“Fonderie Pisano deve fare chiarezza e decidere cosa intende fare dello stabilimento ex ArcelorMittal. In gioco c’è il futuro di 32 lavoratori, e non è più possibile temporeggiare”. Grido di allarme dei segretari provinciali di Fim, Fiom, Uilm e UglM che, a distanza di un anno dalla chiusura dell’azienda di Luogosano, vedono ancora lontana la soluzione di una vertenza che interessa 32 lavoratori e il futuro di uno degli stabilimenti storici della provincia. Ogni ipotesi di rilancio presuppone però un accordo con Fonderie Pisano che, forte dell’intesa sottoscritta in Regione oltre tre mesi fa, dovrà ora essere in qualche modo convinta a fare un passo indietro per lasciare spazio ad altri investitori. “Pisano – attacca il segretario della Fim Cisl Luigi Galano – dovrà chiarire al più presto qual è la sua posizione e, quindi, se intende fare un passo indietro, come pure aveva paventato nell’ultimo incontro in Prefettura. Solo così si potrà andare avanti e valutare la proposta alternativa di un altro investitore”. La soluzione della vertenza ex ArcelorMittal passa infatti per un accordo con Fonderie Pisano, alla ricerca di un sito alternativo in provincia. “Ci sono interlocuzioni in corso con il presidente dell’ASI e ci auguriamo che anche questo investitore possa trovare una soluzione in Irpinia, magari in Alta Irpinia, in una zona geografica che non comporti controindicazioni con la presenza di attività agricole o vitivinicole che potrebbero in qualche modo essere compromesse”.
“Non vorremmo che tutto il clamore che si è creato, faccia finire nel dimenticatoio il problema che stiamo rappresentando da un anno: ridare una prospettiva a questi lavoratori. Per raggiungere quest’obiettivo – rilancia il segretario della Uilm Gaetano Altieri – serve una reindustrializzazione del sito, valutando le manifestazioni di interesse giunte di recente, che potrebbero trovare d’accordo anche i comitati e i sindaci della Valle del Sabato. Guai se facciamo l’errore di immaginare che questa provincia possa fare a meno dell’industria. Sia il comparto agricolo e dei prodotti di pregio che l’industria possono essere assolutamente compatibili. Va ovviamente promossa una politica che tenga conto delle esigenze del territorio”. “A un anno dall’annuncio della chiusura dello stabilimento, solo i lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno provato a delineare un percorso che portasse alla reindustrializzazione e alla continuità occupazionale”. Il segretario provinciale della Fiom Cgil, Giuseppe Morsa, punta il dito contro la politica, a sua detta assente e lontana dalla vertenza, “dopo aver brindato a soluzioni imminenti quando la fumata bianca sembrava solo una formalità. Siamo in una situazione di stallo e l’iniziativa di oggi vuole ricordare che le multinazionali abbandonano il nostro territorio perché non esistono politiche industriali. Il Prefetto dovrà sollecitare il presidente Fico affinché scenda in campo e dia delle risposte concrete. Gli annunci non servono più. Il Presidente Fico si assuma la responsabilità di convocare Pisano, tutte le parti, i sindaci, e ricomporre un tavolo per trovare una soluzione. Noi non siamo legati a una proposta in particolare: chiediamo che ci sia la possibilità di tornare al lavoro, con un’occupazione stabile e mantenendo i livelli salariali attualmente in essere”. Anche il segretario provinciale della UglM, Ettore Iacovacci, chiama direttamente in causa la Regione che, a sua detta, “può avere un ruolo importante per lo spostamento del sito di Fonderie Pisano. Il gruppo salernitano non lascerà finché la Regione o l’ASI non troveranno una soluzione alternativa”.



