Uno spettacolo che parla di noi, delle nostre città e delle nostre manie quotidiane — con un pizzico di ironia e la giusta dose di follia. E’ “Costellazioni” il quarto appuntamento della rassegna “Fatti d’arte” firmata LSD’arte, in collaborazione con Vernicefresca, in programma 24 e il 25 Gennaio nello spazio di Libero Spazio d’arte. Una rassegna pensata per chi ama il palcoscenico in tutte le sue forme e non teme di farsi travolgere dal potere dell’arte, un invito a lasciarsi andare, a farsi di teatro, a vivere la scena come una dipendenza sana e necessaria.
Opera del celebre drammaturgo inglese, Nick Paine, Costellazioni, produzione di Mutamenti, Teatro Civico 14 di Caserta, propone una riflessione sulla natura delle scelte e della possibilità, grazie al progetto sonoro curato da Paky Di Maio e l’allestimento scenico firmato da Nicola Bove e Vincenzo Leone.
Un uomo e una donna si incontrano sullo sfondo di un universo multiforme, che diventa il terzo protagonista della scena. Nick Payne sceglie di partire dalla teoria della fisica quantistica secondo cui esiste un numero infinito di universi: tutto quello che può accadere, accade da qualche altra parte e per ogni scelta che si prende, ci
sono mille altri mondi in cui si è scelto in un modo differente. Di qui la scelta di intrecciare la fisica quantistica alla dinamica di coppia, costruendo una narrazione che alterna leggerezza e intensità emotiva. Ogni dialogo esplora le infinite possibilità che nascono da ogni scelta: un “e se…” che diventa il motore narrativo di uno spettacolo intellettualmente stimolante e umanamente profondo. Con il suo mix di umorismo e malinconia, Costellazioni si è affermato come un classico contemporaneo capace di conquistare pubblico e critica. La regia di Roberto Solofria, essenziale e rispettosa del testo, lascia spazio alla forza interpretativa. Come sottolinea il regista: «Costellazioni ci ha posto davanti ad una semplice, ma intramontabile domanda, la domanda che fa parte un po’ della vita di tutti noi: Cosa sarebbe successo se…?» e continua: «Come regista ho sentito il bisogno di “farmi da parte”, di muovermi in punta di piedi, rispettando la caotica delicatezza di questa storia». Un’esperienza teatrale che invita a riflettere su ciò che potrebbe essere stato e su ciò che ancora può essere, in qualunque universo ci si trovi.



