di Rosa Bianco
Nel cuore dell’Irpinia, tra memoria storica e tensione culturale, l’Archivio di Stato di Avellino rinnova il suo impegno nella promozione della lettura con la rassegna “I Giovedì della Lettura”, un appuntamento che si conferma come uno dei più raffinati presìdi culturali del territorio.
Il prossimo 19 febbraio 2026, alle ore 16:30, nella suggestiva cornice del Carcere Borbonico, spazio simbolico di memoria e trasformazione, si terrà la presentazione del libro “È normale che…” di Rino Cillo. Un titolo sospeso, evocativo, che già nella sua incompletezza invita alla riflessione, interrogando il lettore sui cliché del linguaggio e sulle pieghe del nostro quotidiano, trasformando ciò che è personale in elemento di riflessione universale.
Ad aprire l’incontro sarà Lorenzo Terzi, Direttore dell’Archivio, figura guida di una progettualità culturale che coniuga rigore istituzionale e apertura al dialogo contemporaneo. La sua introduzione non sarà soltanto un momento formale, ma il preludio a un confronto vivo, capace di restituire senso e profondità all’iniziativa.
A dialogare con l’autore saranno due voci autorevoli: la giornalista e critica letteraria Rosa Bianco, interprete sensibile delle dinamiche culturali attuali, e la docente di Lettere Rossella Napoli, custode del sapere umanistico e mediatrice tra testo e pubblico. Il loro confronto con Cillo farà scaturire un intreccio di prospettive, capace di attraversare temi esistenziali, sociali e linguistici.
A impreziosire ulteriormente l’incontro, gli intermezzi musicali dei Maestri Mayumi Ueda e Carmine Marrone, che offriranno una dimensione sonora all’esperienza, creando un dialogo tra parola e musica, tra pensiero e emozione.
Questo evento non è soltanto una presentazione libraria, ma un vero e proprio atto culturale collettivo. In un’epoca segnata da accelerazioni e superficialità, iniziative come “I Giovedì della Lettura” restituiscono centralità al tempo lento della riflessione, alla profondità dell’ascolto, alla bellezza dell’incontro.
Partecipare significa non solo assistere, ma prendere parte a una comunità che si riconosce nella cultura come strumento di crescita, consapevolezza e libertà. Perché, in fondo, la domanda implicita nel titolo di Cillo riguarda tutti noi: è davvero normale ciò che viviamo, o è la cultura a renderci capaci di metterlo in discussione?



