Ci sono serate che non si lasciano contenere dalle ore che le delimitano. Non accadono: si rivelano. “The Mask – Gran Ballo tra le Epoche”, domenica 15 febbraio 2026 alla Tenuta Ippocrate, a Montefredane (AV) è una di queste apparizioni rare: una soglia attraversata insieme, un varco aperto nel tempo dove il passato non viene rievocato, ma respirato.
Non è spettacolo, non è mera rievocazione storica. È un’esperienza immersiva che restituisce alla danza la sua natura originaria: linguaggio del corpo e della comunità, architettura invisibile delle relazioni, gesto che unisce estetica e sentimento. In maschera, sospesi tra identità e sogno, i partecipanti non assisteranno: diventeranno parte viva del racconto.
A guidare questo itinerario tra i secoli sono alcune tra le più autorevoli realtà italiane dedicate alla danza storica – Società di Danza Salerno, Società di Danza Avellino, Associazione di Danza Il Contrapasso, Associazione Culturale Parthenope Rinasce – insieme agli allievi di Danza Storica dell’Istituto Superiore Archimede di Napoli. Un tessuto corale di competenze e sensibilità che intreccia studio filologico e passione scenica, restituendo al movimento la sua profondità culturale.
La Tenuta Ippocrate: scenografia dell’anima
Immersa nel verde irpino, la Tenuta Ippocrate non è semplice cornice, ma organismo pulsante dell’evento. I saloni eleganti, i giardini ordinati, la continuità tra architettura e paesaggio compongono una scenografia naturale in cui ogni passo trova eco e misura.
Qui la danza scorre tra interni ed esterni, tra luce e ombra, tra contemplazione e socialità, come accadeva nei grandi balli di corte e nelle sale ottocentesche. La possibilità di pernottamento e i trattamenti SPA dedicati trasformano l’esperienza in un soggiorno sospeso, dove il tempo rallenta e si lascia abitare.
Custodire il passato, abitare il presente
La Società di Danza, presente in numerose città italiane, porta avanti un lavoro rigoroso di ricostruzione attraverso manoscritti, trattati coreutici e iconografie d’epoca. Ma ciò che prende forma nel Gran Ballo non è solo fedeltà storica: è spirito restituito.
Sotto la direzione attenta della Maestra Raffaella Lembo, valzer, quadriglie, mazurche, contraddanze e danze di animazione ritrovano voce e respiro. Ogni passo diventa gesto di relazione, ogni figura disegna nello spazio una geometria di rispetto e armonia.
Gli abiti storici, fedelmente riprodotti, non vestono soltanto i corpi: raccontano gerarchie, estetiche, ruoli, desideri. Sono narrazione tessuta, simbolo incarnato. Nel dialogo tra stoffa e movimento si compie la magia visiva del tempo ritrovato.
Un viaggio danzante dal Quattrocento all’Ottocento
Alle ore 18.00 gli ospiti varcheranno la soglia, preparandosi al cambio d’abito: un rito di passaggio, una metamorfosi silenziosa. Alle 19.00 la musica aprirà ufficialmente il Gran Ballo.
Il Quattrocento inaugura la serata con danze come Cupido e Voltati in ca Rosina, seguite da momenti di animazione che invitano tutti alla festa condivisa. È l’alba del Rinascimento: eleganza composta, misura e simbolo.
Il Cinquecento porta in scena la complessità delle corti rinascimentali, attraverso le interpretazioni di Rita, Francesca e Daniela. La grazia si intreccia alla teatralità, e la danza torna a essere celebrazione collettiva.
Il periodo Regency accende l’immaginario romantico con celebri coreografie come The Salamanca, Mister Beveridge’s Maggot, La Biche, Etruria, fino alle suggestioni dell’universo Bridgerton. Anche qui, danze guidate permetteranno a ogni ospite di entrare nel ritmo, superando il confine tra osservatore e protagonista.
L’Ottocento e la tradizione scozzese costituiscono il cuore sociale della serata: Valzer Spagnolo, Quadriglia Carmen, Contraddanza Romantica, la simbolica Marcia Roma, fino all’energia vitale delle danze scozzesi. È il momento in cui i secoli si intrecciano e la comunità prende forma nel movimento condiviso.
La conclusione, tra bollicine e rustici, suggellerà la festa nel segno della convivialità: un brindisi alla bellezza ritrovata.
La danza come utopia gentile
L’Ottocento segna l’incontro tra aristocrazia e borghesia, tra antico e moderno. Nasce una nuova società, e con essa una nuova danza: più inclusiva, più sociale, più consapevole. Come scriveva Tomasi di Lampedusa, tutto cambia affinché qualcosa resti.
“The Mask” si muove in questa tensione feconda. Non è nostalgia, ma gesto culturale vivo. La danza diventa esercizio di ascolto, spazio di incontro, misura della relazione. Una forma di educazione alla grazia, alla reciprocità, alla presenza.
Dietro le maschere, i volti si celano; ma la musica, instancabile, rivela ciò che attraversa i secoli: il desiderio umano di appartenere, di riconoscersi, di trovare nell’altro il proprio passo.
E per una notte, nel cuore dell’Irpinia, il tempo non fugge. Danza.
Rosa Bianco



