“E’ la consapevolezza di un mondo carico di dignità a caratterizzare lo sguardo che Carlo Levi rivolge alla Lucania dove lui, medico e intellettuale piemontese, giunge perchè confinato. Uno sguardo che attraversa ogni pagina di “Cristo si è fermato a Eboli”, opera che acquista un forte valore politico proprio perchè non apertamente politica”. A sottolinearlo il professore Toni Iermano nel corso del confronto alla Biblioteca Provinciale, dedicato a Carlo Levi, a 50 anni dalla morte, frutto dell’incontro tra i Gruppi Lettura della Biblioteca Provinciale e del Centro Dorso, introdotto da Nadia Severino della Biblioteca Provinciale e dal professore Nunzio Cignarella e da Giuliana Freda del Centro Dorso. Ed è una riflessione che attraversa passato e presente del Sud a prendere forma nel dibattito che ricorda, come spiega Iermano, il valore del confronto, dello stare insieme, da cui scaturiscono sempre nuove idee. “Levi – prosegue Iermano – trasforma un’esperienza autobiografica in un tassello della storia del nazione, del cammino verso la libertà, in contrasto con un’opera come L’orologio apertamente politica, che ci consegna uno spaccato dei palazzi del potere. Assistiamo alla riesumazione di un mondo di cui in pochi sapevano l’esistenza, una rappresentazione che assume il valore di una rinascita possibile. L’obiettivo era quello di fare in modo che il Sud fosse guardato con occhi diversi, non come una terra da colonizzare ma come un mondo nel mondo, con sue regole, con una sua storia, che deve essere preservato dal processo di omologazione. E’ un universo verso cui Levi non dimostra mai di avere un senso di superiorità ma per il quale nutre un profondo rispetto. Poichè in questo mondo ‘senza viso’ ci sono un’infinità di storie e racconti. E’ un mondo che deve essere accompagnato verso i processi di trasformazione”. Ricorda come “il tempo della storia con Cristo e senza Cristo riescano a convivere nella Lucania raccontata da Levi, senza conflitto e proprio per questo possono generare un cambiamento”. Per ribadire come l’unica speranza di riscatto per questa terra è per Levi nel “miglioramento delle condizioni di vita della classe proletaria, attraverso l’alleanza tra Nord e Sud, attraverso un processo di trasformazione che parta dal Sud stesso. Una prospettiva non diversa da quella indicata dal Dorso azionista”.
Iermano non dimentica le polemiche che l’opera di Levi suscitò tra le file del Pci, come testimoniano i giudizi durissimi di Carlo Muscetta e di Mario Alicata “polemiche, come spiegherà lo stesso Levi, dettate dalla volontà di contrapporsi a un testo poichè non sorretto da un intento strettamente ideologico. Mentre in Levi alla volontà di una riflessione di carattere politico si accompagna sempre il senso artistico. Eppure scegliendo la strada dell’arte, facendo cultura, finisce per fare anche politica, mostrandoci come possiamo essere se accettiamo la ricchezza di quella terra”. A soffermarsi sulla chiave di lettura differente scelta per raccontare il Sud anche i professori Nunzio Cignarella ed Ermanno Battista “La questione meridionale viene affrontata attraverso un punto di vista diverso, affidandosi a uno sguardo narrativo anche grazie ad opere di scrittori come Corrado Alvaro e Ignazio Silone e in questo modo finisce per essere sviscerata, portando alla luce nuove angolazioni della condizione del Mezzogiorno. Un Mezzogiorno che secondo Levi ha bisogno di ripartire dall’autonomia, immaginando una federazione di comunità autonome che non fossero subordinate al potere centrale, a indicare la strada della partecipazione democratica dal basso”.




