Da adolescente provavo, come tanti miei coetanei, un piacere sottile a canticchiare le canzoni di Edith Piaf. Un fascino particolare esercitava “Non, Je Ne Regrette Rien”, una canzone del 1956, che Edith Piaf portò al successo mondiale. La musica gradevolissima della canzone faceva sorvolare sulle parole, “Je me fous du passé “ , che possiamo tradurre senza imbarazzo:” me ne fotto del passato”. Beata superficialità giovanile! A scuola poi si cerca di mettere in testa a tanti studenti che sia sufficiente studiare la storia contemporanea per capire il mondo d’oggi. Perché si dovrebbe volere scoprire quanto è successo nel passato se non si hanno delle preoccupazioni etiche o morali o emotive?
Melchiorre Delfico, uno tra i più illuminati riformatori del Regno di Napoli, nei suoi Pensieri sulla storia e su la incertezza ed inutilità della medesima , edito a Napoli nel 1814, era del parere che” Si può considerare la Storia come quella parte dell’umano sapere, la quale progredisce sempre, e non si migliora mai. Essa cammina colle rivoluzioni annue del sole, mostrandoci solo con nomi nuovi delle ripetizioni di fatti antichi… Se poi si vorrà dire, che per essa s’apprende la conoscenza dell’uomo, dirò che per tal oggetto non agli storici, ed ai moralisti, ma ai fisici ci dobbiamo raccomandare, poiché la scienza della realità e delle cause è nelle loro mani. Tuttavolta se la Storia ci trasportasse all’ amore de’ nostri simili, farei ardenti voti, perché una legge d’ umanità sanzionata in tutti i codici ne prescrivesse la continua o giornaliera lettura, e fosse quasi la jaculatoria della specie umana; ma se essa è ben lontana, o contraria dal produrre tali benefici effetti, conchiuda il saggio leggitore”.
In questa sagra delle banalità, a cui purtroppo il nostro tempo ci abitua, la storia diventa interesse antiquario, per persone a cui piacciono tutte le cose vecchie, solo perché sono vecchie. Che malinconia! Le persone malinconiche scavano nel passato, poiché nel passato c’è anche quello che hai perso e quindi lo ricerchi. Non c’è, però, nessuna lezione e nessun vero interesse per il presente.



