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La musica dell’Oriente incanta l’Irpinia: il Capodanno cinese celebrato in grande stile dall’Associazione Igor Stravinsky

Rosa Bianco

Domenica 26 gennaio 2025, la Sala delle Arti di Manocalzati si è trasformata in un crocevia simbolico tra Oriente e Occidente, dove la musica ha parlato un linguaggio universale, capace di trascendere le barriere culturali e temporali. L’Associazione Igor Stravinsky di Avellino ha donato al pubblico un’esperienza di rara intensità, celebrando il Capodanno cinese con un concerto profondamente evocativo e ricco di significati.

Il Capodanno cinese non è semplicemente una ricorrenza nel calendario, ma un momento di riflessione collettiva, di rinnovamento spirituale e di connessione profonda con la ciclicità della vita. Basato sul calendario lunare, questa festa rappresenta un nuovo inizio, un’occasione per purificarsi dal passato, riannodare i legami familiari e guardare al futuro con speranza. Nell’Anno del Serpente, simbolo di saggezza, intuizione e trasformazione, il concerto ha assunto un valore ancor più simbolico, traducendo in suoni e melodie i valori cardine di questa antica tradizione.

La serata ha preso forma attraverso un percorso musicale che ha saputo abbracciare il profondo lirismo della poesia cinese e l’intensità delle sue tradizioni sonore. La scelta del programma non è stata casuale, ma ha risposto a un’esigenza di dialogo: un dialogo tra passato e presente, tra la Cina millenaria e l’Italia moderna, tra chi suonava e chi ascoltava. Gli artisti coinvolti hanno dato vita a un ponte invisibile, in cui ogni nota ha vibrato come un filo teso tra culture apparentemente lontane, ma unite dall’essenza comune dell’esperienza umana.

 

Protagonisti indiscussi sono stati gli interpreti, molti dei quali giovani allievi cinesi dei Conservatori campani, a confermare come la tradizione non sia mai statica, ma viva e rigenerante. A brillare in particolare sono stati due solisti già affermati: il tenore Hu Yizhu e il mezzosoprano Zhao Ke. Le loro interpretazioni di brani come Nostalgia di casa, La notte della Festa delle Lanterne e Fiori di primavera e di autunno non si sono limitate a offrire una mera esecuzione tecnica, ma hanno incarnato lo spirito del Capodanno cinese, dando voce ai temi eterni della memoria, del ritorno e della caducità. Attraverso le loro voci, il pubblico ha percepito non solo la bellezza estetica delle melodie, ma anche l’invito a riconoscere ciò che ci accomuna come esseri umani: il bisogno di appartenenza, il legame con la natura, il fluire del tempo.

 

Di particolare rilievo sono state le esibizioni che hanno portato in scena strumenti tradizionali cinesi, amplificando l’esperienza di immersione culturale. Si Chuqiao ha presentato il guzheng, un’antica cetra cinese, eseguendo un brano intriso di delicate armonie orientali. Lo strumento, con le sue sonorità rarefatte, ha evocato immagini di paesaggi lontani e meditativi, dove il tempo sembra sospeso. Allo stesso modo, Li Zhenghong ha incantato il pubblico con il suono del flauto cucurbit, uno strumento che richiama la semplicità della natura e la profondità dell’anima umana. Questi momenti non sono stati solo esibizioni musicali, ma veri e propri dialoghi tra tradizione e contemporaneità, tra la natura umana e la sua capacità di creare bellezza. Al pianoforte, la talentuosa Nadia Testa ha saputo donare un accompagnamento elegante e impeccabile, tessendo un filo conduttore tra le diverse esibizioni.

Il gran finale ha visto tutti i solisti unirsi ai coristi – Zhang Yimin, Wang Rongying, Dang Yanchao, Zheng Yuxiao, Xu Zeyun – per eseguire un Inno tradizionale cinese. La coralità del brano, diretta magistralmente da Hu Yizhou. In quell’istante, le voci si sono fuse, trascendendo le individualità e dando forma a un’unità spirituale che ha coinvolto anche il pubblico. Era come se le differenze culturali svanissero, lasciando spazio all’essenza stessa della musica: la capacità di unirci, di raccontarci chi siamo, al di là di ogni confine.

A conclusione del concerto, il pubblico ha potuto godere di un momento conviviale con dolci cinesi, un gesto semplice ma potente che ha suggellato il senso profondo dell’evento: l’incontro, la condivisione, l’abbattimento delle distanze.

Questa serata, proposta dall’Associazione Igor Stravinsky, ha rappresentato molto più di un concerto. È stata un’occasione per riflettere sul valore della tradizione come strumento di dialogo tra i popoli, sull’universalità dell’arte come linguaggio che unisce e sull’importanza di celebrare la diversità come una ricchezza imprescindibile. In un mondo spesso frammentato, eventi come questo ci ricordano che le culture non sono isole, ma arcipelaghi interconnessi, e che la musica, come il Capodanno cinese, ci invita a celebrare ciò che ci rende umani: la capacità di costruire ponti.

Rosa Bianco

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