di Paolo Saggese
Qui si pubblica una parte della Relazione che Paolo Saggese, direttore scientifico del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, terrà ad Avellino presso la Sala Blu dell’Ex Carcere Borbonico il 7 marzo 2026, in occasione del Convegno “Il poeta Alfonso Gatto a 50 anni dalla scomparsa ed il suo rapporto con lo scrittore Carlo Muscetta”organizzato dall’Università degli Studi di Salerno e dall’Associazione “Insieme per Avellino e l’Irpinia”, presenti i professori Carmine Pinto, Rosa Giulio, Vincenzo Salerno, Carlo Santoli, Giulia Perfetto, Alberto Granese, nonché Pasquale Luca Nacca, Presidente di “Insieme per Avellino e l’Irpinia” e il dott. Edgardo Pesiri, Presidente dell’Associazione di promozione sociale Carlo Gesualdo.
[…] Nella parte iniziale della relazione abbiamo rivolto la nostra attenzione all’attività ermeneutica di Mario Gabriele Giordano. Adesso occorre riprendere l’indagine e approfondirla, dal momento che il suo impegno a favore della figura di Gatto rappresenta un momento importante della storia degli studi gattiani non solo relativamente alla provincia di Avellino.
Come è noto, Giordano dedicò al poeta un intero numero di “Riscontri” (I, 4) dal titolo Alfonso Gatto: poesia e arti figurative, cui parteciparono lo stesso Giordano, dunque Francesco D’Episcopo, Francesco Saverio Festa, Raffaella Palumbo Ciriello, Mariarosaria Spinetti e Alberto Frattini. Occorre precisarlo, era uno dei primi omaggi che l’Italia faceva a Gatto dopo la sua improvvisa morte e che coincideva, come chiarisce Giordano, con il 70° anniversario della nascita del poeta. Anche nel risvolto di copertina riprende le parole poste alla fine del saggio introduttivo “Riscontri” per Alfonso Gatto già citato: “… . ci è sembrata questa la forma migliore per celebrare il 70° anniversario della nascita di un poeta che, per gioia di canto e verità di sentimento, è forse il più antico e il più moderno del nostro tempo”.
Inoltre, sin dall’inizio del saggio il Direttore di “Riscontri” sottolinea come poco si sia fatto per questo poeta (concetto, come visto, ribadito nell’articolo – recensione all’antologia di Francesco Napoli): “Dopo le lamentazioni rituali, cosa si è fatto in Italia nel triennio seguito alla morte di Gatto per penetrarne il messaggio umano, poetico e culturale? Non avremmo voluto leggende, si capisce, ma studi seri, operosa indagine critica. Intanto, se si esclude il Convegno Nazionale che si è svolto a Salerno, Amalfi e Maiori dall’8 al 10 aprile 1978 per iniziativa del Comitato salernitano della ‘Dante Alighieri’ e che ha visto una folta schiera di studiosi impegnati a coprire una larga zona della problematica gattiana, non ci sembra che si sia lavorato abbastanza attorno al poeta. Anche in vita, d’altronde, Gatto non aveva sempre ricevuto un’attenzione adeguata al valore e al significato della sua presenza nel mondo della cultura e dell’arte” (p. 5). E cercava anche di dare una risposta, almeno parziale, a certe dimenticanze: “Forse la brusca scontrosità dell’uomo e l’audace originalità del poeta mal si adattavano ai comodi pass-partout di certa nostra critica. A molti, poi, a quelli soprattutto che per compiacenza ideologica avevano impropriamente identificato Gatto con la sua stagione di poeta civile, egli dovette risultare scomodo per il rifiuto di fissarsi in uno schema politico. Ma Gatto è poeta di una vita, e non di una stagione” (pp. 5-6).
Nel saggio Giordano non poteva non ricordare l’edizione di Isola, l’amicizia con Muscetta e con Giovanni Pionati, e dunque l’affetto, che legava il poeta ad Avellino: “Di Avellino Gatto conservò sempre un gradito ricordo. Erano belle, a suo dire, in questa città la tradizione laica di ascendenza desanctisiana, la vivacità culturale e soprattutto la disinteressata cordialità degli uomini. Con quei suoi scatti d’umore che traducevano anche l’amore in rabbia, non mancò anzi talvolta, in qualche conversazione privata, di contrapporre l’apertura e il calore umano che riconosceva ad Avellino a quello che gli sembrava bottegaio affaccendamento di certi ambienti della natia Salerno” (p. 7).
In quei soggiorni ad Avellino, presso la casa di Muscetta, Gatto avrà dunque potuto conoscere anche alcuni intellettuali avellinesi, tra gli altri Guido Dorso, amico e maestro di Muscetta, come del resto testimonia una foto di proprietà della famiglia del critico letterario, edita nel 2004 sul numero 14 de “L’Irpinia illustrata” (sia in copertina che a p. 8), e che ritrae Dorso tra Muscetta e Gatto. Ma sul rapporto tra Dorso e Gatto occorrerà in seguito compiere ulteriori indagini.
Ritornando al saggio di Giordano, non secondario è ricordare che proprio in occasione della pubblicazione del numero speciale di “Riscontri”, la rivista e il suo Direttore si impegnarono a far collocare sulla facciata della Tipografia Pergola di Avellino una lapide recante la seguente epigrafe: “NEL 1932 / QUANDO OSPITE E SODALE DI CARLO MUSCETTA / ALFONSO GATTO / IMPARAVA AD AMARE QUESTA CITTÀ / MUNIFICA E PRESAGA LA FAMIGLIA AMICA / PER I TIPI DI PERGOLA / QUI SI STAMPAVA “ISOLA” / ANNUNZIO E FONDAMENTO / DI UNA INTENSA VOCE POETICA / CHE DALL’ANIMA MERIDIONALE SEPPE TRARRE / UNIVERSALI VERITÀ E BELLEZZE / 17 luglio 1979”.
Questo è un altro segno tangibile del forte legame tra Gatto e Avellino, che ancora oggi chiunque può ammirare, recandosi in piazza Solimena.
Nel saggio Giordano rievoca l’amicizia di Gatto con Giovanni Pionati e di alcuni aspetti importanti del poeta: la pena per i vinti della storia, il rapporto strettissimo del poeta con le arti, in particolare con la pittura, la funzione che il poeta ebbe nella Firenze dei primi anni Trenta e in particolare nella fondazione della rivista “Campo di Marte”, con Vasco Pratolini.
Nel fascicolo di “Riscontri”, inoltre, opportunamente citato anche da Ramat (p. LXIX), compaiono i saggi di Francesco D’Episcopo (… Quasi una) Premessa, e Da Wright a Cézanne: l’“architetturalità” oltranzista della poetica gattiana, di Maria Rosaria Spinetti La “parola pittorica” nel canzoniere gattiano, di Alberto Frattini Due note per Alfonso Gatto, e dunque di due irpini, Francesco Saverio Festa, Alfonso Gatto e “Campo di Marte”, e di Raffaella Palumbo Ciriello Alfonso Gatto e lo spazio-tempo della scrittura.
Il saggio di Festa rappresenta un’efficace sintesi del rapporto di Gatto con le riviste e gli intellettuali più importanti dell’epoca, una riflessione acuta sulla storia culturale della rivista e sulla sua difficile vita, in quegli anni di oscurantismo fascista, nonché uno studio sulla funzione importantissima, che Gatto ebbe in essa. Lo studio della Palumbo Ciriello analizza, invece, il rapporto tra gli studi e gli interessi artistici di Gatto e la sua produzione poetica, con analisi finemente filologiche sul senso di spazio e vuoto nella produzione poetica dell’intellettuale salernitano.
Anche questi saggi di studiosi irpini entrano necessariamente, anche se brevemente, in questa sintetica storia dei rapporti tra Gatto e l’Irpinia.
Ritornando a Giordano e per concludere, oltre ai cinque saggi già citati, occorre almeno ricordare gli interventi Dieci anni dalla morte di Alfonso Gatto. Poeta di pena e di speranza e Gatto. Una rilettura non ideologica delle sue liriche. Echi antichi di dolcezza e di pianto, editi rispettivamente su “L’Osservatore romano” del 26 marzo 1986 e del 9/10 gennaio 1995, rielaborati nel saggio citato La geniale e sistematica “eresia” di Alfonso Gatto.
In questo saggio Giordano ha in particolare ritenuto giustamente riduttiva la definizione di Gatto “poeta della resistenza” ed ha sottolineato anche il senso di universale pietà di un poeta dei vinti, non della vittoria (in ciò consiste anche la sua geniale “eresia”).
Tutti questi interventi sono un’ulteriore testimonianza dell’interesse profondo nutrito da Giordano e da “Riscontri” nei confronti del poeta salernitano.
Vorrei anche segnalare che l’anno successivo “Riscontri” (II 4, 1980) ha ospitato un altro importante contributo ad Alfonso Gatto, ossia la “testimonianza gattiana” Voce, carte, incontri di Elio Filippo Accrocca, conferenza che lo studioso tenne ad Avellino il 13 maggio 1980, e dunque un testo inedito, cioè l’intervista che Gatto rilasciò ad Accrocca il 16 novembre 1961, “e della cui registrazione è stata data parziale audizione nel corso della manifestazione avellinese” (così in “Riscontri”, II, 4, p. 9).
Notevole la relazione di Accrocca, che si concentra sull’uomo, sul “chiaroscuro” della sua parola, ossia a metà strada tra il reale e il fantastico, sul rapporto con l’ermetismo (parla, a p. 12, opportunamente di poesia non ancorata ai canoni di questa corrente), sull’umanità e la napoletanità di un uomo attento agli umili e ai poveri, sull’attività non marginale di pittore, sui maestri del poeta (Leopardi, Valèry, Rimbaud e Pascoli).
Così come testimonianza notevole è l’intervista, allora inedita, dal titolo Il suo Sud, una confessione sui suoi libri, sulla sua vita, ma anche sul Mezzogiorno d’Italia, sull’intellettuale e scrittore del Sud che è Gatto stesso, che vede nella sua terra un paese dell’anima, di cui tuttavia è ancora alla ricerca.
Pertanto, il Convegno “Il poeta Alfonso Gatto a 50 anni dalla scomparsa ed il rapporto con lo scrittore Carlo Muscetta” organizzato dall’Università degli Studi di Salerno e dall’Associazione “Insieme per Avellino e l’Irpinia” si inserisce degnamente in questa storia dello stretto rapporto tra Gatto e l’Irpinia, che rimonta agli anni ’30 del ‘900.
Fu anche grazie ad Avellino che Alfonso Gatto si rivelò al mondo culturale italiano e fu scoperto da Eugenio Montale, che sulla lapide tombale del poeta volle far scrivere:
Per cui vita e poesie
furono un’unica testimonianza
d’amore
(Cimitero monumentale di Brignano – Salerno)




