Arriva dalla segretaria generale Fp Cgil Avellino una nota in relazione all’emergenza Pronto Soccorso del Moscati. L’invito è quello di criticare per migliorare, non per delegittimare, in particolar modo il Pronto Soccorso del Moscati
“Fatta salva ogni tutela soggettiva da esercitare nelle sedi e attraverso le istituzioni competenti, a cosa serve continuare a denigrare il Pronto Soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino?
Mentre a livello nazionale, e in particolare a Roma, sono in corso importanti modifiche strutturali al Servizio Sanitario Nazionale, ad Avellino si continua ad alimentare una logica del “tutti contro tutti e tutto”, senza mai provare realmente a costruire ciò che manca.
Se il Pronto Soccorso del Moscati attraversa una fase di forte difficoltà, questo non significa che il comparto sociosanitario navighi in acque migliori o che la sanità di prossimità non sia anch’essa in affanno. Da anni proponiamo connessioni reali tra Enti Locali, Piani di Zona, ASL, AORN Moscati e il mondo del privato accreditato, ma si continua a ragionare e intervenire per compartimenti stagni, senza una visione integrata.
In un momento storico in cui la sanità pubblica è sottoposta a fortissime pressioni, alimentare una narrazione esclusivamente negativa sul Pronto Soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino non giova né ai cittadini né agli operatori sanitari.
La critica è legittima e necessaria quando è finalizzata al miglioramento dei servizi; tuttavia, la denigrazione sistematica rischia solo di minare la fiducia dei cittadini, generare allarmismo e mortificare il lavoro quotidiano di medici, infermieri e personale sanitario che, nonostante gravi carenze di organico e il salario più basso d’Europa nonostante l’ultimo rinnovo contrattuale sottoscritto dalla sola Cisl e sindacati autonomi corporativi, risorse limitate per strumenti e formazione, continuano a garantire assistenza, professionalità e dedizione.
Il Pronto Soccorso non rappresenta la causa delle difficoltà, ma spesso il punto di arrivo di criticità ben più ampie: carenze della medicina territoriale, sovraffollamento, accessi impropri e problemi strutturali non possono e non devono essere scaricati su chi opera in prima linea. Trasformare ogni disagio in un attacco mediatico non contribuisce a risolvere i problemi reali.
È necessario, invece, avviare un confronto serio, costruttivo e responsabile tra istituzioni, organizzazioni sindacali, operatori sanitari e cittadini, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete e sostenibili.
Difendere la sanità pubblica significa anche rispettare chi la rende possibile ogni giorno, spesso in silenzio e con grande senso del dovere”



