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Le feste di mezz’estate, il culto di San Giovanni tra devozione, riti e tradizioni

di Virgilio Iandiorio

Il 24 giugno potrebbe ben definirsi una festa “europea” in onore del santo fatto decapitare da Erode Antipa al tempo  di Gesù. Si festeggiava, in passato, un poco dappertutto nei paesi d’ Europa la notte di San Giovanni, la notte più breve dell’anno o del solstizio d’estate.

La diffusione del culto di San Giovanni Battista è dovuta anche alla tradizione antica, che sulla scorta di passi del Vangelo di San Luca, ne aveva fatto un uomo pervaso dallo Spirito Santo sin dalla nascita.

Le feste di mezz’estate, come le definì James G. Frazer nel suo Il Ramo d’oro, pubblicato nel 1922, “fiorirono in tutto questo lato del mondo, dall’Irlanda alla Russia, dalla Svezia e la Norvegia fino alla Spagna e alla Grecia. Secondo un autore medievale i tre caratteri importanti della celebrazione di mezz’estate erano i falò, le processioni per i campi con le torce accese, e l’uso di far ruzzolare una ruota”.

Altre usanze  si sono conservate ,almeno fino a non molto tempo fa, in diversi paesi del Mezzogiorno e nella provincia di Avellino in particolare.

Tutti sanno che per fare il nocillo o nocino, che dir si voglia, bisogna cogliere le noci il giorno di S. Giovanni. Così questo ottimo digestivo casareccio è legato alla festività del Santo. Anche i contadini legavano intorno al tronco degli alberi di noce delle spighe di grano per assicurarsi una buona mietitura,

Alcuni detti popolari si riferiscono alla stagione della mietitura che inizia a fine giugno, almeno nell’avellinese:” San Gioanne, fauce nganne” [San Giovanni, la falce al collo]. Era, infatti, costume dei contadini portare la falce sulla spalla.

Nei paesi dell’Irpinia anche le relazioni sociali erano influenzate dalla devozione per il Santo. Si chiamava “compare di S. Giovanni” il padrino del primo figlio. Con la speranza di avere un buon marito, le ragazze chiedevano:” San Gioanne, San Gioanne che sciorte me manne? [S. Giovanni, S. Giovanni che buona sorte mi mandi?].

Nel passato la preghiera a San Giovanni, per trovare un buon marito.  sconfinava in forme di superstizione, tanto che il Cardinale di Benevento, Vincenzo Maria Orsini, diventato papa Benedetto XIII (1724-1730), tuonò contro le diffuse superstizioni dei fedeli della sua archidiocesi. In particolare contro quella del cardo di San Giovanni. Nei paesi della archidiocesi beneventana, nella notte tra il 23 e il 24 giugno, le giovanette in attesa di marito. ma anche donne più in là con gli anni ancora in cerca di trovarne uno, andavano nei campi e sradicavano un cardo e lo deponevano sul davanzale della finestra. Al mattino, andavano con grande trepidazione ad osservarlo. Il cardo era fiorito? Buon segno! Voleva dire che il marito sicuramente si sarebbe trovato. Il cardo era invece appassito?  Voleva dire che bisognava rassegnarsi, perché lo sposo non si sarebbe mai appalesato.

 

 

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