C’erano una volta la politica e i partiti che interpretavano i bisogni delle comunità. L’Irpinia era talmente invidiata per la sua classe dirigente che finanche il ligure presidente Pertini, in un colloquio con l’avellinese Antonio Maccanico, ebbe a confrontarsi sul fenomeno politico di questa città del Mezzogiorno.
Maccanico, che difendeva la sua terra, la sua città, Avellino, riferiva il valore dei Tino, dei Dorso, dei De Sanctis e di tante altre menti illustri che si erano formate attraverso gli studi e la rivalsa contro la povertà economica.
Lo gelò il buon Sandro, il quale spiegò a Maccanico che se gli irpini avevano un’intelligenza particolare era solo perché in tempi remoti una colonia di liguri si era spostata sulle rive del Calore e da allora la generazione aveva cambiato pelle.
Questo per dire che la nostra terra, con i suoi primati della cultura, veniva ammirata in tutta Europa.
E oggi? A mortificare la nostra realtà non c’è un partito, ma solo omuncoli assetati di potere personale che dovrebbero arrossire di vergogna. Che usano personaggi, un tempo servi della buona politica ma ambiziosi, per mettere le mani sulle Istituzioni.
Lo dimostra il percorso sinusoidale fatto per eleggere il sindaco di Avellino e spodestare il presidente della Provincia. Qual è il motivo? Penso a un patto scellerato per guadagnare potere. Il Pd che cede la Provincia all’area renziana e al Comune beffa il campo largo per far eleggere il sindaco: sono operazioni subdole e antipolitiche, figlie di furbizie.
Quale Pd, allora, in provincia di Avellino? Non esiste. Usa il simbolo per mortificarne l’identità. Tace il segretario Pd che, scelto sulla base di una finta unità, con nel grembo l’astuzia irresponsabile, guida oggi il Pd. Scelto? No, cooptato e messo lì per obbedire a chi lo strumentalizza. E così parte lo schiaffo sonoro nei confronti del presidente uscente alla Provincia, Buonopane, vessato in tutti i modi dal Pd, ma anche nei confronti della segretaria nazionale Elly Schlein, che aveva rassicurato il rispetto della linea di coerenza del Pd, e, infine, dello stesso segretario regionale che ha fatto l’equilibrista chiudendo gli occhi di fronte a una porcata vergognosa.
E cosa succede al Comune di Avellino? Mentre in tutta Italia, anche in molti Comuni che hanno definito l’altro giorno le elezioni, si sono insediati i primi cittadini, nel capoluogo irpino si è giocato al rinvio, lasciando il buon Nello Pizza navigare con notevoli ritardi in una città che sempre più vive nel degrado morale e ambientale.
E così i voti per l’elezione del presidente della Provincia da parte del capoluogo sono serviti a purgare il presidente uscente.
E la sinistra che fa? Guarda e patteggia per un posto in giunta. Cosa che invece non fanno gli yesman, che hanno sentito in anticipo l’odore acre dell’immoralità e subito si sono inginocchiati di fronte ai trasformisti e traditori, incoerenti e irriducibili nella conquista di stracci di potere.
Classe dirigente? C’era una volta. Ora è il tempo dei traditori, trasformisti, clienti di quella Irpinia che il Pd e gli omuncoli stanno riducendo a serbatoio di malapolitica.
Chi avrebbe mai pensato che la politica fosse sepolta nel regno di un tempo in cui si mangiava pane e politica?


