“Volevo raccontare la storia di un ritorno alla vita e all’amore, dopo aver vissuto l’orrore dei lager nazisti”. Spiega così la giornalista Titty Marrone l’idea da cui nasce l’albo illustrato “Il bambino sull’albero”, Orecchio Acerbo edizioni, impreziosito dalle illustrazione di Daniela Vizzino, presentato ieri nel corso di un incontro all’Angolo delle storie. “Ho voluto restituire – spiega Marrone nel corso del confronto con Lisa Marra – dignità alla storia di Julius Hamburger, sottrarlo al silenzio, perchè lui e gli altri bambini sopravvissuti ai campi tornassero ad essere persone con i loro sogni e paure e non semplici numeri, senza identità”. Marrone ricorda lo spaesamento e la paura dei tanti minori deportati nei lager, scoperti all’indomani della liberazione di Auschwitz del 27 gennaio 1945: “separati dai loro genitori o fratelli, privati di ogni punto di riferimento, furono costretti a fare i conti con ogni forma di violenza, dalla fame al freddo, fino alla visione dei morti ammucchiati ai lati delle baracche. Altri furono costretti per mesi o anni in nascondigli di fortuna, in orfanotrofi o conventi. Sarà, poi, la comunità ebraica internazionale ad attivarsi per trovare loro ricoveri, cure, accoglienza e favorire il ricongiungimento con i genitori. Fino alla scelta di un ricco benefattore ebreo londinese, sir Benjamin Drage, di mettere a disposizione il suo cottage di LIngfield come casa di accoglienza per i bambini dispersi. A dirigerlo Alice Goldberger, psicologa ebreo-tedesca che aveva a lungo collaborato con Anna Freud, coadiuvata da uno staff di psicologi, assistenti sociali e collaboratori. In quel cottage saranno accolti venticinque bambini ebrei, ebrei tedeschi, cecoslovacchi, ungheresi. Storie riscoperte grazie alle testimonianze di due di quelle piccole ospiti, le sorelle Tatiana e Andra Bucci che lo definirono ‘il periodo più bello delle nostre vite”. Immagini, parole, documenti che hanno preso vita durante i mesi difficili del Covid, consultando archivi in Rete, a partire da quello dello United States Memorial Museum di Washington, tanto da permettermi di seguire le tracce dei bambini di Lingfield fino agli anni Settanta, toccando con mano i traumi causati dalla violenza nei campi, ma anche la possibilità di ricominciare a vivere”.
Tra le storie quella di Julius, sopravvissuto ad Auschwitz, reduce da un’esperienza negativa nell’orfanotrofio di Praga. Giunto a Lingfield, sceglierà di rifugiarsi su un albero, scappando da tutto e tutti, perchè ha perso la fiducia negli esseri umani “Persino, quando si ritroverà di fronte a una tavola imbandita piena di leccornie, lui e gli altri bambini – prosegue Marrone – avranno paura che quel cibo sia avvelenato. Altri lo getteranno sul pavimento e a lungo non saranno neppure in grado di masticare e ingurgitare cibo solido, abituati alla zuppa dei lager. Sarà Alice ad aiutare lui e gli altri piccoli a ricominciare a fidarsi degli adulti, lo farà sperimentando giorno dopo giorno, in un tempo in cui ancora non esistevano gli studi di psicoanalisi infantile, nè l’esperienza devastante dei bambini poteva essere messa a confronto con altre di simile portata. Li curerà con il gioco, il cibo, il calore umano, lo studio della nuova lingua, commettendo errori e tornando poi indietro, ricominciando da zero, conquistandoli passo, dopo passo, anche grazie al potere della musica o degli animali, alla bellezza della natura e della condivisione. Eppure, proprio Julius rappresenterà a lungo un mistero per Alice. Quel bambino che nel campo di concentramento aveva protetto Andra e Tatiana, le polacche Esther e Shana Trub, sembrerà perdersi a Lingfield. Ma Alice non si darà per vinta e continuerà a provare e riprovare fino a trovare la chiave per dialogare con lui, Julius riuscirà a guarire quando ricomincerà a fare quello che sa fare meglio, occuparsi degli altri, come aveva fatto nel campo di Auschwitz, tanto da chiederle di restare in quella casa “della cura senza punizione”. Sarà lui ad aiutare Alice a comprendere il trauma che ancora vivono Andra e Tatiana e il mistero del bambino che Andra continua a disegnare, il cuginetto Sergio, morto nel lager, ingannato con la speranza di poter incontrare i genitori”. E’ Lisa Marra a sottolineare come “La cura di Alice sarà soprattutto una cura emotiva che consentirà ai piccoli di guardare al futuro. E così una volta diventato adulto, Julius riuscirà a confessare ad Alice la sua riconoscenza, lui che coltiva in Israele tulipani in “una terra pietrosa che sono riuscito a rendere fertile”, “perchè Alice, è come ci hai insegnato tu, con la cura, l’amore e la pazienza, si possono dissodare anche le pietre”. Bellissime le illustrazioni di Vizzino “in cui – spiega Marrone – nulla è lasciato al caso, il bianco e nero che racconta le immagini più dolore si alterna al colore del progressivo ritorno alla vita”. Una storia preziosa, quella degli ospiti di Lingfield, raccontata anche nel romanzo ‘Se solo il mio cuore fosse pietra”, resa viva dagli attori di PucjTeatrà da cui nascerà anche un film che “ci interroga sull’insensatezza delle reiterate traiettorie di violenza intraprese ancora oggi da un’umanità sempre più cieca. La storia di Julius è quella di tutti i bambini a cui è stata portata via l’infanzia”.





