Rosa Bianco
Nelle colline fertili dell’Irpinia, dove i filari di viti si adagiano su pendii dorati e il vento porta con sé l’eco dei campi antichi, la Tenuta Ippocrate ha aperto le sue porte il 29 agosto 2025 per un evento che ha celebrato la Dieta mediterranea come patrimonio di vita, identità e cultura. Il grano maturo e le radici, il primo incontro dedicato a questo modello di benessere, ha intrecciato letteratura, scienza e tradizione in un dialogo che ha trasformato la conoscenza in esperienza condivisa.
Protagonista della serata è stata la professoressa, scrittrice e poetessa Agostina Spagnuolo, autrice insieme al marito, l’ingegner Rocco Di Pietro, di I giorni del grano maturo. La sua opera restituisce la forza della cultura contadina irpina, celebrando il ritmo segreto della natura e dei raccolti e riportando al centro valori autentici come le radici, il lavoro e la tradizione.
Durante l’incontro, ho avuto l’onore di moderare il dibattito e di accompagnare la professoressa Spagnuolo mentre riceveva il Premio Penna d’Oro alla carriera, con la seguente motivazione: “Ad Agostina Spagnuolo, custode di memoria e interprete di poesia, per la sua opera che unisce ricerca, identità e bellezza senza tempo”. Il premio è stato accompagnato da un prezioso quadro da collezione, donato dall’imprenditore Pantaleone Dentice, fondatore de “L’Arte Ritrovata”.
La serata ha offerto una molteplicità di voci e prospettive. Hanno contribuito con interventi di grande spessore scientifico il dott. Bruno Corrado, veterinario dirigente ASL Frosinone e custode dei grani antichi, il dott. Giuseppe D’Amore neurologo e il dott. Rocco Fusco, specialista in psiconeuroimmunologia e ortopedico. Il folto e attento pubblico ha partecipato con entusiasmo, ponendo numerose domande ai relatori sulla Dieta mediterranea, stimolando riflessioni su salute, cultura e tradizione.
A suggellare l’incontro, un raffinato buffet ideato dall’executive chef Aldo Basile, che ha trasformato ogni piatto in un rito di memoria e bellezza: dalla pappa al pomodoro con aceto di melannurca e pane raffermo, alle tagliatelle di zucchine al limone con pesto di basilico e melissa, fino al pane di grani antichi e alle montanarine reinterpretate. Ogni portata ha incarnato la ricchezza dei sapori della civiltà contadina, celebrando la Dieta mediterranea come atto di cultura e identità.
Questo primo appuntamento segna l’inizio di un percorso di riflessione collettiva sulla Dieta mediterranea, Patrimonio immateriale dell’UNESCO dal 2010, non solo come modello alimentare, ma come manifesto di equilibrio, memoria e bellezza. Tra i tramonti delle colline irpine e i campi di grano maturo, la letteratura diventa nutrimento, la memoria si fa presente e la Dieta mediterranea si conferma custode di un sapere da valorizzare e tramandare.
Un evento che ha unito la poesia alla scienza, la tradizione alla contemporaneità, ricordandoci che ogni civiltà cresce soltanto se sa coltivare le proprie radici e trasformarle in futuro.