Livelli di benessere modesti rispetto al complesso delle province italiane. E’ quanto emerge dalla seconda edizione del report Best dell’Istat che delinea i profili di benessere equo e sostenibile della regione – e delle rispettive province – a partire dalla lettura integrata degli indicatori del Bes dei territori.
La Campania risulta svantaggiata anche rispetto alla media delle province del Mezzogiorno.
Tra le province risultano più svantaggiate Caserta, Napoli e Salerno con la maggiore concentrazione di indicatori nelle classi di benessere bassa e medio-bassa.
Tra queste la più penalizzata è Caserta, poiché, insieme a Salerno, si posiziona anche meno frequentemente su livelli di benessere relativo alto e medio-alto. La minor frequenza di posizionamenti nelle classi di benessere più basse si evidenzia nella provincia di Avellino, che insieme a Benevento registra la più alta quota di indicatori nelle classi di benessere alto e medio-alto.
Dal confronto tra gli 11 domini del Benessere, il quadro più critico per le province campane emerge nei domini Benessere Economico e Lavoro e conciliazione dei tempi di vita.
Particolarmente significativo è lo svantaggio nei redditi pensionistici: con il 14,4 per cento dei pensionati campani che ha percepito nel 2022 meno di 500 euro mensili (+5,2 punti percentuali rispetto alla media nazionale e +1,3 rispetto alla ripartizione).
La quota più alta di pensionati con reddito di basso importo si registra nella città metropolitana di Napoli (15,7 per cento).
Risultano critici anche i valori del tasso di occupazione delle persone tra i 20 e 64 anni, che nel 2023 in Campania si attesta al 48,4 per cento, ovvero 18,4 punti percentuali sotto alla media-Italia e del tasso di mancata partecipazione al lavoro, pari al 32,3 per cento, oltre il doppio di quello nazionale.
La città metropolitana di Napoli registra i valori peggiori in regione per l’occupazione (45,4 per cento) e la mancata partecipazione al lavoro (35,8 per cento). Al contrario, i migliori risultati si sono osservati nelle province di Avellino, con un tasso di occupazione del 56,6 per cento, e di Benevento, dove la mancata partecipazione al lavoro è al 21,4 per cento.
I domini relativi a Sicurezza e Ambiente rappresentano gli ambiti nei quali la regione e le rispettive province detengono i vantaggi più evidenti, con quote pari al 70,0 per cento e al 35,6 per cento di posizionamenti nelle classi alta e medio-alta.
Nel 2022, in Campania, sono state registrate 144,5 denunce di furto in abitazione ogni 100mila abitanti, un valore inferiore di 82,2 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Anche i borseggi sono stati meno frequenti, con 133,1 denunce ogni 100mila abitanti, 86,0 punti in meno rispetto al dato italiano. Tra i reati predatori solo le rapine, che hanno raggiunto 73,7 denunce ogni 100mila abitanti, presentano un valore superiore alla media nazionale. In tutte le province campane le denunce di reati predatori sono meno frequenti rispetto ai corrispettivi nazionali, ad eccezione della città metropolitana di Napoli dove le denunce di rapina sono oltre il doppio (116, 2 contro 43,5 della media Italia).
Nel dominio Ambiente, l’indicatore che segnala il maggiore vantaggio è la percentuale di superficie coperta da aree naturali protette nei comuni capoluogo di provincia, che nel 2022 ha raggiunto il 35,3 per cento del territorio regionale. Questo valore supera di 13,6 punti percentuali la media nazionale e di 10,1 punti quella del Mezzogiorno. In particolare, la provincia di Salerno spicca con una copertura del 55,6 per cento. Per quanto riguarda la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, la regione è in linea con la media nazionale (31,6 per cento nel 2022), ma resta indietro rispetto al Mezzogiorno, che registra un valore del 45,4 per cento, con una differenza di quasi 14 punti percentuali. Tra le province, Benevento si distingue con una produzione pari al 201,5 per cento del fabbisogno, posizionandosi al nono posto a livello nazionale.