“Dai nuovi impianti di sollevamento agli acquedotti e alla depurazione, la Regione investe oltre 140 milioni di euro sul sistema idrico dell’Irpinia”. Lo ha detto stamattina il vicegovernatore Fulvio Bonavitacola in sopralluogo al cantiere di Cassano, su cui la Regione Campania ha stanziato un investimento complessivo di oltre 11 milioni di euro. I lavori saranno completati entro l’anno con l’obiettivo di dare continuità all’erogazione dell’acqua in 71 Comuni, 58 dei quali in provincia di Avellino.
Il progetto, ormai prossimo al completamento, ha permesso di sostituire gran parte delle macchine dei sollevamenti idrici, di ammodernare i sistemi di alimentazione elettrica dell’impianto – realizzando una maggiore efficienza energetica che ridurrà i consumi -, ma anche di raddoppiare anche la condotta principale che smista l’acqua sui territori. La centrale di Cassano consente di sollevare le acque provenienti dalle tre sorgenti della Pollentina a Cassano, di Baiardo a Montemarano e di Bagno della Regina a Montella, consentendo, di raccogliere e distribuire oltre 1.000 litri al secondo.
“La prima scelta fondamentale è stata- afferma il vicegovernatore _ quella di evitare il fallimento di Alto Calore e in questo la Regione ha avuto un ruolo determinante. Adesso stiamo mettendo mano al sistema delle infrastrutture idriche compiendo una scelta che è stata sottovalutata ed è quella di integrare le infrastrutture irpine nella rete della Grande adduzione regionale. Questo consentirà di dirottare finanziamenti per recuperare le risorse da Cassano fa immettere nel sistema della rete irpina e nel Sannio. Innanzitutto dobbiamo portare la eis ai serbatoi da cui poi si dirama per le reti. Per poter portare sù l’acqua bisogna potenziare le pompe e le stazioni di sollevamento, efficientare l’energia e questo intervento di cui parliamo oggi serve proprio in questo senso. Costituisce il primo tratto del progetto, che è è potenziamento del sollevamento delle pomp e delle stazioni di sollevamento per portare l’acqua da valle ai serbatoi che sono più alti. Poi c’è l’intervento successivo, del valore di 40 milioni per portare l’acqua dai serbatoi verso le grandi reti di distribuzione”.
Altra conquista sul fronte idrico è il nuovo accordo, dopo 40anni, con la Puglia che porta due vantaggi . “Da un lato c’ è – spiega Bonavitacola – il riconoscimento con ristori compensativi, cosa che la regione Puglia faceva da decenni con la Basilicata e non si capisce perchè questo iter non avvenisse anche con la Campania. Questi ristori saranno usati da Alto Calore per tanti interventi, ritenuti utili anche a risollevarsi sul piano finanziario.Poi c’è il tema del trattenimento della risorsa e su cui è stato siglato un accordo per cui l’impianto di Cassano irpino, che era utilizzato in modo prevalente alla Puglia e sarà utilizzato quasi esclusivamente per l’Irpinia”.
L’impianto di Cassano, per cui sono stati stanziati ingenti risorse dalla regione Campania, non è però più di proprietà dell’Alto Calore, ma rientra nel Sistema di Grande adduzione primaria regionale, fortemente voluto dal governatore Vincenzo De Luca. L’impianto del comune dell’Alta Irpinia è stato ceduto su decisione della dirigenza dell’Alto Calore per sollevare dai costi di gestione, che ammontano ad oltre 1 milione e 100mila euro annui per la sola energia elettrica e ad ulteriori 700mila euro circa all’anno tra personale, manutenzioni, riparazioni condotte, materiali, clorazione e analisi di laboratorio.
Una cessione amara, definita dall’allora amministratore unico Michelangelo Ciarcia, come “la perdita di un braccio per un essere umano”. E pochi giorni fa il Consiglio Regionale della Campania ha approvato la costituzione di una società mista pubblico/privata, denominata “Grandi Reti Idriche Campane Spa”, per l’affidamento del servizio idrico integrato della grande adduzione primaria d’interesse regionale.
Con la delibera n° 399 del 25 luglio del 2024 la Giunta Regionale aveva già approvato per la gestione della Grande Adduzione primaria di interesse regionale, la costituzione di una società a partecipazione pubblico – privata, “Grandi reti idriche Campane Spa ” e del suo statuto per la gestione che dovrà amministrare le fonti idriche strategiche della Campania, tra le quali rientrano con l’Acquedotto delle Normalizzazione anche Cassano Irpino (per la sfera di interesse irpino e campano, fatti salvo i diritti dell’Acquedotto Pugliese) e Baiardo a Montemarano, in passato gestite dall’Alto Calore Servizi. Alla società, con un mandato di 30 anni e che gestirà e infrastrutture e servizi del sistema della Grande adduzione primaria, spetterà la manutenzione degli impianti, la progettazione di nuove opere e anche la riscossione delle tariffe dei servizi gestiti.
La delibera del 25 luglio scorso, segue a quella varata nel 2022, quando il GovernatoreDe luca , per sollevare dalle difficoltà economiche dell’Alto Calore, ha permesso, con una trattativa veloce e per niente difficile, alla Regione Campania di acquisire le sorgenti di Cassano Irpino e di Baiardo a Montemarano del Fiume Calore. Oltre alla centrale di Cassano e i relativi serbatoi e acquedotti della Normalizzazione, Ramo orientale e centrale, alla Regione, infatti, sono stati assegnati anche i punti di prelievo dell’energia elettrica a servizio della sorgente del Baiardo di Montemarano e della stazione di rilancio di Zingara Morta a Pontelandolfo. Naturalmente, il passaggio degli impianti ha comportato da parte di Alto Calore l’acquisto all’ingrosso della quota di acqua prima prelevata a Cassano e Serrapullo attraverso il concessionario Acqua Campania.
La cessione da parte dell’Alto Calore di cedere le sorgenti di Cassano e Montemarano alla regione rappresentano una parte significativa del prezioso patrimonio di opere e sorgenti confluite nel sistema di grande adduzione primaria. Una rete di opere sorgenti ed infrastrutture dal valore per cui l’affidamento di gestione, tramite gara, equivale a ben 138 milioni di euro, su cui sarebbero pronti a concorrere per ottenerne la gestione colossi come Suez, Italgas e Acea.
Ma qual è il motivo che induce la Regione ad associarsi con un privato per gestire una parte della grande adduzione in Campania? La risposta è lapidaria: la Giunta regionale campana ritiene che «l’affidamento del servizio idrico integrato della Grande Adduzione Primaria di Interesse Regionale ad una società mista pubblico-privata,possa essere la forma di gestione più indicata. In particolare per il perseguimento dell’interesse pubblico tutelato e che sia preferibile, in particolare per l’orientamento alla performance e per l’aumento degli skills tecnologici, che si tradurrebbero, anche in un miglior accesso alle risorse finanziarie», aggiungendo che «l’individuazione di un socio privato può garantire l’anticipazione del finanziamento di opere a proprio carico salvo garantirsi il recupero di tale anticipazione su base pluriennale».