Mostre, confronti, dibattiti per ribadire la necessità di non dimenticare l’orrore della Shoah, per combattere ogni forma di discriminazione e violenza e costruire un futuro di pace. Un itinerario che non può non partire dalla ricostruzione di quanto accaduto. Dalla persecuzione compiuta dai nazisti, con la progressiva marginalizzazione ed esclusione dalla società alla condanna ai campi di concentramento, senza dimenticare la complicità del governo fascista con l’emanazione delle leggi razziali.
Una riflessione che si carica di un valore più forte in un tempo in cui parole come genocidio tornano fortemente alla ribalta, dopo le violenze commesse da Israele contro i palestinesi di Gaza e l’escalation di violenza a cui si assiste sul piano internazionale. Così l’Irpinia celebra la Giornata della Memoria, in ricordo delle vittime dell’Olocausto.Emozione e partecipazione hanno caratterizzato questa mattina la cerimonia svoltasi presso il Salone degli Specchi della Prefettura di Avellino, nel corso della quale sono state consegnate sette Medaglie d’Onore conferite dal Presidente della Repubblica ai familiari di cittadini irpini deportati e internati durante la Seconda Guerra Mondiale. Un momento di alto valore civile, dedicato al ricordo di uomini che hanno vissuto esperienze di sofferenza e privazione, diventate parte della memoria collettiva del Paese.
All’evento hanno preso parte i Sindaci dei Comuni interessati, le autorità civili, militari e religiose e i familiari dei decorati, che hanno ritirato le onorificenze in memoria dei propri congiunti. Le Medaglie d’Onore rappresentano il riconoscimento simbolico della Repubblica Italiana per il sacrificio affrontato e per la testimonianza umana che queste vicende continuano a offrire alle nuove generazioni.La cerimonia è stata accompagnata da un percorso musicale a cura del Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino, che ha alternato brani musicali integrati dalla lettura di testi.
Nel suo intervento, il Prefetto di Avellino, Rossana Riflesso, ha sottolineato come la memoria storica rappresenti uno strumento essenziale per rafforzare i valori della convivenza civile, del rispetto e della solidarietà, evidenziando l’importanza di trasmettere queste testimonianze alle giovani generazioni come patrimonio comune. “Ricordare queste storie – ha infatti detto – significa riaffermare i principi fondamentali della nostra democrazia. Le Medaglie d’Onore non sono solo un riconoscimento formale, ma un segno concreto di gratitudine e di impegno verso una società fondata sulla dignità della persona e sul rispetto reciproco. Oggi, 27 gennaio, celebriamo il ricordo della Shoah e, neanche a dirlo, rendiamo omaggio anche a coloro che furono internati, civili e soprattutto militari, nei campi di concentramento, molti dei quali non fecero mai ritorno alle proprie terre di origine. Essi pagarono un tributo terribile a questa violenza, un tributo che è nostro dovere ricordare ogni anno. Ricordare è un imperativo morale, e noi siamo qui per farlo nel modo più rispettoso e solenne possibile”.
Nel corso della cerimonia sono stati sono state conferite le Medaglie d’Onorea sette cittadini irpini.
Comune di Grottaminarda: Antonio Villanova
Comune di Mercogliano: Giuseppe Sanseverino
Comune di Montoro: Giovanni De Caro, Carmine Marallo
Comune di Pratola Serra: Giuseppe De Palma
Comune di Sturno: Vincenzo Antonio Pascucci
Le medaglie sono state ritirate dai familiari dei decorati, che hanno potuto così rendere omaggio a quei parenti che non sono più con loro, ma la cui memoria continua a vivere, forte e indomita, nel cuore della comunità irpina.Uno dei momenti più emozionanti della giornata ha visto protagonista Gerardo Saporito, presidente onorario dei Marinai d’Italia di Avellino, il quale ha ricevuto un riconoscimento per il suo impegno costante nel preservare e trasmettere la memoria storica.
Durante il suo intervento, Saporito ha ricordato anche un’altra figura fondamentale della nostra storia locale, quella di Vincenzo Antonio Pascucci, originario di Caprasi. Pascucci, infatti, è stato un attivo protagonista della Marina Italiana, ed è stato protagonista di un’esperienza che ancora oggi commuove chi la ascolta.
La sua storia, infatti, è quella di un uomo che ha vissuto uno dei momenti più drammatici della Seconda Guerra Mondiale. Durante la Battaglia del Mezzogiorno, la missione bellica decisiva, Pascucci era imbarcato sulla nave Trento, ma, a un certo punto, il comandante Stanislao, anch’egli irpino, lo chiamò e gli disse che doveva scendere, ritenendo che fosse uno dei soldati meno utili alla guerra.
Pascucci si oppose con forza, piangendo di fronte alla decisione di essere separato dai suoi compagni, ma il comandante gli spiegò che, se non fosse sceso, il suo posto sarebbe stato preso da qualcun altro. Alla fine, Pascucci obbedì e fu sbarcato con altri soldati. Poco dopo, il convoglio partì e, durante l’affrontamento con il nemico, la nave Trento fu colpita. Molti dei suoi compagni non fecero ritorno. Pascucci, però, sopravvisse.
Pascucci non parlò mai di “fortuna” in relazione alla sua salvezza. La sua reazione fu sempre quella di chi si sente parte di un destino che non ha scelto. La sua testimonianza è una riflessione sulla fragilità della vita e sulla grandezza del sacrificio.”Non mi sono sentito fortunato, ho sentito di essere un sopravvissuto”, raccontava, consapevole di portare dentro di sé la tragedia di chi non tornò mai.Oggi, come ogni anno, siamo chiamati a ricordare anche tutte le altre persone, civili e militari, che furono internate nei campi di concentramento. Molti di loro non fecero mai ritorno alle loro terre d’origine. Eppure, il sacrificio di queste vite non può essere dimenticato”.



