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Alto Calore: spunta il nome dell’ex assessore regionale De Felice

Oggi alle 15 si riunisce l’assemblea dell’Alto Calore per eleggere il nuovo manager. I sindaci soci dovranno tirare l’intesa su un profilo politico o un tecnico.

Complicata la scelta di un politico, si era pensato in un primo momento di puntare su Vincenzo Belgiorno, ex direttore generale dell’Ente idrico campano.

Professore ordinario di Ingegneria sanitaria ambientale presso l’Università degli Studi di Salerno, Dipartimento di Ingegneria Civile, docente dei corsi di Impianti di trattamento sanitario ambientale, gestione dei rifiuti solidi, bonifica di siti contaminati.

Sempre che Belgiorno accetti l’incarico, cioè di raccogliere una patata bollente: non solo infatti c’è bisogno di portare la società fuori dal concordato preventivo, evitandone il fallimento o comunque la privatizzazione pure solo in parte, ma anche fare fronte all’emergenza idrica e magari neutralizzare anche l’aumento della tariffa.

Ma c’è poi un altro nome che troverebbe ancora più ampia convergenza. Si tratta di Alfonsina De Felice, giurista di riconosciuto prestigio nazionale ed ex assessore regionale nella giunta Bassolino.

La sua designazione nasce da un accordo quasi unitario tra i sindaci dell’assemblea, intenzionati a imprimere un deciso cambio di passo nella gestione dell’ente idrico.

Professoressa ordinaria di Diritto del Lavoro all’Università di Napoli “Federico II” e già Consigliera della Corte di Cassazione, De Felice ha maturato una solida esperienza istituzionale, con incarichi di primo piano nel settore pubblico. Tra questi, la presidenza dell’ATO 3 Sarnese-Vesuviano e della società GORI, oltre alla recente nomina a Commissario straordinario della Camera di Commercio di Napoli.

Una scelta che porta alla guida di Alto Calore un “super manager” indipendente, autorevole e competente, chiamato a garantire rigore gestionale e visione strategica in una fase decisiva per il futuro del servizio idrico di Irpinia e Sannio.

L’attuale presidente dimissionario dell’Alto Calore, Antonello Lenzi, si era detto disponibile a restare alla guida della società di Corso Europa a patto di aver un sostegno unanime, condizione difficile da raggiungere..

Sulla questione Alto Calore intanto interviene il Comitato Uniamoci per l’acqua: “Anche con il nuovo amministratore unico le reti idriche resteranno obsolete, rotte e danneggiate, visto che portano i segni di sessant’anni di fatica; i debiti continueranno ad esserci, e non sono pochi, con il tentativo di aumentare le tariffe, per ora messo da parte. Ma non accantonato del tutto. E con il risultato finale che, quotidianamente, i cittadini restano quotidianamente senza risorsa idrica. Mentre gli ultimi dati dell’Osservatorio permanente, risalenti alla fine di questo mese, sugli utilizzi idrici classifica le province di Avellino e Benevento, insieme a Puglia, Lazio, Basilicata definiscono il momento con la ‘severità’.

Quello che più interessa è che possa cambiare il modo di gestire Alto Calore. Così pensa il Comitato ” Uniamoci per l’acqua”.

Che si augura, e richiede, una ‘governance collegiale: basta con l’Amministratore Unico da sacrificare sul rogo. Serve un organismo plurale, con tecnici indipendenti e rappresentanza dei sindaci’.

Vincolo sulla finanza ponte: la Regione metta le risorse solo se legate a un piano scritto e pubblico di rifacimento reti, con cronoprogramma e verifica semestrale.

Stop agli aumenti tariffari: nessun rincaro per famiglie e imprese finché non si garantisce l’acqua h24.

I costi straordinari vanno coperti da fondi regionali e nazionali.

Trasparenza con il Tribunale: i commissari del concordato devono avere garanzie vere e atti chiari, non rinvii e promesse.

Assunzione di responsabilità dei sindaci: soci dell’ACS e rappresentanti delle comunità.

Non basta ratificare un nome: occorre pretendere lo stato di emergenza nazionale e un tavolo permanente con Governo e Regione.

Se i sindaci continueranno a giocare al teatrino delle correnti, l’Alto Calore affonderà e con esso il diritto all’acqua per migliaia di famiglie.

Non servono facce nuove da bruciare, serve un cambio di modello e di coraggio”.

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