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Federazione Civica Associazioni del Sud: aree interne, promuovere processi di Restanza e Accoglienza. Necessarie nuove politiche per lo sviluppo

Riaccende il dibattito sullo sviluppo del Mezzogiorno, a partire dal dossier “Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne” la Federazione Civica Associazioni del Sud, ponendo l’accento sul “silenzio totale di tutte le forze politiche e partitiche da giorni” che ha accompagnato la pubblicazione del passaggio del documento in cui si parla, a proposito di aree interne, di Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile.

“Il dossier, fino a quella famigerata pagina – si legge nella nota della Federazione – riporta con dovizia di dati ed analisi la drammatica situazione delle aree interne. Alcune soluzioni prospettate per fare da argine a questo fenomeno sono condivisibili, altre no e sicuramente non ne sono individuate altre ed alternative. In definitiva è un dossier che contiene molte contraddizioni ma tutto faceva presagire che si dovevano trovare le giuste soluzioni per tutte le realtà urbane. Ed invece in quella “pagina 45” di fatto si annuncia e si disciplina “il fine vita”, se non si è capito male, per 3834 piccoli comuni che hanno una popolazione complessiva, ad oggi, di circa 13.000.000 di cittadini italiani. Strano che il termine fine vita venga, di fatto, adottato per il destino di tanti comuni ma poi diventi urticante quando sono in ballo i diritti di ogni cittadino. Bene, possiamo dire che nelle previsioni della politica nazionale per i prossimi anni si prevede la trasformazione di quasi il 50% dei comuni italiani in altrettante RSA”.

“Sinceramente – si sottolinea nella nota – non si comprendono le logiche di alcune scelte politiche. Una ulteriore scelta sciagurata come quella dell’autonomia differenziata. Appunto, la volontà di fare la differenza tra cittadini e cittadini a seconda di quale latitudine vivano oppure se hanno la fortuna di vivere nel centro e non nella periferia territoriale. Eppure qualche soluzione per scongiurare l’abbandono delle aree interne nel dossier è indicata. Non si comprende perché non si debba adottare per quei Comuni i cui tempi di percorrenza per raggiungere un polo-intermedio urbano siano superiori ai 30 minuti. Proprio per questi ultimi devono ricercarsi le politiche giuste, intanto per ridurre i tempi di percorrenza e per dotarli dei servizi essenziali”.

Di qui la scelta di porre con forza le seguenti questioni:

  • individuazione di ambiti territoriali di area vasta stabili (anche in accordo tra le Regioni interessate) per la erogazione dei servizi di base che possono anche prevedere assetti temporanei a geometrie variabili in riferimento a specifici ambiti ottimali di servizi superiori o a particolari strategie di intervento;
  • organizzazione (con uso spinto anche delle nuove tecnologie per la erogazione dei servizi di base e secondo modelli avanzati ed innovativi che tengano conto della particolarità del sistema territoriale organizzato in più centri da servire in genere in un tempo di accessibilità reciproca tra ogni comune e gli altri non superiore a 30 minuti);
  • adeguamento delle infrastrutture per la mobilità interna all’area vasta per migliorare le condizioni di accessibilità interna e verso l’esterno;
  • promozione di progetti di sviluppo e valorizzazione delle economie locali ed in particolare di quelle tipiche e tradizionali;
  • progetti strutturati di accoglienza (in particolare di persone immigrate) ma anche di residenti temporanei, turisti e progetti di restanza per gli attuali residenti che prevedano anche forme di incentivazione;
  • favorire la complementarietà di ruoli e funzioni per i diversi Comuni compresi nell’ambito di area vasta per superare inutili atteggiamenti di competizione e concorrenza, favorendo, invece,  un forte spirito di collaborazione e cooperazione tra le amministrazioni comunali e, soprattutto, tra le diverse comunità.
  • Di qui la richiesta di un “riequilibrio territoriale ed adeguamento istituzionale (in particolare EE.LL.) come prioritarie condizioni per rallentare lo spopolamento del sud e delle aree interne e rallentare i fenomeni di inurbamento, anche per evitare pressioni fuori controllo sulle poche aree forti del paese. Ancora una grande agricoltura come quella delle nostre Regioni Meridionali, con numeri davvero sorprendenti per qualità e quantità, dovrebbe essere adeguatamente valorizzata e potenziata con interventi in termini di infrastrutturazione per i trasporti e la logistica. Ed anche nei modelli organizzativi della produzione, della commercializzazione, della promozione e dell’export, così come anche della ricerca e della sua applicazione. Promuovere infine, soprattutto nelle aree interne, processi di Restanza e di Accoglienza; l’Italia, paese in forte crisi demografica dovrebbe avere interesse a definire politiche di accoglienza che favoriscano la integrazione di quote adeguate di popolazioni migranti (nell’ambito comunque di una politica comune UE) che devono trovare nel nostro paese non il territorio di passaggio verso altre realtà ma luoghi e territori in cui immaginare di fondare una nuova esperienza di vita (l’Italia deve diventare un paese attrattivo). Occorrono politiche nuove per il Mezzogiorno che avrà un futuro di sviluppo e benessere se riuscirà ad essere un riferimento di innovazione e cultura per l’intero bacino del Mediterraneo”

 

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