“In queste settimane abbiamo seguito con attenzione e con crescente preoccupazione la vicenda di Alto Calore. Ci troviamo di fronte a una crisi senza precedenti, che non può essere affrontata con soluzioni tampone o risposte parziali, ma che richiede un impegno straordinario e condiviso a tutti i livelli istituzionali”. A ribadirlo con forza Arci, Libera e Legambiente in una nota inviata agli organi di stampa
“Il malcontento diffuso tra le cittadine e i cittadini, costretti a convivere quotidianamente con un servizio idrico inadeguato e disfunzionale, rappresenta un campanello d’allarme che non può più essere ignorato. Le dimissioni dell’amministratore unico Antonello Lenzi sono il segnale di una situazione ormai divenuta sempre meno governabile, che chiama in causa anche le responsabilità della politica locale.
In un contesto segnato da confusione e incertezza, riteniamo necessario ribadire alcuni punti ormai non più rinviabili. La crisi idrica in Irpinia e nel Sannio potrà essere affrontata solo attraverso un intervento nazionale capace di mettere a disposizione risorse straordinarie per il rifacimento delle condotte obsolete, così da ridurre le perdite gravissime che privano le comunità di un bene essenziale. È inaccettabile che il peso delle scelte cada unicamente sulle bollette degli utenti, già da anni penalizzati da una gestione inefficiente. Eventuali aumenti potranno essere giustificati soltanto se accompagnati da un reale piano di controllo delle reti, da una gestione trasparente e da una comunicazione chiara e continua con la cittadinanza.
Riteniamo inoltre indispensabile sottolineare con forza che non è pensabile avviare percorsi di privatizzazione dell’acqua, magari mascherati da scelte tecniche o tariffarie. L’acqua è e deve rimanere un bene comune, non una merce: non possiamo accettare che l’aumento delle bollette diventi il primo passo verso la cessione a logiche di mercato di un diritto universale.
Un’altra questione non più eludibile è quella delle perequazioni tariffarie. Non è ammissibile che i cittadini irpini e sanniti paghino di più per un servizio peggiore rispetto a quello garantito in altre aree della Regione. La Campania ha il dovere di assicurare equità ed evitare che territori già segnati da fragilità sociali ed economiche vengano ulteriormente penalizzati. Allo stesso tempo, non si può ignorare il paradosso di un territorio ricco di risorse idriche, ma che le vede sottratte e pagate a caro prezzo: chi ha acqua in abbondanza non può essere condannato a diventare “povero d’acqua” a causa di gestioni sbagliate e scelte politiche miopi”.
Si sottolinea come “l’acqua non può diventare terreno di propaganda né bandiera elettorale. Le prossime elezioni regionali non devono trasformare la crisi idrica in uno slogan da campagna, utile a raccogliere voti e subito dopo dimenticato fino alla tornata successiva. Sarebbe un atto grave di strumentalizzazione a danno delle comunità, che invece meritano risposte concrete e durature.
La vicenda di Alto Calore non riguarda soltanto aspetti tecnici o amministrativi: essa investe un principio di giustizia sociale e ambientale. L’acqua è un diritto e un bene comune. Difenderla significa difendere la vita quotidiana delle persone e la prospettiva di sviluppo sostenibile dei nostri territori.
Per questo chiediamo alle istituzioni di assumersi la responsabilità di scelte coraggiose e lungimiranti. È tempo di trasparenza, di partecipazione e di un vero patto con le comunità. In questa direzione, rilanciamo con forza la proposta di istituire un Consiglio dell’Acqua, quale strumento stabile di controllo civico e di garanzia di trasparenza sull’operato dell’ente. Se l’acqua è un diritto, difenderla significa costruire futuro”