E’ polemica aperta tra la Camera Penale irpina e il Procuratore della Repubblica Domenico Airoma, in procinto di lasciare l’incarico dopo cinque anni per assumere la guida della Procura di Napoli Nord. Al centro dello scontro alcune dichiarazioni rese dal magistrato nel corso della cerimonia di commiato svoltasi, il 16 gennaio scorso nel capoluogo irpino.
Nel corso del suo intervento presso il Polo giovani, Airoma aveva auspicato «un cambio di rotta» per la città, con una Pubblica Amministrazione se possibile in futuro composta da persone che «non hanno bisogno di passare le buste sottobanco quando c’è un concorso». Dichiarazioni che hanno spinto il direttivo della Camera Penale di Avellino, presieduta dall’avvocato Gaetano Aufiero, a intervenire con una nota ufficiale.
Nel documento si fa riferimento anche alle parole pronunciate nella stessa occasione dal commissario straordinario del Comune di Avellino, Giuliana Perrotta, che nel salutare il procuratore uscente aveva dichiarato: «Se oggi questo comune può guardare al futuro con maggiore consapevolezza e fiducia, una parte di questo percorso passa anche dal lavoro silenzioso e determinato della Procura della Repubblica», aggiungendo «da domani mi sentirò più sola. Contare sulla tua presenza era rassicurante».
In questo contesto, la Camera Penale Irpina espone la propria presa di posizione, mettendo in discussione l’opportunità e la portata delle dichiarazioni rese dal magistrato uscente.
«Orbene, l’esortazione a “cambiare rotta” – rivolta direttamente alla cittadinanza oramai prossima ad esprimersi per l’elezione del nuovo Sindaco della città – pare in franco e insanabile contrasto con i principi della Giurisdizione», si legge in premessa.
Secondo i penalisti irpini, «l’esortazione a “cambiare rotta” – rivolta direttamente alla cittadinanza oramai prossima ad esprimersi per l’elezione del nuovo Sindaco della città – pare in franco e insanabile contrasto con i principi della Giurisdizione e di coloro che vi concorrono, che giammai e in alcun contesto può farsi interprete delle istanze sociali, anche le più nobili, né indirizzarle, pena l’inevitabile confusione delle prerogative dei poteri dello Stato e l’abdicazione della funzione di garanzia della Magistratura». Funzione che, si legge ancora, «già nell’attuale contesto della campagna referendaria, non si è sottratta, con preoccupante frequenza, all’abbraccio della politica, altresì evidentemente abdicando alla sua terzietà».
Per la Camera Penale, inoltre, «le dichiarazioni di innegabile indirizzo politico di un magistrato sottendono pulsioni dirigistiche che sono proprie di altri attori istituzionali, che devono rimanere estranee all’atteggiarsi pubblico della Magistratura, chiamata a null’altro che all’applicazione della legge».
Nel documento si sottolinea come, «anche a voler accreditare ispirazioni non politiche all’appello in argomento», pronunciato «a pochi mesi dalle elezioni amministrative», esso sia «inevitabilmente destinato alla certa strumentalizzazione da parte delle forze politiche che si confronteranno nell’ormai imminente tenzone elettorale».
È netto il passaggio relativo al riferimento alle “buste sottobanco”: «Il richiamo, fatto nella medesima occasione, alla necessità di adoperarsi affinché la Pubblica Amministrazione sia fatta da persone perbene che non passino buste sottobanco in occasione di un concorso costituisce (…) un manifesto riferimento ad un’indagine giudiziaria condotta dall’Ufficio della Procura della Repubblica di Avellino, i cui esiti vengono alla cittadinanza rappresentati come certi». Un passaggio che, secondo i penalisti, genera «da una parte – chiara eterogenesi dei fini – un effetto opposto a quello che si dichiara voler perseguire (…) e, dall’altra, la convinzione che (…) sia necessario “cambiar rotta” in vista delle imminenti elezioni, laddove il passaggio delle buste è ancora un’ipotesi dell’accusa, non ancora vagliata dal tribunale», finendo così per annettere «all’attività investigativa compiuta efficienza politica».
Infine, la Camera Penale Irpina esprime «sincero stupore» per le parole del commissario straordinario, che avrebbe attribuito alla Procura il merito per cui «il Comune di Avellino può guardare al futuro con maggiore consapevolezza e fiducia», parlando al contempo di un sentimento di «solitudine» per il trasferimento del procuratore, la cui presenza sarebbe stata «fonte di rassicurazione».
Nel concludere il documento, la Camera Penale formula «l’auspicio di buon lavoro» al dottor Domenico Airoma nella nuova sede e chiede che «il Consiglio Superiore della Magistratura ponga celermente a concorso il posto di Procuratore della Repubblica di Avellino, nella certezza che in tale Ufficio venga sempre preservato il principio dell’impersonalità, irrinunciabile corollario dell’imparzialità della Giurisdizione».



