di Silvio Pecora
La guerra in Medio Oriente, in particolare il conflitto che coinvolge l’Iran, e la chiusura del passaggio nello Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, stanno scatenando una vergognosa speculazione sul prezzo dei prodotti derivati dal petrolio. Scendono in campo istituzioni e associazioni a difesa dei consumatori.
«Abbiamo attivato Mister Prezzi (il Garante per la sorveglianza dei prezzi, n.d.r.), che già dall’altro giorno ha ampliato il monitoraggio segnalando alla Guardia di Finanza, ove si verificassero, eventuali movimenti anomali sulla rete. Abbiamo inoltre convocato per venerdì la Commissione Allarme Rapido per monitorare, insieme alle associazioni di impresa, quanto sta accadendo a livello di pompa di benzina e una Commissione Allerta Rapida con le associazioni dei consumatori per valutare l’eventuale impatto inflattivo, soprattutto sul carrello della spesa».
Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, la situazione è «assolutamente sotto controllo». «L’inflazione è nettamente sotto la media europea e dobbiamo ovviamente vigilare al meglio per contrastare, come abbiamo saputo fare in questi anni, eventuali fenomeni speculativi».
Ferma e decisa la presa di posizione di Assoutenti, che annuncia la presentazione di una segnalazione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato sulle anomalie riscontrate nei listini di benzina e gasolio venduti in Italia.
«Un’escalation repentina – afferma l’associazione – che coinvolge tutte le compagnie petrolifere e che, da un lato, sta facendo rapidamente salire i costi dei rifornimenti, dall’altro rischia di avere pesanti ripercussioni sui prezzi al dettaglio, considerato che l’80% delle merci in Italia viene trasportato su gomma».
«Un andamento del tutto anomalo sia per la velocità dei rincari sia per la loro entità, soprattutto se si considera che la materia prima è stata acquistata dalle società nei mesi scorsi a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli attuali – afferma il presidente Gabriele Melluso –. Inoltre, deve essere chiaro agli italiani che non esiste una relazione diretta e automatica tra aumento del greggio e aumento del prezzo della benzina: nell’ottobre 2012 il valore del Brent era pari a 112 dollari al barile, superiore agli 82 dollari odierni, e il prezzo della benzina si attestava allora a 1,83 euro al litro, un importo assai simile a quello attuale, considerando che oggi la “verde” beneficia del taglio delle accise scattato lo scorso gennaio. La speculazione, dunque, non è un rischio ma un dato oggettivo».
«Nell’interesse della collettività – conclude Assoutenti – abbiamo deciso di investire della questione l’Antitrust affinché valuti l’apertura di un’indagine sull’andamento dei listini dei carburanti negli ultimi giorni ed escluda la possibile presenza di cartelli anticoncorrenziali o pratiche scorrette a danno dei consumatori».





