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“Le voci delle pietre”, la scrittrice Giaquinto: qui nulla è cambiato ma io non mi arrendo. Aterrana può essere salvata

Torneranno a risuonare anche quest’anno “Le voci delle pietre – Monologhi per ridare voce agli antichi abitanti del paese”,  in scena il 31 agosto, presso il cortile di Palazzo Rocco di Aterrana. Torneranno a raccontare storie di uomini e donne vissute tra i vicoli del borgo, contadini, streghe, madri, personaggi reali e immaginari come l’uomo di Neanderthal, che abitava le grotte della frazione montorese con il suo grido di dolore per il borgo dimenticato, o la “pazza”, le cui urla si sentivano nella notte, perchè non riusciva ad accettare la morte del figlio. In scena  Carmine Iannone con “La Ferrari”, Angelo Sateriale con “Totore” e “Arturo, l’uomo di Neanderthal”, Fiorella Zullo in “Chiedetelo alla luna” che restituiscono anima e corpo ai testi della scrittrice Licia Giaquinto, che da anni porta avanti la battaglia per salvare il borgo. Poichè Aterrana continua a morire. La scrittrice, cresciuta tra vicoli, casette in pietra con scalini esterni, balconcini dallo stile barocco, cortili con antichi pozzi, finestre squadrate da cornici di pietra, non smette di far sentire la sua voce “Nulla è cambiato, questo borgo sembra immobile. In pochi hanno ascoltato in questi anni i miei appelli mentre diventa sempre più difficile dialogare con le istituzioni, sia a livello comunale che provinciale e regionale. Eppure continuo a credere che questo borgo, se debitamente restaurato, possa diventare un grande attrattore turistico, grazie ai boschi che lo circondano, ai sentieri per gli amanti del trekking, alle antiche corti che possono accogliere manifestazioni ed eventi culturali ed enogastronomici, alla posizione strategica, a poca distanza da Salerno e dalla costiera E’ un luogo incantato che va salvato ad ogni costo”.

Sottolinea come “Nello spettacolo ho scelto di partire dalle voci di abitanti le cui esistenze sono rimaste scolpite nelle pietre, a partire dalle grotte dell’uomo di Neanderthal, sotto la rupe del diavolo, che appartengono alla nostra tradizione. Sono cresciuta in questo borgo e ci sono rimasta fino all’età di 10 anni, la casa dei miei nonni era sulla cima del paese, immersa nel verde dei boschi. Anche quando sono andata via, ho conservato un legame forte con il territorio e la sua cultura, intrisa di misteri e storie arcane. Una cultura che ho cercato di mantenere viva anche attraverso i miei libri come testimoniano “La janara” e “La briganta e lo sparvierro”. E oggi, dopo aver cercato di difendere quella cultura, lotto per salvare le pietre di questo borgo. Ma è una fatica immane, ci sono ancora uomini e donne che abitano qui ma non ci sono scuole. nè negozi o spazi di aggregazione, inevitabile che non si crei una comunità”.

Non nasconde la sua amarezza Giaquinta “Per tanti continuo ad essere la straniera e continuo ad essere guardata con diffidenza dagli stessi montoresi, come se non accettassero che una scrittrice che vive fuori possa formulare proposte per rilanciare il borgo. Ma io non voglio dare lezioni a nessuno, voglio solo che Aterrana torni a vivere”. Spiega come “si parla tanto del rilancio di aree interne ma bisogna fare i conti con la difficoltà di fare rete e con problemi di carattere pratico legati alla mancanza di volontà delle amministrazioni o dei privati di investire nel restauro delle proprie abitazioni. Anche dalla Sovrintendenza e dalla Regione non ho avuto risposte soddisfacenti. Sarebbe bello, invece, riunire i tanti che lottano per far rinascere i piccoli paesi, ragionando insieme su leggi e fondi che possono essere utilizzati, incoraggiando, ad esempio, i giovani ad aprire nuove attività economiche”. Non nasconde la sua amarezza per un borgo “sopravvissuto al sisma ma poi devastato dall’ansia di guadagno. Per intascare fondi, architetti, ingegneri, amministratori, hanno cominciato a costruire tra i palazzi case popolari, quelli che chiamo i bubboni sulla costa terrestre, distruggendo il paesaggio. Un paesaggio a cui ho voluto dedicare anche un’antologia che riunisce l’omaggio ad Aterrana di poeti e scrittori”. Ma Giaquinto non si arrende “Io vado avanti. Poichè Aterrana può essere salvata”

 

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