È una storia avvincente quella che, attraverso documenti riservati, narra dei rapporti tra le diocesi irpine e la Democrazia Cristiana negli anni del dopoguerra.
Nel 1947 il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi si era recato negli Stati Uniti, ottenendo dal Presidente Harry Truman aiuti economici per la ricostruzione del Paese. Fu allora che fu elaborato il piano Marshall, che divenne così un eccellente argomento propagandistico: esaltato dalla Dc, fortemente osteggiato dalle sinistre, esso fu subordinato all’emarginazione dei comunisti dal Governo presieduto da De Gasperi, che allora comprendeva ancora i partiti membri del Comitato di Liberazione Nazionale.

Questa decisione di subalternità della Dc all’imperialismo americano non fu affatto gradita dalle sinistre, per cui in occasione delle elezioni politiche del 1948 il clima di collaborazione che aveva animato le forze politiche in seguito alla Liberazione fu presto sostituito da una violentissima contrapposizione. Lo scontro si spostò nelle piazze, con scioperi e proteste in diverse occasioni, cui seguirono le ferme risposte del Governo.
La Chiesa cattolica intervenne direttamente nella contesa con l’istituzione dei Comitati Civici, fondati da Luigi Gedda (presidente dell’Azione Cattolica) su suggerimento di Papa Pio XII. Gedda in due settimane riuscì a costituire i Comitati Civici, coinvolgendo numerosi attivisti dell’Azione Cattolica, mobilitando le parrocchie, sacerdoti e anche vescovi. Lo stesso pontefice disse che la scelta del voto era “con Cristo o contro Cristo”, mentre i vescovi di grandi diocesi precisarono che costituiva peccato mortale sia il non votare sia il votare “per le liste e per i candidati che non danno sufficiente affidamento di rispettare i diritti di Dio, della Chiesa e degli uomini”.
In questo contesto le diocesi irpine non vennero meno al loro apporto politico in favore della Dc.

Significativa fu una riunione nel Palazzo Vescovile di Avellino il 17 giugno 1952, in occasione delle elezioni amministrative, a cui parteciparono Mons. Pedicini, Venezia, Casullo, Binni, Marcone; l’arcivescovo di Salerno rappresentato dal suo Vicario Generale Mons. Crisci; l’arcivescovo di Benevento dal Sac. Giovanni Giordano del Comitato Civico zonale di Benevento.
Dal verbale della riunione si evince quali furono gli argomenti discussi.
1.- L’atteggiamento: a) del clero b) delle organizzazioni cattoliche c) dei fedeli nelle elezioni amministrative ultime.
2.- La posizione della democrazia cristiana nella provincia di Avellino.
3.- La formazione delle liste per le prossime elezioni politiche.
Atteggiamento del clero
“Prende la parola per primo S.E. Mons. Pedicini il quale fa presente come il clero non abbia mantenuto quella compattezza e disciplina lodevolmente dimostrate nelle elezioni politiche del 1948.
Tutti gli altri Ecc.mi intervenuti hanno mosso il medesimo rilievo cercando anche di identificare le cause di tale sbandamento, cause che per lo più sono state ravvisate in beghe locali, in interessi vari, in rapporti di parentela con candidati di liste avverse alla D.C. e soprattutto nella disorganizzazione e nel disordine di parecchie sezioni comunali della D.C. che rappresentano poco degnamente il partito.
In genere è stato concordemente rilevato che il clero regolare s’è mostrato più disciplinato ed ossequiente alle direttive ed alle disposizioni dei pastori.
Le religiose, come sempre, hanno fatto il loro dovere salvo sporadici casi in cui suore legate a personalità politiche e a candidati per ragioni di lavoro (Suore addette agli ospedali, asili infantili, istituti di beneficenza, ecc.) sono state quasi costrette a deflettere dalla loro linea di condotta.
Alla conclusione della discussione su questo argomento gli Ecc.mi Convenuti hanno deliberato di rafforzare lo spirito di disciplina del clero, spirito di disciplina da ottenersi:
a)- con la convinzione e la conoscenza dei doveri sacerdotali nell’ora presente;
b)- con l’obbedienza sentita ai Vescovi ed alle loro disposizioni;
c)- con frequenti ritiri di clero;
4)- con la partecipazione del clero a corsi nazionali, regionali e soprattutto diocesani di orientamento sociale“.

A testimoniare lo stretto rapporto tra le diocesi irpine e il livello nazionale della Dc c’è una corrispondenza del gennaio 1958 tra Gioacchino Pedicini, vescovo di Avellino, e Amintore Fanfani.
Scrive il vescovo Pedicini ad Amintore Fanfani, segretario politico della Democrazia Cristiana: “Eccellenza, Le sono molto grato per gli auguri che, in occasione del Natale e del Capodanno, ha avuto la bontà d’inviarmi. Glieli ricambio con la più grande cordialità e prego il Signore che la illumini e sorregga per ben guidare la battaglia certo aspra e difficile, che attende la D.C. tra pochi mesi.
Il Clero e le Organizzazioni cattoliche sosterranno col massimo impegno la D.C., quantunque non manchi qualche motivo di scontento.
Il Clero non ha avuto una sistemazione decorosa, quale poteva aspettarsi dalla D.C. né si è risolto il problema gravissimo di una pensione per chi diventa vecchio o invalido e non più idoneo a reggere una parrocchia o una diocesi.
Inoltre qui alla periferia si ha l’impressione che molti si servano della D.C. solo per i loro interessi, per assicurarsi posti retribuiti vistosamente e senza fare il proprio dovere, a cominciare dai deputati e senatori che hanno disertato le sedute e anche in votazioni di massima importanza sono stati assenti. Questa corsa all’arricchimento a danno dello Stato che paga per essere poi mal servito finisce coll’alienare simpatie alla D.C. e fornisce armi agli avversari.
Vorrei anche raccomandare una buona scelta dei candidati alle prossime elezioni.
Abbiamo bisogno di cristiani non soltanto di nome, ma di vita, che accettino sinceramente tutta la dottrina della Chiesa anche nel campo sociale.
Qui cercheremo di fare ogni sforzo perché le cose vadano meglio e speriamo che il Signore ci aiuti a conseguire un buon successo.
Gradisca i miei ossequi e mi creda”.

E nel Natale del 1957 così Fanfani scrive al vescovo Pedicini: ”Eccellenza Reverendissima,
sono felice, anche quest’anno, di cogliere l’occasione del Santo Natale e Capodanno per porgere all’Eccellenza Vostra il devoto augurio della Democrazia Cristiana, che mi onoro di rappresentare, e mio personale.
L’anno che si conclude ha visto la Democrazia Cristiana fortemente impegnata a superare prove difficili. Ma conforta il sapere di aver concretamente operato per il bene dei singoli e della collettività.
Per questo il nostro pensiero riconoscente va anche all’Eccellenza Vostra che ci ha sostenuto con l’ausilio della Sua preghiera.
Ben più grave impegno, però, dovrà affrontare la Democrazia Cristiana nell’anno che sta per iniziare.
E mentre assicuro Vostra Eccellenza che il massimo sforzo sarà fatto per ottenere la migliore possibile affermazione di alti ideali, auspico, su questi intenti e sul lavoro di ognuno, la preghiera propiziatrice dell’Eccellenza Vostra Reverendissima.
Devotamente
Amintore Fanfani”.

Tuttavia non sempre questa intesa fu serena in Irpinia. Ad Avellino in quegli anni lo scontro tra l’on. Fiorentino Sullo e il vescovo della diocesi fu violento. Il contrasto riguardò le scelte amministrative e urbanistiche. Sullo sosteneva interventi di modernizzazione e gestione del territorio che non sempre coincidevano con le posizioni della diocesi. Il vescovo rivendicava un ruolo morale e di indirizzo nelle scelte civiche, mentre Sullo difendeva l’autonomia dell’azione politica.



