E’ una riflessione a tutto campo su totalitarismo e tirannia, tra passato e presente quella che consegnano i professori Carmine Pinto, ordinario di storia contemporanea all’Università di Salerno e Raffaele Tecce, docente di procedura penale presso l’Università Tor Vergata nel confronto con gli studenti del liceo Imbriani, moderato dal giornalista Gianni Colucci. Pinto si sofferma su parole chiave come dittatura e totalitarismo “Sarà Giovanni Amendola a coniare il termine totalitarismo per indicare un fenomeno mai visto prima, che segnerà con forza il ventesimo secolo. Ad affermarsi sarà lo Stato Partito, capace di monopolizzare il potere e tutte le forme di espressione della società, in contrasto con il pluralismo dei paartiti che caratterizza la democrazia liberale. Prima di allora non era mai accaduto che il partito assoluto non fosse nelle mani di un re. Mentre nel XX secolo il corpo fisico su cui è costruito il potere diventa metafisico, il potere assoluto è legato a un’ideologia, è il partito a sostituire Dio, dunque non ci può essere altro Dio all’infuori del partito”. E ricorda come “con la caduta dell’Urss, modello dello Stato Partito, venga meno l’idea del partito come Dio”. Uno stato, quello totalitario, che si trasforma con l’affermarsi di un nuovo modello di Stato, quello autocratico, dall’Iran alla Russia, caratterizzato dal potere perenne di chi governa, dalla presenza di una élite cleptocratica che controlla grandi dotazioni di materia prima, assenza di barriere ideologiche e repressione selettiva perchè non ha più bisogno di uccidere tutti coloro che sono contro il regime, Fino alla disinformazione, poichè negli Stati Autocratici la diffusione di notizie false accettabilmente verosimili è una delle armi più diffuse”. E a chi gli chiede se la minacciata invasione della Groenlandia possa accostarsi a quella dell’Ucraina Pint0o replica, spiegando che “Sono due cose diverse. L’invasione di Putin è un tentato blitz fallito , trasformatosi in una delle guerre più sanguinose dopo la seconda guerra mondiale, mentre la questione della Groenlandia rientra in un tentativo di negoziazione politica per costruire uno spazio di controllo anticinese e un sistema spaziale di difesa missilistica”. Tecce ricorda come non si risponda mai alla violenza con la violenza, “la tirannia si combatte con una rivoluzione culturale”. Ma sottolinea come “diventa sempre più difficile difendersi da forme di violenza che invadono il quotidiano, in un contesto in cui gli stessi confini appaiono liquidi. Di qui la necessità di ripartire dal concetto di legalità, dal rispetto dei diritti nella vita di ogni giorno”. Fino a ribadire che è la Rete a rappresentare “la nuova frontiera della tirannia”. E sulla questione del diritto internazionale “Esistono organismi che dovrebbero garantire la pace nel mondo e garantire la tutela dei diritti degli Stati membri ma presuppongono il riconoscimento della loro autorità da parte degli Stati”. Mentre Pinto cita Pasquale Stanislao Mancini e ricorda come “Non è sufficiente avere uno Stato se non c’è libertà. Troppo spesso si chiama in causa il diritto internazionale solo per difendere dittature”.




