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Avellino ha sognato l’America con l’Orchestra Zenit

Rosa Bianco

Sabato 25 ottobre, il Teatro Eliseo di Avellino ha vissuto una serata di straordinaria eleganza e intensità emotiva. Il terzo appuntamento della rassegna “Sinfonie d’Autore 2025” ha offerto al pubblico un viaggio sonoro dal respiro internazionale: “America’s Dream”, un titolo che già prometteva un racconto di libertà, modernità e nostalgia, ha mantenuto tutte le sue promesse.

 

Sul palco, l’Orchestra da Camera Zenit 2000, guidata dal gesto sicuro e ispirato di Massimo Testa, ha intrecciato con raffinata coesione le voci di tre grandi compositori americani: George Gershwin, Samuel Barber ed Eric Ewazen. Accanto a loro, protagonista assoluto della serata è stato Rolando Costagliola, virtuoso della marimba, che ha saputo trasformare il suo strumento in un caleidoscopio di timbri, emozioni e suggestioni.

 

La marimba, spesso relegata a un ruolo di contorno nelle orchestre tradizionali, ha trovato qui la sua piena nobiltà solistica. Costagliola ha saputo far dialogare il calore del legno con la trasparenza orchestrale, disegnando paesaggi sonori che evocavano tanto le pulsazioni metropolitane di New York quanto i silenzi rarefatti delle grandi pianure americane.

 

La direzione di Massimo Testa ha coniugato rigore e libertà, restituendo con sensibilità il carattere di ciascun autore: il jazz sinfonico e brillante di Gershwin, la malinconia lirica di Barber, la modernità luminosa e introspettiva di Ewazen. L’ensemble Zenit 2000, impeccabile nella resa timbrica e nella precisione d’insieme, ha dato prova di maturità e compattezza rare, confermando il proprio ruolo di eccellenza nel panorama cameristico italiano.

 

Ma ciò che ha reso questa serata davvero speciale è stato il dialogo fra culture: l’America di questi autori non è apparsa come un altrove lontano, ma come uno specchio in cui l’Europa, e l’Italia in particolare, si sono riflesse con curiosità e affinità. Un sogno americano, dunque, ma filtrato dalla sensibilità di chi sa ascoltare e reinterpretare, non imitare.

 

Alla fine, lunghi applausi e un entusiasmo sincero hanno suggellato un evento che resterà impresso nella memoria del pubblico avellinese: “America’s Dream” non è stato soltanto un concerto, ma un incontro tra mondi, un ponte sonoro fra passato e futuro, fra radici e orizzonti.

In un tempo che spesso dimentica il valore dell’arte come esperienza collettiva, la rassegna Sinfonie d’Autore ha ricordato a tutti quanto la musica, ancora oggi, sappia unire le persone in un unico respiro di bellezza.

 

 

 

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