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Al Carcere Borbonico Sguardi antichi e moderni, dai luoghi colpiti dal sisma dell’80 alla Via Appia

Racconta la bellezza del territorio la mostra “Sguardi antichi e moderni” di Robert Gardner, Pio Peruzzini e Gaetano Paraggio a cura di Silvio Sallicandro, inserita nel ciclo “Portfolio” promossa dall’amministrazione provinciale. Un percorso fotografico che vede protagonisti tre autori e scatti che raccontano paesaggi e luoghi tra memoria e presente. Un progetto espositivo che nasce dalla combinazione di due nuclei fotografici: Sguardi antichi di Robert Gardner e Sguardi moderni di Pio Peruzzini e Gaetano Paraggio. Dai luoghi colpiti dal sisma irpino del 1980, spazi fermi nella loro autenticità, alle foto provenienti dall’archivio della British School at Rome che immortalano la via Appia e la via Traiana, nella primavera del 1913.

Il tracciato delle assi viarie romane rivive in una veste completamente nuova, attraverso immagini accolte nel catalogo La Regina Viarum e la via Traiana. Da Benevento a Brindisi nelle foto della collezione Gardner, a cura di Giuseppe Ceraudo e Laura Castrianni, edito da Delta3, che verrà presentato nel corso della mostra.

A caratterizzare il secondo nucleo fotografico gli scatti di Pio Peruzzini fotografo originario della provincia di Salerno, attento a luoghi storici e tradizioni della Campania e del sud Italia, che ha collaborato on agenzie nazionali e con riviste specializzate nella valorizzazione del territorio, dell’arte e della cultura, e Gaetano Paraggio, classe 1964, salernitano anche lui, per il quale la fotografia è un modo di guardare ciò che lo circonda, per comprenderne il paesaggio e misurarne la bellezza, ma anche leggerne le fragilità e le contraddizioni. Le immagini sono parte del catalogo dal titolo Del Silenzio e di altri sguardi. Fotografie dai luoghi del terremoto del 1980, edito dal Consiglio Regionale della Campania.

E’ Silvio Sallicandro, fondatore della casa editrice Delta3 e curatore della mostra Sguardi antichi e moderni, a sottolineare come “Questo progetto parte da un assunto che mi ha accompagnato lungo tutto il percorso creativo: il libro non vuole essere una critica sulla ricostruzione dei paesi del cratere del terremoto del 1980. Non perché il fotografo non debba prendere una posizione netta sulle problematiche dei nostri territori, ma perché credo sia necessario ed utile oggi,  promuovere una iconografia del bello. Sono passati più di quarant’anni da quella tragica sera e questi luoghi hanno il diritto di riprendersi completamente la vita vera. troppo tempo è passato. I paesi si sono svuotati, abbandonati dalle nuove generazioni stanche di cercare un lavoro che manca sempre. Eppure la terra dell’epicentro del sisma è viva e vitale ancora. È come se fosse compressa nella sua attesa di un futuro migliore ma pronta a scattare per riprendersi quanto le spetta”.

Sarà possibile visitare la mostra fino all’11 aprile, nei giorni e negli orari di apertura del Museo Irpino: dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00

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