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DA BOCCACCIO A MARINETTI: IL “PARKER’S” E GLI ALTRI GRANDI ALBERGHI CHE HANNO FATTO LA STORIA

Il 17 marzo la cena a 4 mani con lo chef stellato Paolo Gramaglia sulle note dei Pink Floyd.



15/03/2017
La storia delle grandi città passa anche attraverso quella dei suoi alberghi. E Napoli, a lungo capitale di un vasto regno, non è stata da meno delle altre metropoli europee, perlomeno sino a metà Novecento. Il racconto dei suoi hotel storici è una suggestiva narrazione che attraversa i secoli e incrocia le vicende dei luoghi con quelle della letteratura, dell’arte e della scienza. Una lunga traiettoria che potrebbe partire con un’anonima locanda di Rua Catalana (ovvero la malfamata contrada detta “Malpertugio”, oggi tra via Medina e via Depretis) dove il Boccaccio fece dimorare il suo Andreuccio da Perugia nella celebre novella omonima (la quinta della seconda giornata del celeberrimo “Decameron”), che nella rivisitazione cinematografica firmata da Pier Paolo Pasolini avrà il volto di Ninetto Davoli.
Dalle disavventure sessuali e criminali del Medioevo agli exploit erotico-truffaldini del Settecento la distanza è più o meno la stessa che divide piazza Municipio con il Chiatamone, lì dove sorgeva il più famoso albergo del Settecento, quel “Crocelle” che sarà più volte citato da Giacomo Casanova nelle sue memorie. Il leggendario tombeur des femmes vi alloggiò nel 1790 trasformandolo nella sua “base operativa” sia per le sue ben note tresche femminili sia per le truffe perpetrate ai danni d’ingenui turisti che lui convinceva a seguirlo nella più famosa bisca del tempo (dove venivano “spennati” ben bene), una casa da gioco che era gestita dalla sua cara amica Sara Goudar, una seducente ex barista inglese che a Napoli diventerà pure l’amante di Ferdinando IV (finché lui non si fece scoprire dalla regina e la temibile Carolina cacciò dal Regno la donna e il di lei marito, l’avventuriero francese Pierre Ange).
Non così lontano dall’attuale via Partenope – dove alcuni dei lussuosi cinquestelle che si affacciano su Castel dell’Ovo hanno mantenuto antiche denominazioni (Royal, Vesuvio, Santa Lucia) – c’era anche la “Locanda Moriconi” ricordata da Goethe per un soggiorno avvenuto nel 1787, anche se nelle sue lettere il grande scrittore lasciò intendere che era ubicata in Largo Castello (piazza Muncipio) laddove invece si trattava di un vicoletto nella zona. Altro secolo altre “penne”: nell’Ottocento sarà Alexandr Dumas a immortalare un hotel partenopeo molto conosciuto, l’albergo “Vittoria”, a cui darà ampio risalto nel celebre “Corricolo”, spiegando peraltro che il suo proprietario “il signor martino Zir… è tutto meno che un albergatore”. Sembra una cattiveria e invece è un complimento perché, come spiega il romanziere, l’uomo era molto di più: un collezionista, un conoscitore della storia antica, un amante dell’arte, una persona di gusto e di spirito. Il Dumas vi ambienterà diversi episodi del suo romanzo, tra cui anche una tentata esecuzione a opera di un emiro arabo arrabbiato, ma è ben nota una certa tendenza all’esagerazione del narratore francese.
Altre celebri strutture d’accoglienza nella zona di quella che oggi è piazza Muncipio furono l’hotel “Isotta & Genève” e il “Grand Hotel de Londres”. Il primo – ricordato pure per le sedute spiritiche della mitica Eusapia Palladino (la medium più famosa del mondo) – fu danneggiato dai bombardamenti che colpirono via Medina nell’aprile 1943 e poi definitivamente abbattuto negli anni Cinquanta. Il secondo, progettato dall’architetto Giovan Battista Comencini per conto della Società Veneta nell’ambito del risanamento della piazza e del malsano borghetto della Corsea (l’attuale rione Carità), è noto anche perché in una delle sue stanze, nel 1921, Filippo Tommaso Marinetti (insieme a Rodolfo De Angelis e il napoletano Francesco Cangiullo) composero il “Teatro della sorpresa”, manifesto teatrale futurista che fu pubblicato due giorni dopo a Milano; attualmente l’ex albergo che domina piazza Municipio è sede del Tar della Campania.
Tornando a Chiaia, il quartiere dove – come ebbe a ricordare anche Benedetto Croce su “Napoli Nobilissima”, nel Settecento, dopo la costruzione del Real Passeggio (la Villa Comunale) erano sorti i più grandi hotel della città – c’è da ricordare la storia del “Parker’s”, ovvero il cinquestelle lusso di più lunga tradizione e blasone della città, il cui primo proprietario Guglielmo Tramontano volle chiamare “Beaurivage”, cioè “rivabella” (l’uso della lingua francese fu la norma per molto tempo), proprio perché dalla terrazza dell’albergo del corso Vittorio Emanuele si godeva lo spettacolo della splendida spiaggia di Chiaia che lambiva il lungo galoppatoio (oggi via Caracciolo). Nel 1878 la struttura passa all’imprenditore franco-svizzero Albert Brazil, il quale lo ammoderna e lo fornisce di un primo bar-ristorante. Tra gli ospiti illustri di quel periodo vanno rammentati il poeta e scrittore statunitense Francis Marion Crawford (noto per i suoi romanzi di mistery e di terrore), Virginia Wolf, Oscar Wilde, Robert Louis Stevenson, la principessa di Svezia e Norvegia, re Vittorio Emanuele, il principe Amedeo di Savoia, e lo scienziato tedesco Anton Dohrn, che fu l’artefice della Stazione Zoologica di Napoli, gioiello dedicato alla fauna e alla flora del Golfo di Napoli e del Mediterraneo, con il suo Acquario che oggi è il più antico d’Europa (tra quelli ancora esistenti), una struttura che diventerà ben presto uno dei punti di riferimento mondiali per la biologia marina. E proprio un giovane ricercatore inglese di biologia, tale George Bidder Parker, vi troverà alloggio nel 1886 su suggerimento dello stesso Dohrn. Lo studioso – che era anche un appassionato di letteratura, arte e storia – tre anni dopo finì con acquistare l’albergo, al quale si era profondamente legato, per evitarne la chiusura: “Mettete l’albergo sul mio conto”, pare abbia detto al direttore che bussava alla porta della sua stanza con l’ufficiale giudiziario che voleva sequestrare l’hotel. Ne farà un luogo speciale.
Altri tempi, altre dinamiche. Nella Napoli di fine Ottocento si contavano in città una trentina di alberghi di prima classe (i 4-5 stelle odierni), quasi cinquecento “locande”, e poco meno di 500 camere ammobiliate (una sorta b&b ante litteram), che dovevano fronteggiare un enorme afflusso di turisti stranieri, perlopiù inglesi, francesi, americani, svizzeri, tedeschi e scandinavi, ai quali si aggiungevano ai numerosi frequentatori italiani e pure ai visitatori napoletani: tutti felici di affollare le sale da bar anche per poter assaggiare le saporite specialità dolciarie, che al “Parker” erano il “Soufflé di mandorle dello chef” e soprattutto il “Gateau Moka” (pasta di biscotti prima infornata e poi, una volta raffreddata, coperta da una crema al burro profumata al caffè). Una tradizione, quella culinaria, che rimarrà pressoché immutata nel corso del tempo, come conferma l’iniziativa gastronomico-musicale di venerdì prossimo (vedi box a lato), una delle tante volute dal nuovo direttore del “Parker’s”, Antonio Maiorino, un manager che fa quadrare i conti senza dimenticare la passione per la letteratura e la storia.
Ritorno agli anni ’70 al Grand Hotel Parker’s.
Cena a 4 mani con lo chef stellato Paolo Gramaglia sulle note dei Pink Floyd.
Venerdì 17 marzo ore 20.30
I favolosi anni Settanta a tavola, Back to Seventies: venerdì 17 marzo il Grand hotel Parker’s di Napoli celebra gli anni della nouvelle cuisine, tra ricette vintage e nuovi adattamenti firmati dallo chef resident Vincenzo Bacioterracino e da Paolo Gramaglia Una Stella Michelin del President di Pompei, per una sera chef ospite dello storico grand hotel partenopeo.
Salmone e caviale, mignon e cucina flambè riportano il palato e la memoria indietro negli anni.
Nel 1973 viene coniato il termine nouvelle cuisine da due critici enogastronomici, Christian Millau e Henri Gault, per definire il nuovo movimento culinario di chef di fama internazionale come Paul Bocuse, Michel Guérard e Roger Verge. Inizia una rivoluzione in cucina che nell’immaginario collettivo corrisponde a porzioni mignon e piatti raffinati, abbinamenti mare e monti, e sfiammate a base di cognac o rum. Non solo cucina: la musica di quel decennio memorabile accompagna la serata con la performance live del “Mariano Bellopede ’70 Trios”.
Pink Floyd e flambè e la cena è servita in un tripudio di colori, sapori e musica pop. Nei calici il vino dell’azienda Villa Matilde nata proprio negli anni Settanta nel territorio del Massico, ai piedi del vulcano spento di Roccamonfina.
Posti limitati.  Prenotazione obbligatoria. Info su costi e altri dettagli: 081-7612474
Grand Hotel Parker's Corso Vittorio Emanuele, 135 Napoli



Quest'articolo è stato visualizzato 223 volteAntonio Emanuele Piedimonte
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