Il commercio in provincia di Avellino soffre una grande depressione. E in Valle Ufita, ha la febbre alta. Questa, in pratica, l’impietosa analisi del presidente della Confcommercio Ariano – Valle Ufita Nicola Grasso. E nell’intera penisola non è che se la passa granché bene. Insomma da queste parti, si sottolinea come siamo diventati lo specchio di una crisi. “Il commercio, in Italia, – infatti aggiunge Grasso – sta cambiando profondamente”. In tredici anni, dal 2012 al 2025, secondo Confcommercio “sono scomparsi circa 156.000 negozi: pari cioè ad oltre il 25 per cento delle attività di vicinato – snocciola i dati il presidente di Confcommercio Ariano Valle Ufita”. E sono alquanto preoccupanti, perché il trend è al ribasso. Chi, durante quegli anni, ha abbassato le saracinesche sono le edicole, dimezzate più della metà, si registra il meno 52 per cento. Quindi abbigliamento e calzature: meno 37%, mobili e ferramenta, meno 36% e libri e giocattoli, meno 33%.
Appena migliori, perché più contenuti, i dati che si registrano in provincia di Avellino. Vediamo: i negozi di vicinato, nel 2012: i negozi di vicinato erano 862. Invece nel 2022 se ne registravano 711. E siccome la matematica non è una opinione, se si fanno due conti se ne deriva che in dieci anni hanno chiuso 151 attività.
La situazione, ad Ariano e in Valle Ufita, va di pari passo con quella provinciale. Se i negozi che definiamo tradizionali abbassano le saracinesche si registra, d’altra parte, la resistenza di ristoranti, bar e attività turistiche. I più colpiti sono i centri più piccoli dell’area presa in esame. Le ragioni? Lo spopolamento, sempre al primo posto, seguito dall’e-commerce. Le vendite e gli acquisti on line stanno, purtroppo, prendendo il sopravvento.


