“Il cinema come tempo del sentire, come vocazione, per condividere il buio della sala e la luce della scrittura”. E’ Michela Mancusi, direttore editoriale, a spiegare la sfida lanciata dallo Zia Lidia Social Club con la rivista Cinemoi, presentata questo pomeriggio al Circolo della stampa. Una sfida ambiziosa perchè punta a superare i confini provinciali, con un prodotto di qualità che vuole nutrirsi di pensiero e ragionamento “Volevamo che il cinema si prendesse lo spazio che merita, nel segno di una scommessa che è figlia di quella lanciata 23 anni fa dallo Zia Lidia, dove tutto è nato da una casa e dalle tante porte che si sono aperte, da allora, dai tanti incontri che hanno segnato quel percorso. Ci piaceva l’idea di una rivista di cinema che raccontasse il legame forte con la vita. Di qui il titolo, che si fa richiamo ad un cinema che non si allontana mai dal proprio sguardo, non si accontenta, non è legato ad un algoritmo, è libero e responsabile”.
Mancusi rivendica con forza la necessità di percorrere la propria strada anche quando va controcorrente “In tutti continuavano a ripeterci che non avrebbe avuto senso pubblicare una rivista cartacea al tempo del digitale ma noi non abbiamo mai smesso di crederci. Non ci interessava il cinema come consumo”. E’ Anna Maria Gallo, direttrice responsabile, a spiegare come il progetto parta dal mare, con una presentazione tenutasi a Ischia “nel segno di una lunga tradizione italiana legata alle riviste cinematografiche con l’obiettivo di riflettere sul mondo del cinema con lentezza e tempi dilatati, con una modalità diversa di attraversare questo universo”. Antonella Mancusi, vicedirettore editoriale parla di una rivista che diventa occasione di un confronto di idee “La scrittura e il cinema diventano strumento per dare senso alla complessità dei sentimenti che oggi viviamo, in un tempo in cui siamo dominati da un eccesso di informazioni e rischiamo di abituarci al dolore e diventare, perciò, insensibili. La sfida è, dunque, quella di coniugare la passione per il cinema con quella per la scrittura, affrontando temi sociali, prendendo posizione, assumendo una visione perchè il cinema può avere una funzione profetica ma anche trasformativa”. E’ Alfonso Amendola, docente all’Università di Salerno, tra le firme del primo numero, a parlare di una rivista che “va a colmare un vuoto e si carica di un valore ancora più forte perchè rappresenta un ritorno al materico, in un paese che è sempre stato il riferimento per le riviste culturali, da Blasetti a Bianco e Nero. La scommessa è quella di trasformarla in un laboratorio critico e intergenerazionale, creando spazi di incontro, lanciando rassegne e promuovendo dibattiti perchè il cartaceo diventi corpo vivo. Un luogo di militanza che non trascuri emergenze del nostro tempo, dalla tensione ambientale alle tecnologie, dall’attenzione alle fragilità alle contaminazioni”.
E’ quindi Ciro Borrelli, critico cinematografico, a soffermarsi sulla scelta di raccontare nel primo numero un personaggio come Vittorio De Sica, tra i maggiori cineasti degli anni ’50, sempre capace di offrire uno spaccato dell’Italia con umanità e profondità, a partire da due film troppo spesso dimenticati come L’oro di Napoli e Il Tetto. Un approfondimento che vuole essere un invito alle nuove generazioni a riscoprire una filmografia a lungo dimenticata”. Andrea De Vinco si sofferma sull’incontro con Federico Mauro, tra i protagonisti del panorama cinematografico nazionale, tra gli artefici di quasi tutti i poster e trailer cinematografici, capace di trasformare l’idea della comunicazione legata al cinema “Ma è stata l’occasione anche per parlare del suo rapporto con Pratola, dei suoi gusti cinematografici e di ciò che rende speciale il cinema”. Daniela Esposito si sofferma nel primo numero sulla pellicola “No other land” “censurata anche dalla Rai. Attraverso film come questo il cinema diventa un vero atto politico, restituendo voce al popolo palestinese proprio come è un atto politico continuare ad andare a cinema”.
Francesco Picariello ribadisce la forza di una rivista che consegna contenuti di qualità, capace di fondere presente e futuro “Del resto, lo Zia Lidia ha sempre avuto bisogno di comunicare, Penso alla Chiazzera, una rivista di quattro fogli in cui parlavamo di cinema e delle iniziative in programma. Questa rivista è un completamento di quel progetto, un omaggio della nostra storia. Nel primo numero ho scelto di parlare del genere dei film di animazione, capace di superare distinzioni e confini. La conferma arriva dal film premiato agli, Oscar, Flow”. Lorenzo Crescitelli consegna l’emozione dell’intervista a Sara Bosi “tra le attrici italiane più promettenti, ospite ad Avellino dello Zia Lidia ed interprete di Diamanti, tra i film più amati nello scorso anno”. Giuseppe Borrone pone l’accento sul dietro le quinte del cinema, a partire da un personaggio come Maria Di Razza, filmaker puteoleana, preziosa anche per il supporto tecnico che offre alle diverse rassegne cinematografiche. Biancamaria Palladino ripercorre la figura di Elvira Notari, sottolineandone la modernità, a partire dal film a lei dedicato “Se inizialmente aiutava il marito a colorare le pellicole cinematografiche, sceglierà, poi, di cimentarsi lei stessa nell’avventura del cinema, realizzando ben presto film che consegnano storie di vita ma sarà, poi, costretta a fare i conti con le pressioni del fascismo. Rappresenta, al tempo stesso, un esempio bellissimo di imprenditorialità femminile eppure non c’è traccia di lei nella documentazione scritta che caratterizza la storia del cinema”. Alessandro Guerriero si sofferma sulla sfida di portare il cinema nel carcere, che apre orizzonti molteplici.
Tra gli ospiti d’eccezione dell’incontro anche Gigi Marzullo, da sempre al fianco dello Zia Lidia “Il cinema è cultura, libertà ma soprattutto ci aiuta a vivere meglio, restituisce bellezza alle nostre vite. Ecco perchè è importante festeggiare la nascita di un giornale cartaceo che è un atto di coraggio”. E ricorda le tante giornate trascorse all’Eliseo a fare scorpacciata di film. Prezioso anche l’intervento del professore Marco Pistoia che parla di una rivista che è un dialogo tra generazioni diverse e loda la qualità dei contributi e la raffinatezza della rivista “E’ sempre una bella notizia quando si torna alla carta, strumento per contrastare lo strapotere dei social”. Quindi spiega la scelta di parlare nel primo numero de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana capace di unire toni come il comico, il tragico, l’epico, insistendo perù sul melodrammatico sul modello di Visconti e del suo Rocco e i suoi fratelli. E’ infine, Michele Vietri, lui stesso regista, a sottolineare come la rivista si ricolleghi alla tradizione di una rivista come Quaderni di Cinemasud, base teorica forte su cui si innesterà il progetto del Laceno d’oro di Camillo Marino e Giacomo D’Onforio. A impreziosire il primo numero anche un omaggio a Pasolini affidato a Paolo Speranza.




