“Ho scelto l’immagine della tigre perchè racconta la donna di oggi, costretta ad usare la sua forza ed aggressività per difendersi, a fare i conti con una società nella quale continua a non essere libera, ad essere emarginata o messa sotto accusa. Un’aggressività che si contrappone all’ombrello, simbolo del suo desiderio di proteggersi, poichè non appena abbassa la guardia finisce per essere preda”. Spiega così la poetessa Amalia Leo l’idea da cui nasce il componimento che dà il titolo alla raccolta “La tigre sotto l’ombrello”, edita da Scuderi, presentata ieri nell’ipogeo della chiesa di Costantinopoli, nel corso di un confronto moderato dalla giornalista Claudia Squitieri. E’ Andrea Gennarelli del Cinercircolo Santa Chiara a introdurre l’incontro, sottolineando le forti suggestioni della poesia di Leo, capace di essere “graffio e carezza, abbracciando il selvaggio e il quotidiano, attraverso una cifra fortemente simbolica. Così la tigre che dà il titolo alla raccolta si fa simbolo del coraggio delle donne, ora forti, ora fragili”. E’ quindi Squitieri a porre l’accento sulla ricchezza e varietà che caratterizza la raccolta, dal tentativo di cogliere l’assoluto al legame con le radici come testimoniano i versi dedicati all’Irpinia, dal Sud al terremoto del 1980 fino all’emigrazione.
Un legame con la terra sottolineato anche da don Emilio Carbone, parroco della chiesa di Costantinopoli, in prima linea nelle battaglie per rilanciare il centro storico “Nei versi di Leo ho ritrovato spaccati di vita che mi hanno riportato alla mia storia, da quella di mio padre costretto ad emigrare in Belgio e sempre con la speranza di poter tornare, ai viaggi in treno lungo l’Avellino Rocchetta, unico collegamento con la città, unico mezzo di trasporto per uscire dall’Irpinia”. Una riflessione che non dimentica “la forte capacità di introspezione dell’autrice, la sua capacità di interrogarsi sul tempo, sul conflitto tra corpo e spirito che caratterizza ogni individuo ma anche la centralità della bellezza e del tempo nelle nostre esistenze”. La giornalista Floriana Guerriero pone l’accento sul contrasto tra apparire ed essere che caratterizza la raccolta, “c’è nei suoi versi il tentativo costante di andare al di là della copertina, consapevole che l’immagine che rimanda lo specchio è sempre deformata e non corrisponde a quella reale. Di qui il tentativo di trovare consolazione nella natura che si fa simbolo di bellezza, unico modo per ritrovare sè stessi e sentirsi vivi, per cogliere un briciolo di eternità. Eppure quella stessa bellezza finisce troppo spesso per apparire indifferente agli affanni dell’uomo”.
E’, infine, Leo a sottolineare come “in un tempo come quello in cui viviamo, dominato dai social è fondamentale condividere la poesia, mettere i propri versi a disposizione degli altri. Le parole vanno spese ma non sprecate, devono essere essenziali, portatrici di concetti e di idee. Viviamo in una società dominata da social e nuove tecnologie, di qui l’importanza di educare i nostri figli alla creatività e alla conoscenza. le parole devono aiutarci a riscoprire il valore dell’immaginazione”. Dal potere della poesia al tempo, che torna con forza nei versi, Leo sottolinea come “il tempo scorre inafferrabile, condiziona le nostre esistenze e diventa sempre più difficile viverlo con pienezza, senza rinunciare a guardare al futuro. Ne sono un esempio i giovani di oggi che vivono senza prospettiva mentre non bisogna mai perdere la speranza, che è innanzitutto il coraggio di guardare avanti”. Per ribadire, infine, come la poesia “non solo trasmette emozioni ma ci insegna a superare i nostri limiti. La mia è una poesia di impegno, che nasce da una forte coscienza sociale, espressione del riscatto di una terra. Non è un caso che abbia scelto di rendere omaggio a figure come quelle di De Sanctis in un componimento come i girasoli, simbolo autentico di libertà. Una libertà che è anche nel coraggio della prudenza”. Preziosa anche la testimonianza di Mila Martiniello, illustratrice del volume, che ha posto l’accento sui segreti della tecnica usata nella composizione delle sue opere, “La pittura digitale non è così diversa dalla pittura tradizionale, semplicemente la mia tavola bianca è sul computer e la dipingo con i pennelli digitali”. Spiega di essere partita, nella realizzazione dell’immagine, dalle parole chiave della raccolta,” di qui la scelta dell’immagine della donna con la pelliccia tigrata”. A chiudere l’incontro l’editrice Scuderi che ha ricordato il forte legame con la poesia di Leo, testimoniato anche da raccolte come “Gocce d’Irpinia”.



