Un libro che si fa omaggio a una famiglia che per circa cinquant’anni, quelli a cavallo tra la fine dell’Ottocento e il periodo antecedente la svolta razzista impressa dal regime fascista, ha incarnato la migliore e più efficiente immagine di Napoli. E’ “Ascarelli. Una storia italiana” di Nico Pirozzi. Sarà presentato questo pomeriggio, alle 17.30, al Circolo della stampa. Interverranno Ottavio Di Grazia, Marco Cillo e Gianni Colucci. Nella città del Vesuvio, dove Pacifico (il padre di Giorgio, fondatore dell’Associazione Calcio Napoli), Moisé e Settimio Ascarelli hanno a lungo vissuto, e dove sono nati i loro figli e nipoti, il loro cognome ha avuto modo di coniugarsi con tantissimi vocaboli: lavoro, sport, cultura, religione, politica, arte, genialità e, soprattutto, mecenatismo. La loro ascesa nel mondo del commercio e dell’industria ebbe a coincidere con gli anni del cosiddetto “Rinascimento napoletano”, quando il fiorire di sane attività imprenditoriali lasciava intravedere per la Campania la possibilità di riscattarsi da quella condizione di subalternità economica nella quale era sprofondata ancor prima dell’uscita di scena dei Borbone. Comprendere i motivi, per i quali nel breve volgere di pochi decenni l’oblio abbia avvolto e travolto la storia di questa famiglia di imprenditori di religione ebraica, la cui visione del mondo e delle cose superava di gran lunga i confini del tempo nel quale sono nati e vissuti, è solo uno dei tantissimi misteri che continuano a fare da sfondo a una Napoli dalle troppe e spesso ingiustificate contraddizioni, e dagli altrettanto ingenerosi stereotipi e pregiudizi



