Grottaminarda – Si prova prima del concerto. È però, un palco insolito stavolta. Il sagrato della chiesa di S.Maria Maggiore dove Eugenio Bennato è stato chiamato a chiudere la rassegna”NatAmore”, promossa dal Comune ufitano con direttore artistico Roberto D’Agnese. Pietra Montecorvino, l’ensemble vocale”Le voci del Sud” che accompagnano il cantautore napoletano. E quando il sound check è terminato, il cantautore napoletano ci concede una intervista.
“Qualcuno sulla terra” è il racconto di una storia che continua
“Sono sette corali che ho scritto per il teatro S.Carlo di Napoli, particolarmente opportuni per questo periodo natalizio. Ci invitano a meditare sulla nostra storia, sul ruolo degli uomini e delle donne. Un racconto dei sette giorni della creazione, dal primo in cui Dio trasse l’universo dal buio dell’ignoranza e dette la luce. E poi di tutto quello che Dio ha creato. Ci sono anche brani dedicati alla figura della madre e l’ultimo brano, che dà il titolo all’intero lavoro, rimarca su questo concetto”
Cosa succede, oggi, sulla terra?
“Che ci sono potenti arroganti che ci stanno trascinando verso dimensioni che avevamo abbandonato. E in questo c’è la responsabilità di ciascun uomo a ribellarsi”
La tua musica è quella della ricerca tra i popoli. Quelli dimenticati ed oppressi
“Sicuramente c’è una divisione tra i Sud del mondo, una volta colonizzati, dei quali parlo attraverso la musica senza fare discorsi politici. Li faccio rivolgendomi alla bellezza del Sud del mondo, rifacendosi ai loro ritmi. Il percorso che ho fatto, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare a Musicanova fino a Taranta power va, infatti, nella direzione della riscoperta del senso della bellezza che appartiene alla musica e all’umanità”
Il tuo non è neapolitan sound
“Quando abbiamo fondato la NCCP, ci siamo affacciati a tutti i Sud: prima della nostra regione, poi dell’Italia. Io ho proseguito e andato oltre, in qualche modo mentalmente. Mi sono sempre avvalso della collaborazione di artisti dall’altra sponda del Mediterraneo. Facendo un percorso di conoscenza della storia dei popoli, fatta di scambio. La storia del mondo, insomma. Quindi ben vengano le influenze che arrivano da altre latitudini”
Quando si ascolta la tua musica è facile immaginare un incontro tra i popoli
“Sicuramente. Anche perché ho cantato insieme a ragazzi di altri Sud, che vengono dal Marocco, dalla Tunisia, dall’Egitto fino all’Africa nera. E la mia musica ne è uscita arricchita. E ho ricevuto anche un grande insegnamento: dobbiamo trarre anche un senso positivo da quelli che sono i rivolgimenti della storia”
Cosa ci aspetta ancora?
“Tutto quello che succede, nella storia, è dovuto a noi uomini e non possiamo sottrarci alla responsabilità di cambiare in bene le cose. Questo è un messaggio importante, soprattutto in questo periodo in cui assistiamo a delle tragedie storiche epocali che, speriamo, passeranno presto”



