E’ stata rinviata al 21 aprile la decisione per dieci imputati accusati di falsa testimonianza nel processo ai componenti del nuovo clan Partenio. Due imputati hanno chiesto la messa alla prova e uno ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Il giudice si è riservato su alcune questioni preliminari sollevate dalle difese, rappresentata tra gli altri dagli avvocati Gaetano Aufiero e Stefano Vozella. Stando alla pubblica accusa, i dieci avrebbero omesso o addirittura negato particolari e circostanze raccolte nel corso delle indagini, dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino.
L’origine dell’inchiesta va ricondotta a una segnalazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Nel corso delle udienze del processo principale, la DDA ha riscontrato alcune difformità nelle deposizioni dei testimoni. Per questo motivo, aveva richiesto alla presidenza del collegio, affidata al giudice Gian Piero Scarlato, la trasmissione degli atti alla Procura di Avellino. L’attività successiva dei Carabinieri si è basata su accertamenti documentali: nel fascicolo sono confluiti verbali, riprese video e raffronti tra i contenuti delle testimonianze rese in udienza e i comportamenti osservati dagli investigatori.
In relazione ai fatti contestati, secondo la ricostruzione accusatoria alcuni testimoni avrebbero escluso contatti con imprenditori, mentre riprese video documenterebbero dialoghi avvenuti poco prima dell’esame in aula. Altre dichiarazioni, relative a prestiti di denaro definiti “per la patente”, sono state ritenute non compatibili con le tempistiche rilevate dagli investigatori. Ulteriori contraddizioni emergerebbero dal raffronto tra le dichiarazioni in aula e le attività investigative, riguardanti richieste degli inquirenti o rapporti con soggetti coinvolti in episodi di credito. In diversi casi, i testimoni avrebbero corretto le proprie versioni in corso di udienza.
Fra i rinviati a giudizio anche due imprenditori già oggetto di un’inchiesta per falsa testimonianza, collegata a una conversazione intercettata nel 2017 presso la sala d’attesa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino. In quella circostanza, un dipendente aveva riferito di aver subito pressioni a carattere estorsivo da uno dei titolari di un caseificio. I due imprenditori, ascoltati come testimoni in un’udienza svoltasi a Napoli nel 2022, avrebbero fornito dichiarazioni considerate non rispondenti ai fatti.In qualche caso avrebbero addirittura smentito le loro stesse dichiarazioni o le immagini delle telecamere di video sorveglianza che fornivano una ricostruzione differente. Ed ancora un ruolo fondamentale è stato ricoperto dalle intercettazioni captate dai militari di via Brigata, nell’ambito dell’indagine al “Nuovo Clan Partenio” conclusa il 14 ottobre del 2019 con l’operazione dell’Antimafia “Partenio 2.0”. Intercettazioni che li avrebbero smentiti, tanto da farli considerare testimoni mendaci e dunque il pubblico ministero Simona Rossi ha chiesto l’invio degli atti alla procura di Avellino.






