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Archivio di Stato, Aufiero: nel romanzo di Anita e Nora racconto la sofferenza delle donne e la follia della guerra

“Dare voce alle sofferenze delle donne, le prime a pagare il prezzo di ogni guerra, oggi come ieri”. E’ la storica Gaetana Aufiero a spiegare l’idea che attraversa il suo romanzo “Anita e Nora, due donne in fuga”, edito da Delta 3, nel corso del confronto all’Archivio di Stato nell’ambito dei Giovedì della lettura.  Un romanzo in cui si intrecciano storia e finzione, come sottolinea il direttore dell’Archivio di Stato Lorenzo Terzi: “Il libro è un affresco della società del tempo ma è anche una storia di passione e umanità, più vera del vero, nel segno di quel verosimile di cui parlava Manzoni nel teorizzare il fondamento storico. Un volume impreziosito dalla consultazione di documenti provenienti da numerosi archivi, quella che può essere la chiave per fare sì che gli studenti tocchino con mano la storia che studiano nei libri”. E’ lo storico Fiore Alaia a porre l’accento sul valore di cui si carica il romanzo “Non è un caso che ad accompagnare questo libro sia una mostra dedicata alla prima guerra mondiale che riunisce documenti provenienti da archivi differenti, da quelli comunali a quelli fotografici privati, dalle lettere dei soldati ai renitenti alla leva. Gaetana ricostruisce la condizione dei prigionieri nei campi di internamento, non così diversi da quelli che c’erano in Irpinia, la vita quotidiana scandita da sofferenza, lavoro, fame ma anche momenti di condivisione che si svolgeva ogni giorno in quei luoghi di prigionia. Ci troviam così di fronte a personaggi reali e immaginari che conquistano i lettori. Prezioso il contributo che arriva anche dal fratello dell’autrice, Salvatore Aufiero, generale per anni in servizio a Trieste, che ha voluto che alla morte il suo patrimonio fosse donato alla Biblioteca Provinciale”. E’ quindi Raffaele Barbieri a ribadire come a prendere forma sia un’indagine storica e introspettiva “L’autrice stabilisce un rapporto quasi materno con il lettore, favorendo l’empatia tra lettore e personaggi. Parte dalla ricostruzione della Belle Epoque, dallo sguardo su arte e musica ad inizio del Secolo, attraverso il ritratto della protagonista, una cantante affermata che rinuncerà alla sua carriera per amore del marito, per poi porre l’accento sui conflitti che caratterizzeranno a lungo il territorio di Trieste, a partire dai differenti nazionalismi. Dalla centralità del treno che suggerisce l’idea del viaggio nel suo romanzo ai continui richiami letterari e artistici, da D’Annunzio alla musica. Gaetana è una scrittrice rock, sotto mentite spoglie”. Quindi si sofferma sul rapporto tra le due protagoniste Anita e Nora, “ragazzina slava deportata insieme alla madre, due donne divise dall’età, che altrimenti non si sarebbero mai incontrate”. “Il romanzo nasce da un percorso di ricerca cominciato quando ero un’insegnante – confessa la Aufiero – da progetti in cui chiedevo ai miei studenti di intervistare i loro nonni e raccontare le loro storie. E’ nata così una preziosa pubblicazione. Ma soprattutto volevo che venisse fuori la sofferenza delle donne evidente da tante immagini e documenti”. Ricorda come “La protagonista conosce e frequenta l’alta società ma si ritroverà, durante la guerra, al fianco delle donne più umili, nel campo di Wagna e non potrà più essere la stessa. La sua storia si intreccia con quella di Nora, frutto della violenza, arma che ritorna costantemente nelle guerre. Centrale l’immagine di Trieste, che si fa simbolo di speranza, porto dell’impero, crocevia di popolazioni diverse, per poi diventare fascista ed essere bombardata, fino ad essere divisa in due. Tanti sceglieranno di lasciare la città per sfuggire alle persecuzioni, alcuni di loro arriveranno anche ad Avellino, sono stati alcuni di questi profughi a raccontarmi la loro storia”. Inevitabile, come sottolinea il professore Pellegrino Caruso, il riferimento alla guerra “su cui oggi continua a scendere un preoccupante silenzio come se la politica non fosse responsabile di questi conflitti”. Mentre Aufiero sottolinea come i giovani siano anestetizzati ormai, incapaci di cogliere l’orrore della nostra società.

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Floriana Guerriero

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