E’ Fabrizio Pesiri del Comitato Civico Irpino a rilanciare sull’emergenza al Pronto Soccorso del Moscati di Avellino. “All’indomani delle chiare, esplicite e reiterate proteste degli infermieri prima e dei dirigenti medici poi, tutti noi abbiamo la necessità di capire i motivi dell’immobilismo, qualcuno dovrà spiegarci le vere e profonde ragioni dell’atteggiamento attendista”. Pesiri ricorda come “la Regione Campania ha adottato con 6 anni di ritardo (2019-2025) le linee guida nazionali sulla gestione del sovraffollamento nei Pronto Soccorso, mentre il Piano aziendale di sovraffollamento, rimane praticamente inattuato; c) la medicina territoriale di prevenzione all’accesso al PS è ad oggi praticamente inesistente. Al tempo stesso manca qualsiasi forma di controllo da parte degli Uffici regionali sulla qualità della organizzazione dei singoli PS e sul rispetto degli standards minimi previsti dai LEA e delle direttive di cui alla delibera regionale n. 37 del 5 febbraio 2025 (linee guida sul triage, sulla OBI e sui Piani di gestione del Sovraffollamento nei PS)”.
Sottolinea come “se i PS degli Ospedali territorialmente “competenti” funzionassero, il paziente resterebbe vicino casa, la selezione “territoriale” sarebbe naturale”. Di qui la necessità di “dichiarare lo STATO DI EMERGENZA, come in guerra, ed in tutti i P.S. regionali, ed adottare misure immediate di brevissimo periodo, per agevolare la dinamicità dei flussi sia in entrata che in uscita ed evitare che il PS divenga nella sostanza un REPARTO DI DEGENZA (salvo poi studiare misure “strutturali” di lungo periodo)”. Pesiri ribadisce l’importanza di “sperimentare una nuova modalità di gestione della emergenza, che offrirebbe sia agli operatori sanitari sia alla cittadinanza una percezione nuova e diversa, di un reparto finalmente “pensato” ed organizzato a misura di paziente, di una dirigenza capace di dominare e gestire i processi” e formula una serie di proposte “ a) i codici a bassa intensità per esempio andrebbero gestiti da un infermiere esperto (cd. see and treat), per agevolare il veloce flusso in uscita del paziente (ricordiamo che ci sono infermieri più bravi ed esperti dei medici), lasciando al PS in senso stretto solo i codici ad alta intensita; in caso di reale dubbio, stanze di attesa tipo OBI ma da gestire con velocità per arrivare alle dimissioni del paziente, con prescrizione medica; b) bisognerebbe incrementare il percorso del fast track in reparto specialistico, i reparti andrebbero “coinvolti” nella gestione della emergenza, evitando che il paziente, per certe patologie, stazioni in PS, la “presa in carico” da parte del reparto (es. cardiologia) dovrebbe essere praticamente istantanea; c) bisognerebbe istituire un percorso agevolato ed autonomo per i pazienti fragili, vera ed effettiva criticità dei PS (si pensi al cd. codice argento); d) per evitare che il paziente cronico (la cui patologia sia ben nota attraverso ad esempio il fascicolo elettronico, anch’esso rimasto sulla carta purtroppo) torni ripetutamente in PS in situazione di emergenza o in maniera inappropriata, bisognerebbe istituire, in collaborazione con la ASL, delle mini unità operative di emergenza con il compito di recarsi al domicilio del paziente, evitando inutili e pericolosi spostamenti fisici e coprendo anche in parte le mancanze della medicina di prossimità”.



