigente e per la Camera con quello scaturito dalla pronuncia della Consulta. E se nessuno raggiungerà la soglia del 40% per il premio di maggioranza, i seggi verranno ripartiti proporzionalmente. Con la necessità di coalizioni di maggioranza (per le quali sarebbero comunque sfavorite candidature divisive come quella di Renzi). Su queste prospettive non è stata spesa neppure una parola. Intanto, non molti scommettono più sulle elezioni anticipate. Saranno (salvo imprevisti) nel 2018. E forse in un panorama politico diverso. Basti pensare che solo un anno fa Renzi era celebrato da molti come il sol dell’avvenire e un grande leader. Il film proiettato al Lingotto, che doveva rinverdire le sorti del Pd mediante un ideale ritorno alle origini, é apparso permeato di troppe lacune e incertezze nei contenuti, fino al punto di sembrare uno stanco remake della cavalcata vittoriosa del primo Renzi. Con molte velleità e pochissime idee. D’altra parte, per nessuno è facile presentarsi come il futuro quando si è il passato, soprattutto se quello recente.
edito dal Quotidiano del Sud



Quest'articolo è stato visualizzato 157 volteErio Matteo
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