Il Pd ha l’imbarazzo della scelta sul candidato sindaco di Avellino: in campo ci sarebbero Enza Ambrosone, Nicola Giordano e anche Luca Cipriano – in un’intervista a Il Mattino si è detto “disponibile” -. Si tratta di consiglieri comunali di indiscutibile calibro politico.
A decidere sarà il Pd, che in questi giorni si organizza per il congresso provinciale previsto nella seconda metà di gennaio. Due i candidati alla carica di segretario: Marco Santo Alaia, sponsorizzato da Maurizio Petracca e appoggiato da quasi tutte le altre aree del partito – dal presidente della Provincia Rino Buonopane al senatore Enzo De Luca, da Rosetta D’Amelio a Gerardo Capodilupo, fino agli schleiniani – che non avendo la forza dei numeri per un’alternativa hanno accettato la proposta del consigliere regionale, neo capogruppo del Pd in assise regionale. A sfidare Petracca è stato il gruppo che fa capo a Roberta Santaniello e Franco Iovino, che ha messo sul tavolo il nome di Pellegrino Palmieri.
Tornando alle amministrative, il nome del candidato sindaco pd di Avellino, si diceva, lo deciderà il Pd. O meglio: lo deciderà il vincitore del congresso, che è oggi soprattutto il massimo riferimento istituzionale del partito: Petracca, forte di 25mila preferenze personali alle regionali. Ed è giusto. La decisione di Petracca però potrebbe valere solo per una parte del Pd, sicuramente non per l’intero campo largo, non per gli alleati di Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, renziani alaiani, Controvento e altri ancora.
Gli alleati affermano infatti di non voler subire imposizioni; il Pd di Petracca sostiene la stessa cosa. Ed allora, serve una mediazione: difficile, ma non impossibile. Il Nazareno farà il suo gioco, così come i 5 Stelle, che potrebbero tentare di capitalizzare la vittoria di Roberto Fico indicando un proprio candidato sindaco per Avellino, togliendo dall’imbarazzo il Pd e magari favorendo un’intesa nel campo progressista.
Un candidato 5 Stelle potrebbe spuntare, se non a Salerno, dove si prepara a tornare sindaco l’ex governatore Vincenzo De Luca, magari a Caserta, ad Ariano. Difficile, ma non impossibile.
Se nel centrosinistra non si troverà una mediazione, allora sarà scontro, cioè implosione del campo largo. Le primarie di coalizione che suggerisce Giordano trovano al momento pochi consensi.
Intanto c’è il congresso: un congresso che si rispetti dovrebbe forse mettere all’ordine del giorno della discussione politica anche le prossime amministrative. Se non della celebrazione del congresso cittadino, discutere almeno delle elezioni ad Avellino, ad Ariano, del modello di coalizione, il modello Napoli, di primarie: insomma qualcosa di politicamente rilevante che non sia il numero delle tessere di ogni area o la composizione della segreteria Pd oppure la spartizione (già decisa, se non fosse stato per Palmieri) dei posti in assemblea provinciale e in direzione Pd.
Altrimenti, a chi e a cosa serve questo congresso? A cosa servono un partito e una tessera di partito? Ma forse i congressi di partito hanno fatto il loro tempo e oggi risultano noiosi e vengono rchiviati sempre più spesso in modo sbrigativo perché c’è poco da dire e da fare.



