Venerdì, 5 Giugno 2026
03.13 (Roma)

Ultimi articoli

Le miniere di Tufo, la vita della comunità tra duro lavoro e sacrificio

Venerdì 6 dicembre a Tufo, presso la sala del Comune, si è svolto il convegno “ S. Barbara e i minatori: tra fede e lavoro”. Sono intervenuti il sindaco dott.Nunzio Donnarumma, il consigliere comunale delegato alla Cultira prof. Cesare Carpenito, il parroco di Tufo Don Francesco Luca Russo,  la prof.ssa Cecilia Valentino, autrice del libro” Le miniere di Tufo. La città sotterranea”. Ha concluso l’incontro S.E. Mons. Felice Accrocca, Arcivescovo Metropolita di Benevento. Pubblichiamo di seguito l’intervento di Cecilia Valentino.

 Il mio lavoro Le miniere di Tufo. La città sotterranea  risale al 2001 e raccoglie le testimonianze degli ex minatori delle miniere di zolfo e delle donne che lavoravano  nei mulini, dove il minerale veniva ridotto in polvere per farne anticrittogamico.

Il libro, edito da De Angelis di Avellino con il patrocinio della Provincia e del Comune di Tufo, è illustrato dalle foto di Guido Giannini, fotografo napoletano che ha collaborato con molti giornali, da Il Mondo di Pannunzio al Manifesto.

Le miniere di zolfo si trovano nella media valle del Sabato, sono state sfruttate per circa 118 anni e nel 1984 furono chiuse. Le gallerie furono murate e solamente i mulini, dove veniva insaccato il minerale importato, rimasero in attività fino agli anni ’90 del secolo scorso.

Dalla fine dell’Ottocento l’industria estrattiva rappresentò un aspetto importante dello sviluppo industriale di una provincia  povera del Mezzogiorno interno, caratterizzata da un’economia prevalentemente agricola.

Fin dal 1984, quando le miniere furono murate, gli enti locali hanno parlato di recupero degli edifici. Nel 1998  le miniere e i mulini furono acquisiti al patrimonio pubblico, ottenendo il riconoscimento della Soprintendenza BAAS a monumento storico di interesse nazionale.

Si pensò allora di realizzare un parco o un Cammino di Santa Barbara sull’esempio di altre regioni con importanti attività  minerarie. Infatti a conclusione del libro scrivevo: “Ci auguriamo che si concretizzi il progetto di restauro …E’ auspicabile che si provveda al più presto a salvare dal degrado una struttura che potrebbe essere riqualificata ed entrare in un circuito di turismo culturale ed ambientale”.

Sollecitata dai  tanti amici di Tufo, ricordo Sandor Luongo , Francesco Nigro, il sindaco di allora Carmine Campanile e tanti altri, l’elenco sarebbe lungo,  decisi di ricostruire la storia delle miniere e poiché l’archivio e i documenti della miniera non erano consultabili, pensai di raccogliere le testimonianze  dei protagonisti di quella storia: i minatori e le “molinare”, testimoni di un’epoca ormai lontana, molti di loro non sono più tra noi.

Accanto alle esigenze di storia orale, utile per  salvare  le testimonianze di chi ha lavorato in quella struttura, il senso di questo mio lavoro è stato la volontà di contribuire al recupero del patrimonio di archeologia industriale, rappresentato  dai ruderi  fotografati in modo suggestivo dall’obbiettivo di Guido Giannini.

Ho scelto la storia orale per parlare delle miniere di Tufo, perché mi interessava ricostruire un aspetto della vita del paese parlando con i protagonisti ed i testimoni di un mondo scomparso e che era ancora vivo nel ricordo degli anziani.

Questo mio lavoro, infatti, è la storia delle miniere attraverso il rapporto dei lavoratori  con il proprio vissuto.

Venendo qui a Tufo con continuità sono entrata in relazione con le memorie e i ricordi di tante persone ed ho provato un sentimento di profonda adesione umana, perché la storia orale è l’arte dell’ascolto e della relazione.

Attraverso la storia orale si può scrivere la storia delle classi  non egemoni, infatti la storia del movimento operaio  e la storia delle donne si servono della fonte orale come strumento per ricostruire il  vissuto dei  ceti emarginati.

Molte testimonianze mi hanno emotivamente coinvolta: ricordo con commozione le parole di molti lavoratori, come Franchino Troisi, Cesare Carpenito, nonno del nostro amico Cesare, Berardino Zoina e tanti altri. Un ricordo particolare ho di Michele Grieco che mi ha dato una sua foto di quando lavorava in Belgio. La foto lo ritrae con il fazzoletto rosso al collo e sullo sfondo i pozzi della miniera e la scritta  “Vive Saint Barbe”. E questa foto insieme a una bella foto del gruppo dei minatori da me intervistati vorrei farne dono al Comune di Tufo,  come testimonianza di quel lavoro.

Molti minatori hanno parlato della  dura esperienza di emigrante in Belgio nelle miniere di carbone e alcuni hanno ricordato il disastro di Marcinelle, nel 1956, fra le vittime vi furono molti minatori italiani e anche  alcuni tufesi.

La cosa più interessante che mi ha spinto verso questo tipo di approccio sono state le interviste alle donne.

Voglio ricordare le donne che ho conosciuto con le quali ho avuto un bellissimo rapporto d’amicizia: indimenticabili Ciglia e Odemia Mordente, Evelina Molinaro e molte altre che, superata la timidezza iniziale sono state felici  di ricordare la giovinezza, anche se per tutte sono stati anni di dura fatica e sacrifici.

Ho conosciuto la maestra Michelina Tartaglia che ha ricordato commossa gli anni in cui ha insegnato a Tufo. La maestra Tartaglia la ricordo ormai molto anziana ma lucida e sempre determinata,  mi è stata di molto aiuto per testimoniare il ruolo importante avuto dalle maestre in una realtà dura e difficile qual era la vita nei paesi.

I genitori mandavano i figli a scuola e ci tenevano che avessero un’istruzione. – ricorda Trataglia- Molte volte li mandavano anche se non avevano  l’età , perché la maestra era vista come colei che poteva custodire i figli piccoli quando le mamme erano costrette a  lavorare ai mulini.”

Dalle testimonianze emerge il ricordo di un paese vivace e popoloso e la miniera rappresentava  un’importante risorsa: Era una vita di duro lavoro e pochi divertimenti, ma eravamo tutti più semplici ed allegri, ricorda un testimone che entrò in miniera a 13 anni.

Molti hanno ricordato il lavoro minorile, ragazzi di 12-13 anni che lavoravano  ai mulini e anche in miniera,  come manovali.

Le testimonianze delle donne sono state le più appassionate: nel ricostruire la loro vita, tante di loro hanno parlato della difficoltà di dover conciliare  il duro lavoro con la propria vita di donne; alcune hanno parlato di lavoro minorile e di molestie subite, ma anche dei primi movimenti sindacali per difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

Quando sono stata io ai mulini – ricorda commossa Ciglia – c’era il sindacato, eravamo unite e ci sapevamo difendere, ma ai tempi delle nostre madri la donna era schiava! Che sapiti che hanno passato e povere mamme noste!

Il lavoro da schiave, come lo definisce Ciglia Mordente, era soprattutto quello delle donne che all’inizio del Novecento andavano a lavorare ancora bambine.

Ricorda infatti  Franchino Troisi, addetto agli argani in miniera, che la madre cominciò a lavorare al vecchio mulino Lo Raio: “ Aveva appena 8 anni e per 12 ore doveva buttare con le manine il minerale già ridotto in piccole pietre nelle mole.”

La madre di Cesare Carpenito rimasta vedova con sei figli piccoli lavorava ai mulini : “ Era una vita di sacrifici, usciva alle sei del mattino e lasciava i figli soli, affidati alla vicina di casa.”

Molti dei lavoratori che ho incontrato hanno accettato subito di parlare e ricordare la loro dura vita perché dicevano: “ I giovani debbono sapere quanti sacrifici hanno fatto i vecchi per vivere e consentire ai figli una vita migliore “.

Certamente la fonte orale che ho utilizzato per questo mio lavoro potrebbe essere imprecisa, perché soggetta all’emotività del ricordo, ma a questo proposito voglio riportare le parole dello storico Sandro Portelli sul valore  delle fonti orali.

Nel suo libro sulla storia delle acciaierie di Terni attraverso le interviste agli operai, Portelli scrive: “ Ciò che mi ha più coinvolto  della storia  orale non è la sua attendibilità, ma la frequenza e ricchezza  di ricordi  dove si addensa la funzione valutativa del racconto, il giudizio, il sogno, il desiderio…

Chiudo con una poesia tratta dal libro di Cesare Carpenito Sulphur, sull’alluvione nelle miniere  del 1951.

La poesia fa parte di una  sorta di Spoon River scritta dal Professore, l’io narrante del bel libro di Cesare.

La ditta De Muse pose…

 …in memoria dei suoi eroici

minatori,

periti nel tentativo estremo

di salvare dall’allagamento

la Galleria Riscossa.

Una prece

va ai caduti,

il sacrificio dei quali

resterà scolpito nella collettiva

coscienza

con tratti di sulfureo coraggio.

Condividi

Cronaca

Associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e spaccio di sostanze stupefacente con base nel Serinese e capeggiata dal 26enne Mario…

Processo Aste Ok, l’organizzazione contestata dalla Procura non avrebbe i requisiti previsti dalla legge per essere qualificata come associazione di…

In arrivo alla Procura di Avellino tre nuovi sostituti procuratori, assegnati con la recente delibera del Consiglio Superiore della Magistratura….

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

TUFO – Ritorna giovedì 8 maggio, alle 20, nella suggestiva cornice di Piazza Umberto I, la tradizionale rappresentazione sacra “La Cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso”, per tutti l’“Opera di San Michele”, appuntamento identitario e profondamente sentito dalla comunità di Tufo. La manifestazione, inserita nei festeggiamenti in onore di San...

Ritorna a Tufo l’Aperitivo Letterario, l’appuntamento culturale che unisce la passione per la lettura al piacere della condivisione. L’evento si terrà venerdì 30 maggio alle ore 19:00 presso la Biblioteca Comunale di Tufo. Protagonista della serata sarà Gaetanina Longobardi, autrice del romanzo “Tuono”, un’opera intensa e coinvolgente ambientata nel misterioso...

E’ uno dei simboli dell’identità di una comunità. E’ il dramma sacro “La Cacciata degli Angeli ribelli dal Paradiso” in scena a Tufo l’8 maggio, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Michele Arcangelo, che si tengono, tradizionalmente. La rappresentazione, della durata di un’ora c.a., si caratterizza per un...

Una nuova progettualità di città da trasmettere alle nuove generazioni. E’ l’idea da cui nasce il volume Agorà Ombre e storia nelle piazze di Avellino”, edito dalla Valle del Tempo, a cura di Antonetta Tartaglia, Gianni Festa, Cecilia Valentino, Maria Grazia Cataldi, dedicato alla memoria di Armando Montefusco e Andrea...

Ultimi articoli

Attualità

Atripalda si conferma in prima linea nella battaglia per i diritti. La conferma arriva dall’Irpinia Pride, in programma domenica 14…

Grottaminarda – Da queste parti, non c’era mai stato. Quello di sabato sei giugno, nella cittadina ufitana, è un appuntamento…

di Franco Festa – Nel convento di san Francesco a Serino, con la presenza di Sua Eccellenza il vescovo di…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy