Antonia Ruggiero non ha mai perso la passione per la politica. Dopo anni da protagonista, in cui ha ricoperto incarichi importanti – consigliera regionale, presidente della Commissione Politiche Sociali della Regione Campania, ad assessore provinciale –, ha scelto però di defilarsi dalla politica attiva: lo ha fatto per coerenza, dice.
“Forza Italia non è più la stessa, quella vera. È cambiata molto. Oggi non mi riconosco più in questo partito. Vedo una netta chiusura, sia verso l’esterno sia verso l’interno. Persone che hanno dato un contributo importante quando Forza Italia era un grande partito e con il Pdl, oggi non vengono più prese in considerazione. Io stessa non ho più trovato spazio in quella che era la mia casa politica. Le scelte fatte, soprattutto sulle candidature regionali, hanno ulteriormente accentuato il mio allontanamento: sono state messe in lista persone che non provenivano né dal partito né da un percorso coerente con il centrodestra. Non si valorizzano le radici, la storia di chi deve rappresentare un territorio a livello regionale o nazionale. Il mio allontanamento nasce proprio da questo”.
Lei ha iniziato quando c’era Silvio Berlusconi, qual è oggi l’eredità politica del Cavaliere?
“Berlusconi ha segnato più di tutti la vita di questo Paese, ha insegnato la volontà di osare, la capacità di riuscire, la ricchezza delle relazioni, la forza della comunicazione. Ha cambiato la Storia, ha rivoluzionato la politica, ha fatto crescere generazioni di politici, è stato esempio, stimolo per tanti. Berlusconi rivive in ciò che ha realizzato, nei ricordi di chi ha avuto il privilegio di essere con lui, di prendere parte alla sua visionaria rivoluzione politica, economica, culturale e imprenditoriale. Berlusconi ci ha regalato il sogno di partecipare al futuro, creando una corrente inedita di pensiero e di concretezza. Ha dimostrato ad una intera generazione che ciò che si vuole si può, si deve realizzare. Molti oggi si nascondono dietro il nome di Berlusconi ma non interpretano il suo pensiero né rispecchiano il suo agire politico. Berlusconi era l’anima del partito: un leader carismatico e allo stesso tempo democratico perché teneva in grande considerazione la militanza, il legame dei candidati con il territorio e l’impegno di ciascuno per il partito. Era una persona di una generosità unica. Un’eredità come la sua è impossibile da gestire. Credeva profondamente e in maniera disinteressata nel progetto politico e nelle persone che lo accompagnavano. Spero davvero che i figli possano scendere in campo: Marina e Pier Silvio sono persone di grande spessore e potrebbero dare una svolta, al partito restituendo dignità e identità a Forza Italia e rinnovando la classe dirigente del centrodestra”.
Che cosa ne pensa della “scossa liberale” di Occhiuto, una iniziativa che sembra essere proprio nel segno di Berlusconi?
“Come dicevo, Berlusconi continua ad essere esempio di volontà, determinazione e lungimiranza. Spero che i suoi progetti rimarranno nelle mani di chi è in grado e vuole portare avanti convintamente il suo pensiero. La sensibilità, l’intuito, la generosità, la disponibilità e la sincerità d’animo che hanno contraddistinto Berlusconi restano custodite solo da chi ha sempre rispettato queste sue doti innate e oggi le onora, le ricorda e le pratica nella sua azione politica”.
Come vede oggi il centrodestra?
“Vorrei un centrodestra più moderato. Detto questo, Giorgia Meloni mi piace molto: sta dimostrando di essere un punto di riferimento anche in Europa. Il problema è ciò che c’è attorno a lei: in alcune situazioni noto un estremismo troppo marcato. Serve una linea più equilibrata”.
Guardando alle prossime amministrative di Avellino, l’ultima volta il centrodestra era diviso: di cosa ha bisogno per ritrovare l’unità?
“Serve un vero confronto al tavolo della coalizione che deve indicare il candidato. Personalmente non condivido alcune scelte fatte. Forza Italia non è un taxi: non può essere il luogo dove si sale per diventare sindaco o consigliere. Io, lo ripeto, sono per la coerenza politica e l’ho sempre dimostrato. Non ho nulla contro le persone, ma politicamente non mi riconosco in candidature che non hanno un percorso nel centrodestra, come ad esempio quella di Laura Nargi. Fino a qualche mese fa si dichiarava donna di centrosinistra, poi è passata con Forza Italia per candidarsi alle regionali. Eppure ci sono tante persone che hanno militato, amministrato e dato contributi importanti a Fi, che potrebbero governare bene la città. Modestino Iandoli, candidato sindaco di Fratelli d’Italia, è stato lasciato solo. Spero che questa volta il centrodestra sappia ritrovarsi e fare chiarezza. Se Forza Italia e Fulvio Martusciello hanno già deciso che la candidata naturale è Laura Nargi, faccio fatica a capire quale spazio resti al confronto. Nargi si è sempre dichiarata del Partito Democratico. Lo ha detto lei stessa. Non è una mia opinione”.
Alle regionali, con la lista Moderati e Riformisti a sostegno di Edmondo Cirielli presidente, si è candidato anche Gianluca Festa: anche in questo caso manca la coerenza?
“Festa rappresenta soprattutto se stesso, e questo non è poco. Ha un percorso amministrativo che va riconosciuto, al netto delle vicende giudiziarie che dovranno essere chiarite nelle sedi opportune. Non ha mai avuto un colore politico definito se non alle ultime regionali, quando si è affiancato al centrodestra con Edmondo Cirielli. Prima però non aveva mai assunto una posizione politica chiara”.
Se ci fossero le condizioni, tornerebbe a impegnarsi attivamente in politica?
“Sì. La politica ha accompagnato anni importanti della mia vita, dai 25 ai 40 anni. Mi sono formata su un’ideologia chiara, che rimane la stessa. Da questo non posso prescindere: le idee possono cambiare, ma serve sempre un cammino credibile. Se ci sono le condizioni, se Fi riconosce il valore della militanza, dell’impegno, della coerenza, potrei dare il mio contributo, mettere la mia esperienza a servizio della mia terra. La politica, come dicevo, è una delle mie grandi passioni”.
Lei è la sorella di una imprenditrice importante, Doriana Ruggiero della International Printing: per le aziende qui è sempre difficile investire in un contesto che spesso è carente di tutto ciò di cui una impresa ha bisogno, dai servizi alle infrastrutture. Ecco, che futuro immagina per Avellino, di cosa ha bisogno?
“Immagino una città che punti davvero allo sviluppo. Senza sviluppo non c’è futuro per i giovani. Vorrei vedere un nucleo industriale che pullula di aziende, dove c’è un’attività produttiva forte che offra lavoro e opportunità. E serve anche una città viva, con spazi e servizi per i giovani. Ma tutto questo è possibile solo se c’è benessere economico. Serve una filiera istituzionale forte, a prescindere dal colore politico, che porti sviluppo vero e dignità alla città”.
Da presidente della Commissione regionale Politiche Sociali si è occupata anche del Centro per l’Autismo di Valle. Oggi finalmente la struttura apre: è anche una sua piccola vittoria?
“È una battaglia che sento mia. Nel 2012, ricordo che era l’8 marzo, riuscii a far firmare un decreto della Giunta Caldoro che stanziava un milione di euro per il Centro per l’Autismo. La Regione fece la sua parte, poi tutto si è bloccato anche per un problema legato alla proprietà del terreno dove sorge la struttura. Oggi, con lo stanziamento degli ultimi 150 mila euro e l’affidamento all’ASL, finalmente il centro potrà riaprire. È un risultato importante ma tardivo: da anni i ragazzi affetti da disturbo dello spettro autistico sono costretti ad andare al centro di Cicciano, con enormi disagi per le famiglie. Ad Avellino avremo un polo di eccellenza, ma non basta. Quando ero assessore alla Provincia attivammo anche un progetto per il trasporto a Cicciano e una convenzione per la terapia in acqua presso la piscina comunale di Avellino. Sono piccole cose che, messe insieme, fanno la differenza. L’apertura del centro di Valle è una partenza non traguardo, ma vedere finalmente una svolta mi rende felice”.



