In un mondo disarticolato e frammentato sta emergendo sempre di più la figura di Donald Trump. Stiamo assistendo ad un cambio che può essere definito epocale, un Presidente eletto democraticamente dai cittadini che però si comporta come una sorta di “monarca” che fatica a sottostare a regole, vincoli e controlli. Quel senso del limite che ha caratterizzato le nostre società è stato ampiamente scavalcato. Può tornare alla mente Alessandro Manzoni quando nei “Promessi Sposi” descrive la protervia di Don Rodrigo contrapposta all’umiltà o alla sete di giustizia degli altri protagonisti del romanzo.
A Manzoni si è richiamato spesso il nostro Presidente della Repubblica che proprio nei “Promessi Sposi”, nei capitoli dedicati alla peste, scriveva icasticamente: “Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”. Insomma, per dirla con Mattarella, Manzoni parla tuttora all’uomo di oggi, alle sue inquietudini e alle sue ricerche di senso. Il Capo dello Stato individua, quindi, proprio nel limite la misura della democrazia perché ognuno, anche il potente, deve rimanere negli spazi suoi propri senza invadere le altre istituzioni. In questi undici anni di Presidenza il ruolo e il peso di Sergio Mattarella è cresciuto e il Capo dello Stato è sempre più un punto di riferimento politico e morale. Mattarella nella sua azione politica ha sempre sottolineato la necessità dell’inclusione, del rispetto della dignità della persona e di una piena uguaglianza, come valori fondanti in un tempo caratterizzato da logiche affini alla potenza e alla sopraffazione.
L’idea, invece, è che la politica deve essere orizzontale e non verticale perché l’opinione pubblica non ha bisogno di gerarchizzazione ma al contrario di indirizzo e di sostegno. Come ha scritto Marco Follini “la politica è una sorta di laboriosa tela di Penelope. Richiede pazienza e metodo. Non si giova né di atti di imperio né di gesti di sabotaggio. E infine riconosce che il troppo imperio diventa prima o poi l’involontario sabotaggio di se stessi”. In questi anni così travagliati Mattarella ha fatto esattamente questo, ripercorrere il film della memoria del nostro Paese costruito su dialogo e confronto ed è proprio per queste ragioni che ancora oggi come ha ribadito il Capo dello Stato “nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”.
Mattarella e Trump si sono incontrati alla Casa Bianca una sola volta e nel primo mandato del Presidente americano. Era il 16 ottobre del 2019, all’interno dello studio ovale, si confrontano due figure diametralmente opposte, schivo e garbato l’uno, egocentrico ed esplosivo l’altro, l’uomo delle istituzioni di fronte all’esuberante showman. I cronisti presenti immortalano l’episodio chiave: ad un certo punto, durante l’interminabile conferenza stampa congiunta, l’eleganza di Mattarella che alza la mano per fermare il monologo torrenziale di Trump. Un gesto semplice che evoca rispetto e sgradevoli incidenti diplomatici.
Quando prende la parola Mattarella lo fa per ribadire la necessità di risolvere i problemi con l’arma del dialogo, la più forte di tutte. Ricorda l’importanza del confronto leale che, anche se ruvido, è certamente indispensabile per le relazioni tra due Stati amici. Un gesto quello del nostro Presidente che ci consegna un’altra idea di politica, senza dubbio più faticosa, ma non impossibile da realizzare.



