di Virgilio Iandiorio
Piuttosto che leggere le ultime disposizioni ministeriali in materia di insegnamento nelle scuole statali di ogni ordine e grado, vale la pena di leggere autori vissuti un millennio fa, che hanno scritto pagine veramente illuminanti sull’insegnamento nelle scuole del loro tempo, ma che sono utile anche in quelle dei tempi nostri.
Poco si conosce della vita di Ugo di san Vittore, nato alla fine dell’XI secolo, probabilmente in Sassonia. Lo troviamo nel 1115 canonico regolare agostiniano dell’abbazia di san Vittore a Parigi, dove morì l’11 febbraio del 1141. I suoi scritti, a ragione, sono considerati tra la prosa d’arte latina del Medioevo. Egli ha scritto una ventina di opere di carattere esegetico, teologico e filosofico, e la sua importanza è sottolineata anche da Dante che nel Paradiso, nel cielo de Sole, canto XII, lo pone tra i beati lodati da San Bonaventura:” Ugo da San Vittore è qui con elli”.
Nel Didascalicon – De studio legendi Ugo di san Vittore scrive un’introduzione e un orientamento allo studio delle Sacre Scritture e dei padri della Chiesa. E’ un testo pedagogico, in VI libri che vuole illustrare i compiti del maestro e della scuola: i primi libri sono dedicati alle sette arti liberali, ( trivio: grammatica, retorica e dialettica, e quadrivio: aritmetica, geometria, astronomia e musica), gli ultimi tre alla teologia e alle Sacre Scritture. Il nostro autore con quest’opera si propone di fornire agli studenti un’introduzione allo studio scientifico, una guida nel cammino verso la conoscenza.
Scrive nel suo Didascalicon (Lib. III,3 in https://it.scribd.com › document › Didascalicon ):” Per quanto riguarda il programma di studi per la formazione dei giovani, gli antichi prescelsero sette scienze ..Alcuni studenti appresero con tanto impegno queste sette scienze, secondo quanto si riferisce, da ricordarle tutte completamente a memoria… Ma gli allievi dei nostri giorni non vogliono seguire il giusto metodo nell’apprendimenti o non lo conoscono affatto, e per questo motivo ci sono molti allievi, ma pochi sapienti. Mi sembra il caso di consigliare agli alunni a non impiegare le loro energie in letture inutili, per non perdere l’entusiasmo negli studi buoni e utili. E’ male compiere con negligenza il bene, ma è peggio faticare inutilmente… Ti consiglio, o mio studente, di non compiacerti se avrai letto molto, ma se sarai riuscito a capire molto, e non soltanto se avrai capito, ma se sarai capace anche di ricordare: altrimenti, l’aver letto e anche l’aver compreso non ti recheranno gran vantaggio”.
E sempre rivolto agli studenti, Ugo di san Vittore si fa portavoce della saggezza antica nel campo dell’ apprendimento:” Un saggio, interrogato sulle disposizioni migliori per apprendere, rispose: Spirito umile, impegno nella ricerca, vita tranquilla, indagine silenziosa, povertà [cioè non ricercare il superfluo], terra straniera; queste circostanze rendono più agevole il superamento delle difficoltà che si incontrano durante gli studi”.
Ho riletto più volte questa suo invito a studiare in terra straniera. E qui c’è una annotazione veramente molto significativa e importante per noi oggi. “Tutto il mondo dovrebbe essere considerato terra d’esilio da parte di coloro che sono filosofi: eppure, poiché l’amore della terra natale -come è stato detto- è talmente impresso nell’animo di ciascun uomo, da non poter essere mai cancellato, sembra che si incammini meglio sulla via della perfezione colui che, esercitandosi a poco a poco, impara prima a cambiare residenza in questa vita visibile e mutevole, poi col tempo si rende capace di abbandonare tutte le cose”.



