Michele Zarrella
Il “grande” filosofo greco Aristotele affermava che la Terra è al centro dell’Universo e tutto le gira intorno su perfette sfere circolari; le cose terrestri, il regno dei quattro elementi più vili: terra, acqua, aria e fuoco, sono mortali e corruttibili mentre tutte le cose del cielo, a partire dalla Luna, i pianeti e il Sole fino alle stelle fisse, sono perfette ed eterne. Tutto l’Universo era occupato dall’etere, una sostanza rarefatta di cui erano composti anche gli astri perfetti e incorruttibili che occupavano le suddette sfere celesti.
Si sbagliava! Di grosso: la Terra non è affatto al centro dell’Universo, la Luna e i pianeti non sono diversi dalla Terra e le sfere perfette non esistono, ma sono orbite ellittiche e le stelle non sono fisse e non sono eterne e incorruttibili: l’Universo è in continua espansione e, come tutto nell’Universo, hanno un inizio, una evoluzione e una fine.
La teoria del filosofo è umanamente comprensibile perché Aristotele basava le sue idee cosmologiche e fisiche sui nostri limitatissimi sensi. Per secoli, e per tutti, ciò che aveva detto il filosofo stagirita bastava per affermare una verità senza ulteriori ragionamenti e dimostrazioni. Ogni discussione si concludeva con la asserzione: ipse dixit. E questo bastò per ben diciotto secoli. Anzi erano guai per chi tentava di metterli in dubbio, perché le idee aristoteliche furono accettate e fatte proprie dalla Chiesa cattolica. Tra coloro che hanno avuto la forza di metterle in dubbio ricordiamo solo un nome: il prete domenicano Giordano Bruno (1548-1600) che per difendere le sue idee il 17 febbraio 1600 fu messo al rogo per eresia in Campo de’ Fiori a Roma.
Il primo a cominciare a scardinare alcune idee aristoteliche fu il prete polacco Niccolò Copernico (1473-1543) che, in punto di morte, pubblicò De revolutionibus orbium coelestium (Sulle rivoluzioni delle sfere celesti) abbattendo il dogma aristotelico della centralità della Terra nell’Universo. Copernico pose il Sole a centro del sistema solare senza nulla più modificare il resto della teoria aristotelica-tolemaica compreso le orbite circolari a cui credeva anche Galilei. Nel 1610 fu Galileo Galilei (1564-1642) con il suo famoso cannocchiale a dire che la Luna presentava monti, vallate e “mari” come la Terra, e quindi erano della stessa natura. Chi diede il colpo di grazia alle idee aristoteliche fu Isaac Newton (1642-1727) che dimostrò che la banale caduta di una mela e l’orbita meravigliosa che la Luna compie intorno alla Terra obbediscono alla stessa forza: la gravitazione universale, compiendo così la prima grande unificazione delle forze fra quelle celesti e quelle terrestri.
Con le scoperte di Copernico: la Terra non è al centro dell’Universo, di Galilei: la Luna e della stessa “pasta” della Terra, di Keplero: le orbite sono ellittiche, di Newton: la forza che attrae due corpi è universale, crolla definitivamente il pensiero dogmatico aristotelico, che immaginava mondi distinti, regolati da leggi diverse. Dopo quasi due millenni cade definitivamente quella idea di separazione fra mondo terrestre mortale e corruttibile e mondo celeste perfetto ed eterno. Successivamente è caduto anche il concetto di etere, una sostanza arbitrariamente inventata dalla mente di un grande filosofo. Ma questa è un’altra storia. (1/continua)



