Antonio Gengaro, siamo al terzo appuntamento organizzato dalla coalizione Per Avellino. Si discute di amministrative: “Una svolta per Avellino. Il momento della scelta” è il tema dell’assemblea pubblica convocata da Avs, Controvento e SiPuò, domani, mercoledì, alle ore 18, presso il Circolo della Stampa di Avellino.
È il momento della scelta, ma il fronte progressista sembra ancora diviso.
“Per Avellino rappresenta una parte consistente dell’alleanza che ha sostenuto la mia candidatura a sindaco alle scorse amministrative. È componente integrante di quel centrosinistra che, recentemente, ha contribuito alla vittoria di Roberto Fico alle regionali. Siamo stati alleati, mi ha sostenuto da candidato sindaco”.
Ma il resto del Pd è d’accordo con Per Avellino?
“C’è una parte del Pd che fa i conti con i ritardi legati alla celebrazione del congresso, ma è evidente che non si può attendere all’infinito per aprire una discussione sul futuro della città”.
La discussione è già avviata da tempo: qual è il programma?
“Il programma deve poggiare su alcuni pilastri fondamentali: l’emergenza sociale, il rigore amministrativo e dei conti pubblici e una forte attenzione alle questioni urbanistiche. Penso a una città del verde, dei parchi. Abbiamo la necessità di contrastare con decisione la speculazione edilizia che, come confermano episodi molto recenti, è ben presente in città”.
Il modello di alleanza è il campo largo?
“Sì, un’alleanza sul modello regionale ma più larga rispetto alla coalizione che mi ha sostenuto alle amministrative, che era spiccatamente progressista. Un’alleanza che comprenda il M5S, APP, la lista Per Avellino, che mette insieme Sinistra Italiana e il meglio dell’associazionismo provinciale, ovviamente il Pd, ma anche i centristi, i riformisti, il partito di Mastella, gli amici della lista di De Luca”.
Tocca al Pd costruire l’alleanza?
“Il Pd non può non essere il perno di un’alleanza riformista: è nel suo Dna, nel suo statuto”.
Il centrosinistra rischia di dividersi?
“Avellino non può fare eccezione rispetto al resto d’Italia. Il modello è chiaro: rapporto prioritario con i Cinque Stelle, con la sinistra e recupero di un pezzo di mondo centrista di origine popolare. Il Pd è un partito federale, ma ha una linea nazionale che va seguita. Se non si riesce a trovare una soluzione a livello locale, è chiaro che interverranno i livelli regionali e nazionali”.
Come si sceglie il candidato sindaco?
“Una volta definite le linee programmatiche, l’alleanza deve individuare insieme il candidato sindaco, che può essere espressione del mondo delle professioni o dell’università, dell’associazionismo oppure della politica”.
Il candidato sindaco lo sceglie in primis il Pd?
“Il Pd può dire una parola in più, ma l’alleanza è composta anche da altre forze politiche che, complessivamente, valgono quanto il Pd. Viene prima il programma, poi la scelta del candidato sindaco. Ad esempio, Petracca è certamente uno dei papabili: ha avuto un grande successo alle regionali e potrebbe mettersi a disposizione del progetto del centrosinistra. Lo sosterrei con lo stesso entusiasmo con cui lui ha sostenuto me. Certamente il centrosinistra non può applaudire ai balletti di chi va da destra a sinistra. L’amministrazione della città è una cosa seria, non una pagliacciata. Il governo della città riguarda i bisogni delle persone, il futuro dei giovani, lo sviluppo. Serve un candidato capace di essere sintesi di tutte le anime dell’alleanza. Non mi impicco all’idea che il candidato debba essere per forza espressione del Pd”.
Perché si parla di larghe intese?
“L’alleanza deve avere un confine politico chiaro: quello del centrosinistra. Le larghe intese ad Avellino non esistono, le abbiamo impedite facendo sciogliere l’amministrazione”.
Di cosa ha bisogno più di tutto la città?
“Di rinnovamento. Come diceva Ciriaco De Mita, bisogna costruire il nuovo. La politica serve a questo: individuare le soluzioni migliori per la città”.



