Prosegue il percorso formativo della Scuola di Politica – Futuro Civico, il ciclo di dodici incontri promosso dal Forum dei Giovani di Nusco in collaborazione con la Società Filosofica Italiana – Sezione di Avellino. Un laboratorio che propone spazi di confronto e approfondimento sui temi centrali della crescita civile e culturale del territorio.
Il prossimo appuntamento è in programma per martedì 27 febbraio alle ore 17:30, presso la Biblioteca civica di Nusco, e sarà dedicato a un tema di grande attualità: la lotta contro l’analfabetismo e la crescita socioculturale, a partire dai tre volumi “La scuola e la questione meridionale” di Paolo Saggese.
Protagonista dell’incontro sarà il prof. Paolo Saggese, dirigente scolastico, saggista e Direttore scientifico del Centro di documentazione sulla Poesia del Sud. Attraverso un dialogo con il pubblico e con il prof. Giovanni Sasso, presidente della Società Filosofica Italiana – Sezione di Avellino, si approfondirà il ruolo strategico della scuola nello sviluppo del Mezzogiorno e nella costruzione di una cittadinanza consapevole.
L’incontro rappresenta un’importante occasione di riflessione sul valore dell’istruzione come strumento di emancipazione sociale e di rilancio culturale, in un territorio che continua a confrontarsi con le sfide storiche della questione meridionale. Pubblichiamo di seguito la postazione del terzo volume di Paolo Saggese “La scuola e la questione meridionale nel primo secolo dell’Unità d’Italia”. La postfazione è a cura di Rosa Anna Palumbo.
di Rosa Anna Palumbo
“Sono un uomo di scuola”. Un’autentica e umile presentazione ritorna come scelta del Dirigente scolastico Paolo Saggese, per annunciare la pubblicazione del terzo di quattro volumi dedicati alla storia dell’istruzione in Italia, nel dettaglio alla storia della scuola nella “questione meridionale” dal 1962 al 2000, con attenzione particolare alla situazione in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Il significato e le ragioni del primo libro venivano esplicitate e collegate alla sua storia personale, tra banchi e aule, come alunno prima, ricercatore, docente e dirigente scolastico poi, all’intensa attività di studio e di “indagine” sulla “questione meridionale”, arricchitasi nel tempo di ricerche che “abbracciavano il mondo dell’istruzione” andando ad evidenziare distanze e ritardi che ancora oggi permangono e che trovano spiegazione in una serie molteplice di cause che nomi illustri della cultura e della storia meridionale e non solo, anche di tanti “meridionalisti del Nord”, hanno analizzato con acume e passione.
Come “donna di scuola”, “maestra” già nei desideri di bambina, con ammirazione, interesse e grandi aspettative ho accolto la lettura di questo terzo volume, prezioso per la generosa condivisione di studi, riflessioni e pensieri che sembrano accompagnare la storia della mia esperienza scolastica, come alunna prima e come docente poi, sui banchi e tra i banchi della storica Scuola media “Giuseppe Pavoncelli” di Cerignola, oggi Istituto comprensivo “don Giuseppe Puglisi – G. Pavoncelli”.
Nel lontano 1962 con la Legge 1859 – “Istituzione e ordinamento della Scuola media statale” – nasceva la Scuola media unica che andava a regolamentare, a partire dall’a. s. 1963, un segmento che, con poche modifiche, coincide con l’attuale Scuola secondaria di I Grado. Iniziava allora un processo di faticoso cambiamento della scuola gentiliana e, “in attuazione dell’articolo 34 della Costituzione”, l’istruzione obbligatoria, successiva a quella elementare, veniva impartita gratuitamente nella scuola media con una durata triennale.
Nelle intenzioni del legislatore si sperava, innalzando l’obbligo scolastico fino al quattordicesimo anno di età, di affermare un principio di equità educativa, di “eguaglianza sociale e di formazione democratica del cittadino”, di uguaglianza delle opportunità per le nuove generazioni, ma così non è stato, come dimostrano i dati del ritardo italiano rispetto alle altre nazioni europee e agli altri Paesi avanzati.
Nel rapporto scuola media 2021 della Fondazione Agnelli si legge “la scuola media non riesce a ridurre e spesso accentua disuguaglianze sociali, divari territoriali e di genere, differenze di origine già evidenti nei risultati della scuola primaria”.
Il ritardo negli apprendimenti degli studenti delle regioni meridionali, la “caduta” degli stessi apprendimenti tra scuola primaria e media si confermano, riprendendo le parole di Andrea Gavosto, “tratto endemico” della nostra scuola.
Si registra dunque un evidente fallimento, appaiono disattese le “nobili” aspettative che puntavano ad una scuola più democratica e costituzionale.
A fronte di chi suggerisce una ristrutturazione e riorganizzazione dei cicli finalizzate al superamento della scuola media, non mancano le proposte di quanti, lavorando nella scuola, puntano ad affrontare le innegabili criticità accogliendo le sfide proprie di un’epoca complessa.
Doveroso e sentito il mio personale ringraziamento al preg.mo “Preside”, prof. Paolo Saggese, studioso e autore di pagine di scuola autentica, vissuta e sofferta che ogni giorno, percorrendo centinaia di chilometri, raggiunge il suo Istituto comprensivo, primo fra tutti, proprio come il direttore didattico “integerrimo”, descritto nella sua esemplarità da Marco Rossi-Doria, con l’entusiasmo di chi continua a credere che “il nostro futuro parta dall’istruzione, dalla formazione, dall’educazione in senso lato e complessivo dei giovani”.
Rispondendo alla Sua lettera “non disperata” sulla scuola che chiama in causa tutti, “docenti, dirigenti, amministrativi e collaboratori scolastici, famiglie, alunni e studenti, amministratori e politici, mondo dell’economia e del volontariato, la società tutta”, così come si legge, quale docente appassionata della scuola, della scuola in cui insegno, consapevole della missione alta di una professione che non può ritenersi una professione “comune”, sento di dover condividere e affermare, senza tuttavia il timore che il termine nel tempo “abusato” possa aver perso significato, la necessità di un nuovo “umanesimo” per il futuro delle nostre alunne, dei nostri alunni e non solo.
Sento forte la necessità di una nuova solidarietà umana, di esprimere il desiderio di realizzare una scuola in cui l’essere umano, la persona e il suo benessere siano al centro.
Può sembrare utopistica, ma è la scuola di una comunità educante, includendo tutti i suoi protagonisti, che si pone in ascolto, che condivide progettualità, che si interroga, che diventa comunità intellettuale, centro di ricerca, laboratorio sperimentale e continuo di nuove metodologie che valorizzino le inclinazioni e i talenti personali, luogo di accoglienza e di confronto, di un dibattito culturale, pedagogico e, nel senso buono del termine, ambiziosamente politico, che genera cultura.
Questa è la mia scuola, la scuola che desidero e che grazie alla professionalità, l’equilibrio, la competenza, la gestione ordinata e coerente, e soprattutto la passione di chi, consapevole del proprio ruolo di leader educativo, quale dirigente scolastico, ascolta, consiglia, accoglie, stimola, ricerca e condivide soluzioni, tentiamo di realizzare!
La lettura attenta delle fitte e corpose pagine del libro alimenta la speranza di un possibile cambiamento proveniente dal mondo della scuola, partendo proprio dalla scuola, rivoluzionando il modo di fare scuola.
A sostegno, quasi provvidenziale, il magistero di grandi “maestri” e pedagogisti, ideatori e attuatori di nuovi metodi “antimetodologici”, di sperimentazioni innovative che hanno ridisegnato, a partire dagli anni ’70, il valore educativo della scuola.
Significativo da parte dell’autore del libro l’invito a noi docenti, e a tutti coloro che iniziano “un percorso educativo difficile ma entusiasmante”, alla lettura dell’importante Lettera aperta ai giovani maestri che Mario Lodi scrisse nel 1995 ispirandosi ai metodi di Célestin Freinet.
Si sperimentava una scuola democratica, partecipativa, concentrata sulla centralità del bambino nel processo educativo, creatore egli stesso della propria conoscenza, di un apprendimento legato all’esperienza, alla scoperta continua, al dialogo, alla libera espressione attraverso molteplici linguaggi, attraverso il teatro, la realizzazione di “giornalini”. Si promuoveva l’autovalutazione, il superamento della bocciatura, la pratica nella quotidianità dei valori della Costituzione, la sostituzione del principio di autorità con quello della responsabilità.
Trent’anni fa il maestro di Piadena si chiedeva se la scuola fosse veramente cambiata, se la battaglia culturale fosse vinta e al tempo stesso constatava come l’aggiornamento, allora offerto ai maestri e ai docenti, fosse di natura disciplinare piuttosto che metodologica.
Ancora oggi, ritornando al rapporto della Fondazione Agnelli e alle indagini Ocse-Talis, si registra l’urgenza di percorsi di formazione iniziale di qualità per docenti, perché i docenti non risultano meglio formati né la didattica appare realmente rinnovata, rimanendo spesso ancora tradizionale.
Urge allora, da parte di noi docenti, una continua autovalutazione del nostro operato e un’autoriflessione tesa al miglioramento, al successo scolastico e formativo di tutti gli alunni, nessuno “indietro”, consentendo l’acquisizione di apprendimenti di qualità, la capacità di apprendere in autonomia, di orientarsi a scelte più consapevoli, di essere protagonisti della propria vita e partecipi della vita sociale, attraverso nuove progettualità condivise che abbiano come finalità “lo star bene a scuola”.
Significativo ancora da parte dell’autore del libro il riferimento all’opera Esperienze pastorali del prete di Barbiana che agli amici che spesso gli chiedevano come facesse a far scuola e ad averla piena, lui rispondeva “sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola”. Ancora don Milani aggiunge, andando a rileggere il testo “[…] Ed ecco toccato il tasto più dolente: vibrare noi per cose alte. Tutto il problema si riduce qui, perché non si può dare che quel che si ha. Ma quando si ha, il dare vien da sé, senza neanche cercarlo, purché non si perda tempo”.
Saremo capaci di far “vibrare” le nostre bambine e i nostri bambini, le nostre alunne e i nostri alunni, tra i banchi di scuola, solo se saremo capaci noi in primis di “vibrare” per “cose alte”, evocando con Franco Lorenzoni quella gentilezza come postura e come metodo.
Certo la normativa scolastica ha fatto passi da gigante, la strada di riforme intraprese è stata virtuosa se pensiamo all’abolizione delle classi differenziali, all’abolizione dei programmi tradizionali, all’autonomia scolastica che ha favorito una più attenta riflessione sui reali bisogni degli alunni e delle famiglie, alla personalizzazione dell’azione educativa, ma siamo ancora molto lontani dalla mèta.
Gli insuccessi formalizzati o no, se oltre alla dispersione esplicita pensiamo a quella implicita, sono quasi sempre connessi con lo svantaggio socio-economico, con i divari territoriali e le provenienze.
Non meno determinante, nelle pagine del libro, richiamando il saggio di Giuseppe De Rita Diritto allo studio e qualità dell’istruzione che pone il diritto allo studio come diritto allo studio di qualità, non riducendolo a mero diritto formale e burocratico, è il principio di “dare di più a chi ha di meno”.
L’incapacità di compensare le diseguaglianze, il limite di un sistema che traduce l’originario svantaggio socio-culturale in svantaggio scolastico, la “povertà economica” che produceva e produce “povertà educativa”, oggi caratterizzata da una pericolosa povertà di valori, di princìpi e di modelli, sono fattori di rischio che non possono essere esclusivamente imputati all’inefficienza politica, occorre esporsi e agire in prima persona, provando nella pratica quotidiana a dare risposte diverse a bisogni diversi, favorendo l’uguaglianza delle condizioni di partenza.
Ecco che la lettura attenta e meditata, richiamata nel libro dal Dirigente scolastico Paolo Saggese, della riflessione di Carla Melazzini potrebbe aiutare a meglio comprendere l’inutilità e la dannosità di una bocciatura in prima media di alunni “culturalmente deprivati” e con “famiglie multiproblematiche”, per i quali la non ammissione acquista un significato forte come “scacco sul tavolo delle prestazioni intellettive” ma soprattutto “scacco esistenziale”.
Allora sarebbe opportuno chiedersi se siamo tutti responsabili di un fallimento che ha connotazioni non solo personali ma culturali, pedagogiche e sociali.
Decisivo ed essenziale l’invito a promuovere un’équipe educativa e formativa coesa e unita, accogliente, disposta a prendersi cura, facendo proprio ogni giorno il motto di don Milani “I care”, con senso di responsabilità personale ed empatia verso gli altri, facendo della relazione educativa cardine dell’azione educativa.
Sfogliando le pagine del libro, prezioso scrigno di analisi, scritti, fonti, attentamente riportati con personale ed evidente partecipazione riflessiva dell’autore, colpisce il richiamo alla rivoluzionaria proposta di Danilo Dolci di un cambiamento di nomenclatura, sostituendo i termini “maestro, professore” con “educatore”, “disciplina” con “responsabilità”, “scuola” con “centro educativo” in cui determinante è il protagonismo di tutti, educatori, docenti, genitori, alunni, “motore pratico” di una progettualità condivisa di cambiamento.
Progettare e realizzare una “nuova Scuola” non è utopia, quando l’azione della Comunità educante si fa impegno continuo, supera il giudizio, privilegia l’accoglienza e l’inclusione, condivide, diventa “problematizzante”, riduce le varianze, favorisce costituzionalmente la piena realizzazione della “persona umana”, educa ai valori universali dell’uomo, dove “ognuno fa qualcosa”, riscopre e lascia riscoprire il piacere di stare e fare insieme, sogna un futuro e un mondo migliore per sé e per gli altri.
Questa è la Comunità educante propria di una scuola che coltiva il sogno di essere una “nuova Scuola”, l’Istituto comprensivo “don Giuseppe Puglisi – G. Pavoncelli” di Cerignola, di cui l’autore del libro è dirigente e al quale va tutta la nostra ammirazione e gratitudine.
* Docente di Scuola secondaria di I Grado, Collaboratrice vicaria dell’autore nel Plesso “Pavoncelli” dell’IC “don Puglisi – Pavoncelli” di Cerignola (Fg).



